L’Italia dell’atletica non è più una sorpresa. A Birmingham gli azzurri hanno vinto per la seconda volta consecutiva il medagliere degli Europei, conquistando 22 podi: dieci ori, sei argenti e sei bronzi.
Una vittoria arrivata nell’ultima gara, con la 4×400 maschile capace di superare la Gran Bretagna per appena tre centesimi. L’Italia ha chiuso al comando anche nella classifica a punti, con 226, e ha eguagliato il record di 45 finalisti stabilito a Roma nel 2024. Numeri che descrivono la profondità del movimento ancora meglio delle medaglie.
Tra i tecnici della Nazionale c’è Antonio La Torre, nato a Manfredonia nel 1956, direttore tecnico FIDAL dal 2018 e storico allenatore della marcia italiana.
Direttore, da dove comincia il bilancio di Birmingham?
«Dal comportamento di tutta la squadra. La spedizione è stata complessivamente molto positiva, non soltanto per i risultati delle nostre punte. Aver vinto il medagliere all’ultima gara rappresenta simbolicamente la forza di questo gruppo: ha creduto fino all’ultimo metro. Con tre centesimi nella 4×400 maschile e un centimetro nel lungo femminile siamo tornati davanti alla Gran Bretagna. Abbiamo conquistato più ori e più medaglie di ogni altra nazione».
Roma 2024 sembrava un risultato difficilmente ripetibile.
«Il filo conduttore di Birmingham è proprio questo: siamo riusciti a rendere ripetibile ciò che sembrava irripetibile. A Roma avevamo vinto 24 medaglie, qui 22, ma il valore di questa spedizione è persino superiore. Due anni fa gareggiavamo in casa e alcuni fattori logistici giocavano a nostro favore. A Birmingham abbiamo mostrato la maturità raggiunta dalla squadra, la sua consistenza e la capacità del gruppo di aiutare ogni atleta a esprimersi al meglio».





Bellissima intervista