Manfredonia
Ricorso a seguito di assoluzione

Detenzione pistola, donna di Manfredonia ricorre per “ingiusta detenzione”: no Cassazione

Accusata di "avere illecitamente detenuto e portato in luogo pubblico, in concorso con altre persone, una pistola con matricola abrasa, che sarebbe stata utilizzata dagli altri coindagati per commettere un assalto ai danni di un furgone portavalori"


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Manfredonia, 18 gennaio 2018. ”(..) il giudice a quo ha posto in rilievo che la (..), avvalendosi della facoltà di non rispondere, ha rinunciato alla possibilità di dare una spiegazione alternativa in merito alla “cosa” che doveva essere prelevata dall’abitazione del (…) e portata a casa sua e quindi non ha in alcun modo contribuito a elidere il quadro indiziario a suo carico. Tale comportamento – precisa il giudice a quo – non può non considerarsi gravemente colposo, in quanto ha portato gli inquirenti a ritenere che la (..) fosse pienamente consapevole dell’attività illecita del (…): motivazione senz’altro esente da vizi logico-giuridici”.

Con recente sentenza, la Corte di Cassazione di Roma ha respinto il ricorso di una 42enne di Manfredonia contro un’ordinanza del marzo 2017 della Corte Appello di Bari, con la quale è stata ”rigettata l’istanza di riparazione per ingiusta detenzione, da lei formulata a seguito di assoluzione, perché il fatto non sussiste, dall’accusa di avere illecitamente detenuto e portato in luogo pubblico, in concorso con altre persone, una pistola con matricola abrasa, che sarebbe stata utilizzata dagli altri coindagati per commettere un assalto ai danni di un furgone portavalori”.

Come da atti, ”La Corte d’appello ha, in particolare, evidenziato che a fondamento dell’impianto accusatorio si ponevano, in via primaria, gli esiti delle intercettazioni ambientali, che avevano consentito la captazione di conversazioni in cui (…) faceva uso di una terminologia ermetica, che lasciava intendere come egli stesse parlando con la moglie di un oggetto di natura illecita da andare a prelevare dalla sua abitazione e che poi la moglie, (…), unitamente alla figlia, (..), e (alla ricorrente in oggetto,NDR), avrebbe dovuto andare a nascondere presso l’abitazione di quest’ultima. Ed effettivamente la (..) venne vista salire sulla sua abitazione per poi ridiscendere e recarsi, in auto, nei pressi dell’abitazione della (ricorrente in oggetto,ndr). Quest’ultima, che era in auto con la (…), venne poi vista salire a casa sua e ridiscendere pochi minuti dopo. Il che portò gli inquirenti a ritenere che effettivamente “la cosa” di cui parlava il (..) fosse una pistola che doveva essere nascosta presso l’abitazione del fratello e della di lui moglie, (ricorrente in oggetto,ndr), fino al giorno dopo, quando lo stesso (..) doveva andare a prelevarla. Di qui la conclusione, senz’altro esente da vizi logico- giuridici, inerente all’esistenza di colpa grave, ostativa all’indennizzo, ex art. 314 cod. proc. pen. Si tratta, come si vede, di un itinerario argomentativo che differenzia nettamente la posizione della (ricorrente in oggetto) da quella di (..), mostrando tutta l’alterità e il diverso spessore del ruolo ricoperto dalla ricorrente, a casa della quale l’oggetto venne portato, rispetto a quello della (altra indagata,ndr).

Redazione StatoQuotidiano.it

Detenzione pistola, donna di Manfredonia ricorre per “ingiusta detenzione”: no Cassazione ultima modifica: 2018-01-18T20:04:05+00:00 da Redazione



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