La provincia di Foggia deve dotarsi di una strategia straordinaria e permanente contro gli incendi boschivi. È l’appello lanciato da Legambiente alla luce dei dati contenuti nel rapporto “Italia in Fumo 2026”, che evidenzia come la crisi climatica stia modificando profondamente il fenomeno dei roghi, con una stagione degli incendi sempre più lunga e anticipata rispetto al passato.
Nei primi mesi del 2026, prima ancora dell’avvio ufficiale della campagna antincendio boschivo, in Italia sono stati registrati 469 incendi con oltre 9.500 ettari di territorio distrutti, un aumento superiore al 36% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Anche la Puglia rientra tra le regioni maggiormente interessate dal fenomeno, con 30 incendi e 367 ettari bruciati già prima del 15 giugno, un dato che conferma come il rischio non sia più limitato ai soli mesi estivi.
Per la Capitanata, territorio caratterizzato dalla presenza del Parco Nazionale del Gargano, del Bosco dell’Incoronata, dei Monti Dauni, di vaste aree agricole e numerose zone protette, la situazione rappresenta un campanello d’allarme che richiede interventi strutturali.
Nel corso del 2026 diversi incendi hanno interessato il territorio provinciale. A Manfredonia, in località Siponto, il 5 luglio un vasto rogo di sterpaglie e pineta ha coinvolto l’area vicina al Camping Lido Salpi, rendendo necessaria l’evacuazione di circa 100 turisti e valutando anche l’utilizzo di mezzi aerei per le operazioni di spegnimento.
A Foggia, in via San Severo, il 12 giugno un incendio è divampato all’interno del campo nomadi, provocando anche l’esplosione di alcune bombole di gas e una nube di fumo visibile in città. Sul posto sono intervenuti Vigili del Fuoco, Protezione Civile e Polizia Locale.
Segnalati inoltre diversi focolai nelle campagne di Cerignola, eventi nelle aree agricole attorno a San Severo, un incendio nella zona sud-est di Apricena e il vasto rogo del 19 giugno lungo la Statale 16 a Foggia, dove un capannone di una ditta di trasporti è stato completamente avvolto dalle fiamme.
Non sono mancati episodi anche sul Gargano, come l’incendio che ha coinvolto la pineta Marzini nel territorio di Vico del Gargano, dove sono intervenuti mezzi di soccorso terrestri e aerei per contenere il fronte del fuoco.
Secondo Legambiente, ogni incendio provoca conseguenze pesanti: distruzione del patrimonio boschivo e della biodiversità, perdita di suolo fertile, aumento del rischio idrogeologico, danni all’agricoltura, emissioni di CO₂ e ricadute negative sul turismo e sulle comunità locali.
A rendere il territorio sempre più fragile contribuiscono temperature elevate, periodi prolungati di siccità e abbandono delle aree interne. Per questo, secondo l’associazione ambientalista, è necessario superare una gestione basata soltanto sull’emergenza e puntare su una politica continua di prevenzione.
La proposta è quella di costruire una rete stabile tra istituzioni, Protezione Civile, Vigili del Fuoco, Carabinieri Forestali, Comuni, associazioni ambientaliste, organizzazioni agricole e cittadini, con particolare attenzione ai piccoli centri spesso privi di risorse adeguate per predisporre efficaci piani di prevenzione.
La tutela del territorio, sottolinea Legambiente, non può limitarsi agli interventi dopo lo scoppio degli incendi, ma deve passare attraverso cura del patrimonio forestale, contrasto all’abbandono delle aree rurali, educazione ambientale e rafforzamento della cultura della legalità.
Gli incendi boschivi, conclude l’associazione, non rappresentano più un fenomeno stagionale ma una conseguenza strutturale dei cambiamenti climatici in corso. Per la Capitanata, quindi, la priorità deve essere investire nella prevenzione e nella pianificazione del territorio per proteggere un patrimonio naturale di valore nazionale e garantirlo alle future generazioni.



