CON L’INTESA DI MARZO: SOSPENSIONE DAL 15 MARZO PER 12 MESI (2011) DELL’ATTIVITA’ LAVORATIVA A ZERO ORE: IL FUTURO ? MOBILITA’ CAUSA FALLIMENTO SRL – L’intesa dello scorso marzo 2010, con la quale si chiuse la procedura di licenziamento collettivo aperta dall’azienda nel febbraio 2010, stabilì la sospensione dal 15 marzo per 12 mesi dell’attività lavorativa a zero ore, riguardando un numero massimo di 605 dipendenti, occupati in tutta l’Italia. Al tempo, (fonte: www.filcam.cgil) l’azienda si era inoltre impegnata ad “agevolare in ogni modo l’eventuale ricollocazione dei lavoratori presso nuovi soggetti affidatari dei servizi attualmente gestiti per conto dei comuni o di altri enti locali” (es. Aipa) e, riconoscendo la “sussistenza del debito consistente nelle mensilità ad oggi non corrisposte, a compiere ogni possibile sforzo volto a limitare la situazione debitoria nei confronti dei lavoratori “. Lo stesso accordo impegnò le parti ad incontrarsi entro il mese di settembre 2010 (come avvenuto) per “valutare l’andamento della situazione aziendale e di effettuare una verifica rispetto all’intervento di cassa integrazione”.
DOPO LA BOLLA QUALE IL FUTURO PER I LAVORATORI – GLI INCONTRI CON I CONSIGLIERI REGIONALI, LE AZIONI DELLA TASK FORCE OCCUPAZIONALE DI BARI – Ma quale la sorte ora per i lavoratori dell’ex Tributi Italia, quale la sorte per i lavoratori dopo la bolla dello scorso dicembre 2009, una bolla che avrebbe accertamento un mancato introito complessivo per i comuni pari a 80-90 milioni di euro ( Tributi radiata ), quale la sorte per i lavoratori dopo il commissariamento con successiva nomina del Ministero del Tesoro ( Tributi commissariata), dopo le indagini della Guardia di Finanza ( Tributi indagata) ?
DALLO SCORSO 18 GIUGNO L’AMMINISTRAZIONE (STRAORDINARIA) VOGLINO – Quale futuro per i lavoratori di Tributi Italia dopo l’amministrazione straordinaria con la nomina del commissario Luca Voglino (lo scorso 18 giugno 2010 il Ministero dello Sviluppo Economico aveva ammesso la Tributi Italia spa alla procedura di amministrazione straordinaria, nominando il dottor Luca Voglino quale commissario straordinario per la “gestione dell’impresa e l’amministrazione dei beni della società”. In seguito la decisione del Tribunale fallimentare di Roma era stata preceduta dall’audizione all’udienza camerale del 21 luglio 2010 dei difensori della Tributi, del legale rappresentante avvocato Patrizia Saggese e delle società San Giorgio srl in liquidazione (passata denominazione) e Ipe srl in liquidazione, con esame della documentazione depositata dalla Tributi e delle due srl in liquidazione. Il decreto ministeriale del 18 giugno 2010 (procedura di amministrazione controllata, con commissario Voglino) era stato formalmente comunicato al Tribunale di Roma il 2 luglio 2010; dunque, rilevarono i magistrati, la comunicazione conteneva in sé una “implicita sollecitazione all’accertamento dello stato di insolvenza”.
L’ATTESA DEI LAVORATORI – A META’ SETTEMBRE INCONTRO DEI LAVORATORI CON IL COMMISSARIO VOGLINO – DOPO L’ADUNANZA DEL PASSIVO LA DECISIONE DEL CONSIGLIO DI STATO SULLA CANCELLAZIONE DALL’ALBO DEI RISCOSSORI – A settembre i rappresentanti della Tributi Italia erano stati convocati nella sede in via Vittorio Veneto a Roma della Tributi, ricevuti dal commissario straordinario Voglino (dopo che la Tributi Italia era stata ammessa – come detta – alla procedura di amministrazione straordinaria prevista dalla legge Marzano, estesa dall’ultimo decreto legge incentivi anche alle societa’ di riscossione degli enti locali. Lo scorso 18 maggio la Spa Tributi Italia aveva chiesto l’ammissione – come detto – all’amministrazione straordinaria, dopo che a carico della stessa società era stata già predisposta la cancellazione dall’albo dei riscossori italiani, in seguito sospensione, con ricorso al Tar del Lazio. Nel prossimo novembre il Consiglio di Stato dovrebbe pronunciarsi sulla possibilità di riamissione nell’albo dei concessionari italiani, forse in attesa dell’operato del nuovo commissario straordinario – vedi link precedenti).
