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Manfredonia, don Raffaele Bruno: ‘possiamo sconfiggere la mala’

AUTORE:
Agostino del Vecchio
PUBBLICATO IL:
17 Novembre 2009
Manfredonia //

donraffaelebrunoManfredonia – “PER una efficace lotta alla criminalità organizzata, fondamentali sono i comportamenti dei cittadini, la corresponsabilità di tutti: la lotta alla mafia è essenzialmente una questione culturale”. Così don Raffaele Bruno, coordinatore regionale di Libera, il movimento contro le mafie che fa capo a don Luigi Ciotti, agli operatori del Terzo settore e delle associazioni di volontariato incontrati nella sala consiliare del Municipio di Manfredonia per parlare delle opportunità di sviluppo sociale ed economico che l’uso dei beni confiscati può attivare. “Un modo concreto – ha osservato Paolo Cascavilla, assessore alle politiche sociali del Comune di Manfredonia che ha patrocinato l’incontro – per offrire un contributo operativo per contrastare le attività esecrabili della criminalità organizzata”.
Don Raffaele sciorina una serie di dati raccolti dal Censis per rappresentare  il peso nel Mezzogiorno del crimine organizzato.  “Un gruppo criminale – afferma l’esponente di Libera – non è importante per quello che è ma per la sua presenza sul territorio. Oltre ai soldi quel che conta è la manifestazione di potere. In Puglia – puntualizza – sono 97 i comuni in cui sono praticate le estorsioni, ma solo nel 38 per cento è visibile il crimine organizzato. La popolazione di questi comuni rappresentano il 60 per cento della popolazione pugliese. E’ inammissibile. La mafia opera – spiega ancora don Raffaele – dove ci sono i soldi, dove circolano ingenti capitali, dove si fanno affari. I poveri vengono solo utilizzati. Vittime privilegiate – evidenzia – sono le imprese: dal 2003 al 2006 la media degli imprenditori presi di mira è salita dal 14 al 33 per cento ma nessuno ha ammesso di essere sotto tiro. I casi di usura sempre nel periodo 2003-2006 sono saliti dal 12 al 39 per cento. Ma il 51 per cento degli imprenditori dice che la criminalità non intralcia l’attività. Per contro la Corte dei Conti denuncia una corruzione senza freni”. Un muro di omertà che tuttavia – fa presente don Raffaele – va gradualmente incrinando, talvolta anche frantumando. “C’è una crescente consapevolezza negli imprenditori – rileva – della necessità di reagire, di affidarsi al’intervento delle forse del’ordine”. Cita ad esempio l’iniziative degli imprenditori della Sicilia di espellere dalla loro organizzazione chi è sotto ricatto della mafia. “Una efficace forma di lotta – indica don Raffaele – è quella della confisca dei beni fraudolentemente acquisiti dalla criminalità organizzata e la loro conversione ad usi sociali e dunque costituire opportunità di sviluppo con notevoli ritorni occupazionali. Una pratica alquanto attiva in Puglia ove sono operanti undici aziende. Tra queste la operativa di Cerignola Libera terra”. Un esempio di ritorno alla legalità. “E’ necessario ristabilire con forza e determinazione l’affermazione del diritto della persona, attraverso una capillare educazione ed esercizio diffuso della legalità a cominciare dalle scuole”.

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