Una richiesta legittima, quella di liberare uno stallo riservato a una persona con disabilità, si sarebbe trasformata nel giro di pochi minuti in una violenta aggressione. È quanto denuncia Anna Combatti, madre di Liberato, un ragazzo di 17 anni affetto da una grave disabilità e costretto a vivere con il supporto di macchinari salvavita.
Secondo il racconto affidato dalla donna ai social e rilanciato dal deputato Francesco Emilio Borrelli, la lite sarebbe scoppiata davanti all’abitazione della famiglia dopo che un’auto non autorizzata aveva occupato il parcheggio riservato al ragazzo. Nel corso dello scontro, uno degli altri figli di Anna sarebbe stato colpito al volto con un casco e avrebbe riportato la frattura del setto nasale.
Lo stallo riservato occupato
Da dodici anni la famiglia dispone di un posto auto riservato e numerato davanti casa, assegnato a Liberato. Martedì 14 luglio, però, Anna avrebbe trovato lo stallo occupato da un veicolo privo di autorizzazione.
La donna racconta di aver chiesto alla conducente di spostare l’auto, spiegando che quel parcheggio era destinato esclusivamente a suo figlio. La risposta, secondo quanto riferito, sarebbe stata negativa.
«Mi ha detto che anche suo padre è disabile e che quindi potevano utilizzarlo loro», scrive Anna. «Le ho spiegato che, qualora ne avesse bisogno, avrebbe dovuto seguire la stessa procedura che avevo affrontato io dodici anni fa, senza appropriarsi del diritto riconosciuto a un’altra persona».
La madre sostiene inoltre di aver trovato la segnaletica dello stallo divelta e abbandonata a terra. La conducente avrebbe preteso di visionare i documenti sanitari del ragazzo e si sarebbe rifiutata di rimuovere l’auto, invitando la famiglia a chiamare la polizia municipale.
Le condizioni di Liberato
Liberato vive in una situazione di estrema fragilità fin dai primi mesi di vita. È tracheostomizzato, viene alimentato attraverso una sonda Peg e, dal 2021, dipende da macchinari per la ventilazione assistita.
Proprio la necessità di garantirgli spostamenti rapidi, assistenza continua e il rispetto di precisi orari sanitari avrebbe spinto la madre a insistere affinché il parcheggio venisse liberato.
La lite e l’aggressione
La situazione sarebbe precipitata quando Anna avrebbe annunciato l’intenzione di fotografare l’auto e di segnalare l’episodio al deputato Borrelli.
«Quando ho detto che avrei inviato le immagini per denunciare l’abuso, è iniziato l’inferno», racconta. Secondo la sua versione, quattro donne l’avrebbero raggiunta e aggredita davanti all’ingresso dell’abitazione, spingendosi fino all’interno del corridoio.
Uno dei figli della donna sarebbe intervenuto per separare le persone coinvolte e proteggere la madre. Poco dopo sarebbe arrivato anche un uomo, indicato da Anna come il fratello di una delle donne.
«È entrato nel portone con un casco in mano e ha cercato di colpirmi al volto», sostiene. «Mio figlio mi ha fatto da scudo ed è stato colpito al posto mio. L’impatto è stato così forte che la visiera del casco si è frantumata sul suo viso». Il giovane avrebbe riportato ferite al volto e una frattura del setto nasale. Dopo un primo accesso all’ospedale di Frattamaggiore, sarebbe stato trasferito a Pozzuoli per una consulenza otorinolaringoiatrica.
«Il corridoio era pieno di sangue e mio figlio aveva il volto completamente tumefatto», riferisce la madre. «È rimasto sotto osservazione per tutta la notte. Al momento non è necessario un intervento chirurgico, ma gli è stato applicato un tutore e dovrà sottoporsi ad altri controlli».
Anche Anna afferma di essere stata colpita durante la colluttazione. Saranno ora gli accertamenti delle forze dell’ordine a ricostruire l’esatta dinamica dell’accaduto e ad accertare eventuali responsabilità.
Dopo la pubblicazione del post, numerosi utenti hanno espresso solidarietà alla famiglia. Anna ha annunciato di non voler lasciare impunito quanto accaduto.
«Tutto questo è successo per l’arroganza di chi pretende di appropriarsi di ciò che appartiene agli altri, senza rispettare le regole», scrive. «Siamo stati aggrediti fin dentro casa, mentre nella stanza accanto c’era un ragazzo fragile collegato ai macchinari. Non resteremo in silenzio: questa brutalità deve essere punita».
Lo riporta leggo.it