RICORSO ALLA LEGGE MARZANO: LE MOTIVAZIONI AL TEMPO DELLA SAGGESE– “Alla base del nuovo processo che si andrà ad attivare” a seguito del commissariamento, sarebbe susseguito – secondo Saggese, come detto in una nota – “un patrimonio di informazioni ed una completa e complessa strutturazione di un processo validato, che metterà nelle condizioni chiunque sarà alla sua guida dell’azienda di poter lavorare serenamente con dei punti di riferimento saldi che lo condurranno ad un sicuro successo“. Ma così non è stato.
LAVORATORI SENZA STIPENDIO DAL 14 LUGLIO, MENNEA-GRASSI: “L’INPS HA BLOCCATO I PAGAMENTI CAUSA LA MANCATA FIRMA DEL MINISTERO DELLO SVILUPPO ECONOMICO” – Complessivamente sarebbero 500 oggi i lavoratori dell’ex Tributi (dai 609 di marzo) circa 500 di cui un centinaio pugliesi, in cassa integrazione da marzo ma “senza stipendio da luglio”, come evidenziarono in una nota congiunta Ruggiero Mennea e Gero Grassi, rispettivamente consigliere regionale e parlamentare del Partito Democratico. “Gli ex lavoratori della Tributi – sottolinearono Mennea e Grassi – sono senza stipendio da luglio dopo che l’Inps ha bloccato i pagamenti a causa della mancata firma del decreto di proroga del provvedimento da parte del Ministero dello Sviluppo economico”. Un ministero che rimase “senza una guida dallo scorso 4 maggio – dissero Grassi e Mennea – dopo le dimissioni di Claudio Scajola (poi Romani, ndR)”.
LO SCORSO 28 OTTOBRE TASK-FORCE A BARI SOLLECITATO DAL GRUPPO SEL – Su iniziativa della Task Force per l’occupazione della Regione, sollecitata dal Gruppo Sel, si era svolto lo scorso 28 ottobre un incontro sulla vicenda della società di riscossione Tributi Italia, oggi in amministrazione straordinaria alla presenza dei dipendenti, dei Sindacati e del Vice Amministratore Avvocato De Nittis, come riferito in una nota dal presidente del Gruppo consiliare Sel, Michele Losappio. La Regione, “dato il ritardo del Ministero alla firma della documentazione favorevole predisposta dall’Amministrazione Straordinaria”, assunse l’impegno di “un formale sollecito al Ministro Sacconi”. “Le speranze dei lavoratori – disse a fine ottobre Losappio – risiedono però in una ripresa dell’attività della riscossione dei tributi che in Puglia coinvolge 36 Comuni, 12 dei quali hanno già lasciato la Tributi Italia per operare in proprio o con altre imprese”. La Regione aveva concordato con i rappresentanti dell’ANCI “la necessità di suggerire ai Comuni e di sostenere in questo caso l’applicazione della clausola sociale che consente al personale dotato di esperienza e professionalità di proseguire il proprio lavoro in altri raggruppamenti”.
“L’Amministrazione Straordinaria disposta dal Ministero dello Sviluppo Economico con decreto del 18 giugno consente oggi a Tributi Italia di presentarsi come società pubblica che intende proseguire la propria attività sul mercato – disse Losappio – Ci sono dunque le condizioni per non chiudere i rapporti e in alcuni casi, come nel Comune di Fasano, l’attività sta proseguendo pur con alcune difficoltà. Su questa direzione andranno affrontati i problemi connessi ai due centri servizi di Margherita di Savoia e di Bari che operavano per tutto il Paese.L’incontro si è concluso con l’impegno di un prossimo appuntamento tecnico alla presenza degli Amministratori per uno screening tecnico della situazione”, disse Losappio nella nota. Anche il consigliere regionale de La Puglia per Vendola, Francesco Laddomada, in una lettera inviata al neo Ministro per lo Sviluppo Economico, Paolo Romani, invitò il ministro alla firma dei decreti di proroga per i lavoratori in cassa integrazione.
IL LAVORATORE SIMBOLO DEL CRACK TRIBUTI MICHELE PANELLA INCONTRA IL COMMISSARIO VOGLINO A ROMA – “Lo scorso 7 settembre il 48enne di Rodi Garganico Michele Panella ex Tributi-San Giorgio e Del Monte era stato ricevuto a Roma per un incontro con il commissario Voglino, il quale non aveva potuto che confermare al lavoratore “l’impossibilità della riassunzione nell’azienda che attualmente gestisce a Rodi Garganico il servizio di riscossione dei tributi per conto del Comune”. Si ricorda che Michele Panella rappresentava l’unico dipendente della Tributi Italia di Rodi Garganico sostituito nel suo lavoro a seguito del cambio nella società (Aipa Spa) che gestisce il servizio di riscossione nel piccolo centro garganico. Panella chiede da oramai 232 giorni al Comune di poter riottenere il suo posto di lavoro perso per la mancata tutela del posto di lavoro anche in seno alla nuova società. Per Panella il Comune non avrebbe tutelato il lavoratore nel “nuovo bando di gara per l’affidamento del servizio tributi dopo 20 anni di servizio”.
