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AMIANTO TARANTO Ex dipendente dell’Arsenale di Taranto morto per amianto, definitiva la condanna del Ministero

Il Tribunale di Lecce ha condannato il Ministero della Difesa al risarcimento di quasi 700mila euro in favore dei tre figli di un uomo di Monteiasi

AUTORE:
Redazione
PUBBLICATO IL:
17 Settembre 2026
Cronaca // Primo piano //

È diventata definitiva la sentenza con cui, nel maggio scorso, il Tribunale di Lecce ha condannato il Ministero della Difesa al risarcimento di quasi 700mila euro in favore dei tre figli di un uomo di Monteiasi, nel Tarantino, morto nel 2019 a causa di un mesotelioma pleurico provocato dall’esposizione all’amianto.

A rendere nota la vicenda è l’Osservatorio Nazionale Amianto. L’uomo aveva trascorso oltre quarant’anni della propria vita lavorativa come dipendente civile della Marina Militare presso l’Arsenale di Taranto, dove era entrato giovanissimo.

Nel 1959 aveva iniziato il proprio percorso alla Scuola Allievi Operai, per poi essere assunto come dipendente civile della Marina Militare. Nel corso della sua lunga carriera aveva svolto inizialmente il lavoro di tipografo, passando successivamente a quello di impiegato amministrativo.

La sua attività lavorativa si era protratta fino al marzo 2006, per un totale di oltre 44 anni, con la sola interruzione dei 18 mesi dedicati al servizio militare di leva, durante i quali aveva prestato servizio come meccanico attrezzista presso l’Arsenale di La Spezia.

Nel 2018 gli era stato diagnosticato un mesotelioma pleurico. Le sue condizioni di salute erano progressivamente peggiorate fino alla morte, avvenuta a Monteiasi il 15 maggio 2019, all’età di 74 anni.

A stabilire il legame tra la malattia e l’attività lavorativa è stata anche la consulenza tecnica d’ufficio, che ha individuato nel mesotelioma la causa preponderante del decesso e ha riconosciuto il rapporto causale con l’esposizione all’amianto.

La sentenza sottolinea inoltre come sia emerso il contatto del lavoratore con sostanze nocive, «nonostante fosse fatto notorio la pericolosità dell’esposizione a sostanze altamente tossiche quali l’amianto».

Sul caso è intervenuto Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, che ha evidenziato il tema della conoscenza dei rischi legati all’amianto.

«C’è un dato che le sentenze stanno facendo emergere con sempre maggiore chiarezza: la pericolosità dell’amianto era già conosciuta e questi lavoratori avevano diritto a essere protetti. Non possiamo continuare a considerare quanto accaduto come il risultato di un rischio imprevedibile».

Bonanni ha quindi ricordato le conseguenze subite da chi ha lavorato per anni al servizio dello Stato in presenza di sostanze pericolose: «Parliamo di uomini che hanno trascorso una parte importante della propria vita al servizio dello Stato e che, a distanza di anni, ne hanno pagato le conseguenze con la malattia e, troppo spesso, con la vita».

Con la definitività della sentenza, si chiude il procedimento sul piano giudiziario e viene riconosciuto ai tre figli del lavoratore il risarcimento complessivo di quasi 700mila euro per la morte dell’ex dipendente dell’Arsenale di Taranto.

Lo riporta ansa.it.

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