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FOGGIA RELAZIONE Sofia: «Picchiata in crociera, dopo 16 mesi aspetto ancora giustizia»

«Chiedono alle donne di denunciare. Io l’ho fatto: ora chi mi risponde?»

AUTORE:
Giuseppe de Filippo
PUBBLICATO IL:
17 Agosto 2026
Cronaca // Focus e Inchieste //

«Mi chiamo Sofia, ho 21 anni e vivo nel Foggiano. Dopo sedici mesi dalla denuncia sento di non avere ancora ricevuto una risposta». Comincia così il racconto consegnato a StatoQuotidiano da una giovane della provincia di Foggia, che chiede attenzione sul percorso giudiziario seguito alla fine della relazione con il suo ex fidanzato.

Sofia riferisce di aver conosciuto l’uomo nel 2024 e di avere successivamente iniziato a convivere con lui a Foggia, dove aveva anche accettato un impiego presso una struttura per l’infanzia riconducibile alla famiglia del compagno.

«All’inizio era entrato nella mia famiglia ed era stato accolto come un figlio. Con la convivenza, però, cominciai a vedere comportamenti che mi facevano stare male», racconta. La giovane descrive una relazione progressivamente segnata, secondo la sua testimonianza, da gelosia, svalutazione e controllo.

«Mi sentivo ripetere frasi come: “Ringrazia che sei qui”, “Questi soldi che prendi sono regalati”, “Senza di me non sei nessuno”. Piano piano avevo perso la mia identità. Non riuscivo più a riconoscere la ragazza piena di vita che ero stata».

Sofia afferma di essersi isolata anche dalla propria famiglia: «Avevo quasi smesso di parlare con i miei genitori. Mia madre aveva capito che qualcosa non andava, ma io cercavo di nascondere tutto e parlavo soltanto di stress».

Il momento più grave, stando alla denuncia presentata dalla giovane, sarebbe avvenuto in una notte nel febbraio 2025, durante una crociera nel Mediterraneo. Come risulta dal verbale di denuncia, Sofia dichiarò ai Carabinieri di essere stata colpita dall’allora compagno al termine di una discussione nata per gelosia.

«Ricordo gli schiaffi, le percosse e il sangue dal naso. Ero spaventata e cercavo soltanto di raggiungere la cabina», racconta oggi. Nel verbale, la giovane riferisce di essere stata colpita al volto, alla testa, alle braccia e alle gambe e di avere riportato diverse ecchimosi.

Si tratta di dichiarazioni della denunciante, sulle quali non viene formulato in questa sede alcun giudizio di responsabilità. L’uomo indicato nella denuncia deve essere considerato non colpevole fino a un eventuale accertamento definitivo dell’autorità giudiziaria.

Dopo lo sbarco a Bari, Sofia fece ritorno nel Foggiano. In un primo momento, racconta, non volle andare in ospedale: «Pensavo ancora a proteggere lui e avevo paura di metterlo nei guai. Solo quando i dolori aumentarono trovai il coraggio di farmi visitare».

La giovane riferisce di essersi quindi recata al Policlinico Riuniti di Foggia e di avere successivamente formalizzato la denuncia presso una stazione dei Carabinieri. La copia del verbale visionata reca la data del 5 marzo 2025 e riguarda l’ipotesi di lesioni personali.

Da quel momento, sostiene Sofia, sarebbe cominciata una seconda fase difficile: quella dell’attesa. «Avevo denunciato perché ci viene detto di chiedere aiuto e di non rimanere in silenzio. Con il passare dei mesi, però, mi sono sentita sempre più sola».

Secondo quanto riferito dalla giovane, alla fine di giugno 2026 le sarebbe stata notificata una seconda richiesta di archiviazione per difetto di giurisdizione, collegata al luogo nel quale sarebbero avvenuti i fatti (su una nave da crociera, dunque in cd “zona franca”). Tale circostanza e lo stato attuale del procedimento dovranno essere verificati attraverso l’esame integrale degli atti giudiziari. “Praticamente devo recarmi a Panama per chiedere giustizia, come dice la sentenza, naturalmente a spese mie”, dice la giovane.

La richiesta di archiviazione richiamata da Sofia non viene qui interpretata come una pronuncia sulla veridicità del suo racconto né come un accertamento di responsabilità a carico dell’ex compagno.

«La mia domanda resta la stessa: a chi devo rivolgermi per ottenere una risposta? Non cerco vendetta. Chiedo soltanto che ciò che ho denunciato venga esaminato e che qualcuno mi spieghi quale strada posso ancora seguire».

Oggi Sofia dice di essere sostenuta soprattutto dai genitori: «Se sto provando a ricostruirmi è grazie alla mia famiglia. Racconto ciò che mi è successo perché non voglio più sentirmi invisibile e perché nessun’altra ragazza pensi di dover sopportare o restare in silenzio».

La redazione resta disponibile a ricevere precisazioni dalle autorità competenti e la versione, nel rispetto del contraddittorio, della riservatezza e della presunzione di non colpevolezza.

© StatoQuotidiano - Riproduzione riservata

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