PANELLA AL SUO 232 GIORNO DI PROTESTA – Panella ha raggiunto il suo 232^ giorno di protesta pacifica “sempre in piedi e con il cartello al collo dalle ore 8 e 30 alle 14 davanti al Comune di Rodi Garganico”, dopo che lo scorso 31 agosto la P.A. (sindaco di centro-sinistra Carmine D’Anelli, che dovrebbe restare a capo dell’amministrazione rodiana fino al marzo 2012) avrebbe provveduto a rinnovare il contratto a tempo determinato al concittadino di Panella che avrebbe sostituito lo stesso in seno alla Aipa Spa, nuova concessionaria a Rodi per la riscossione dei tributi. “Hanno calpestato la mia dignità, non mi ha tutelato nel bando per la collocazione nella nuova concessionaria. Era l’unico lavoro che sapevo fare e ora cosa mi rimane, con un bambino di 11 anni da mantenere. Il sindaco di Rodi Garganico ha offerto un posto da parcheggiatore al lavoratore nel centro di San Giovanni Rotondo. Un posto che il lavoratore – che alla vecchia azienda costava qualcosa come 30mila euro annui – ha rifiutato. “Ma come devo vivere in futuro ? In tutti questi mesi di protesta – dice Panella – ho sempre cercato il dialogo con il mio sindaco, cercando di fargli comprendere che sono in Cig in deroga dallo scorso 15 marzo 2010 (“la mia ultima busta paga era di 1200 euro con 13ma e 14 ma, ora con la Cig ricevo 770 euro al mese sino al 15 marzo 2011″), preannunciandogli la scadenza della stessa procedura dell’ammortizzatore sociale il prossimo 15 marzo 2011”. Una procedura concessa agli ex dipendenti della Tributi Italia concessa per “essere favoriti nel reimpiego nelle nuova aziende destinate ad operare all’interno dei comuni” sempre per l’attività della precedente società di riscossione dei tributi.
L’INDAGINE DELLA GUARDIA DI FINANZA DI FOGGIA, IL LAVORATORE: “FORNIRO’ LA MIA VERSIONE, LUCE SULL’AIPA” – A fine settembre il lavoratore sarebbe stato ascoltato dai militari del Comando provinciale della Guardia di Finanza di Foggia relativamente ad un accusa dello stesso Panella per il quale nella nuova concessionaria Aipa sarebbe occupato un funzionario coinvolto nell’indagine Tax Collector della GdF di Foggia. L’’indagine portata avanti da mesi, dagli stessi militari della finanza foggiana, era relativa alle mancate erogazione, della Tributi Italia, ai comuni della Capitanata (ma dubbi permangono, in merito alla ‘forbice’ reale che esisterebbe tra debiti e crediti formalmente esistenti e a favore delle Pa – “Perchè – scrisse in una nota il consigliere foggiano Franco Landella – il sindaco di Foggia, Gianni Mongelli incassò la polizia fidejussoria a garanzia della Società, pari a 180mila euro, senza revocare la concessione del servizio ? Neanche le indagini della Guardia di Finanza sulla medesima gestione dei servizi da parte della Gestor a Brindisi e a Bologna – disse in un comunicato Landella – allertarono al tempo la Giunta di centro-sinistra”) con gli ultimi 4 responsabili legali pro tempore della società denunciati all’autorità giudiziaria competnte. L’inchiesta portò al sequestro preventivo come detto di numerosi conti correnti e danaro per 850mila euro e denuncia all’autorità competente dei 4 responsabili legali pro-tempore della società Tributi Italia, accusati di peculao.
In particolare, i finanzieri foggiani accertarono che la società in questione, per alcuni anni, aveva incamerato le somme versate dai cittadini per tributi locali vari, ritardando di molto – fino ad omettere del tutto – il riversamento del denaro nelle casse dell’ente pubblico (il Comune di Foggia) con la quale era convenzionata, provocando un danno complessivo di oltre 2,5 milioni di euro. Il decreto di sequestro preventivo, su richiesta della Procura della Repubblica di Foggia, era stato emesso dall’ufficio Gip del tribunale di Foggia.
Tributi Italia, Panella sogna l’Andreani, i comuni “i crediti non riscossi”
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