Federico Marchetti racconta senza filtri i momenti più difficili della sua vita e della sua carriera. L’ex portiere, oggi felice e sereno, rivela come la fede lo abbia sostenuto nei periodi bui, tra depressione e paure che gli impedivano persino di tuffarsi tra i pali. “Avevo smarrito me stesso, non riuscivo nemmeno più a tuffarmi”, confessa.
Marchetti ricorda anche episodi che lo hanno segnato profondamente: a vent’anni sopravvive a un incidente stradale che avrebbe potuto essere fatale, un evento che definisce “intervento divino”. Dieci anni dopo, la battaglia più personale: la depressione. A Cagliari, il portiere subisce mobbing camuffato dalla società: allenamenti senza convocazioni e accuse ingiustificate, mentre avrebbe avuto bisogno di supporto.
Non mancano i ricordi delle trattative mai concretizzate con grandi club, tra cui Milan e Roma, e il legame con la Nazionale italiana. “Mi sarebbe piaciuto giocare in una big”, ammette, ma sottolinea di non rimpiangere il percorso fatto.
Il periodo alla Lazio è segnato da vittorie memorabili, come la finale di Coppa Italia del 2013, ma anche da difficoltà: perde il posto e affronta voci e critiche ingiuste. “Roma è casa mia. Quelle lacrime furono un gesto doveroso”, ricorda Marchetti, riferendosi al suo ritorno all’Olimpico con un’altra maglia.
L’esperienza al Genoa, invece, resta amara: secondo Marchetti, la gestione fu disastrosa, soprattutto con l’allenatore Blessin, definito “il peggior tecnico mai visto”, responsabile di continui insulti e umiliazioni verso i giocatori italiani.
Nonostante tutto, Marchetti ha avuto una carriera di rilievo: convocazioni stabili in Nazionale, partecipazione a Mondiale, Confederations Cup e Europeo. “Fossi stato portiere del Milan, sarebbe stata un’altra storia”, ammette, ma sottolinea con orgoglio di aver superato le difficoltà, vincendo le proprie battaglie personali e professionali.
Lo riporta gazzetta.it.



