Edizione n° 5310
/ Edizione n° 5310

Foggia

Manfredonia

Cronaca

Politica

Sport

Eventi

San Severo

Cerignola

Assoluzioni processo Enichem, D’Angelo: “subordine al profitto”. Renato: “beffa”

AUTORE:
Redazione
PUBBLICATO IL:
18 Marzo 2011
Manfredonia //

Torri area ex Enichem (image by G.de Filippo)
Torri area ex Enichem (fonte image by Stato)
Manfredonia – DISASTRO petrolchimico: conferma in appello per l’assoluzione ai 10 dirigenti Enichem e ai 2 “esperti” di Medicina del Lavoro. “A Manfredonia gli operai sono morti non per tumori da arsenico ma per caso. L’operaio Nicola Lovecchio deceduto per tumore aveva e ha ragione – dice ancora il dottor Tonino d’Angelo, Presidente nazionale di Medicina Democratica – in questo pezzo di Italia il prioritario diritto alla salute è stato subordinato al profitto.” “La verità di Nicola è la verità e la giustizia che vogliamo continuare ad affermare”, continua D’Angelo.

“Lo dicevamo nel 2007 sulla sentenza di assoluzione di primo grado , lo diciamo oggi sulla sentenza di assoluzione in appello – dice D’Angelo – che è scandaloso affermare di fatto che i morti da Arsenico del petrolchimico di Manfredonia “ non sussistono”. “Forse che gli abitanti e i lavoratori dell’Enichem di Manfredonia, esposti alla massiva esposizione ad arsenico nel 1976 in un disastro industriale prevedibile e prevenibile, sono stati colpiti all’epoca da allucinazioni, vivendo un film e non la dura, cruda realtà del dispiegarsi della conseguenze della ricerca di profitto sulla pelle dei lavoratori e della popolazione ?”.

Nicola Lovecchio, morto per adenocarcinoma polmonare (vedi in seguito elenco 17 deceduti), che prima di morire con la sua indagine e denuncia insieme a Medicina Democratica “aprì di fatto” il processo alla Enichem di Manfredonia, affermava – scrive nella nota D’Angelo – ”Questa vicenda mi ha dato la forza di reagire a tutto quello che ho subito in fabbrica. Il senso della mia vita è quello di continuare a lottare: voglio vivere, non voglio andarmene così. Non posso stare seduto, aspettare .. che questa malattia mi consuma del tutto e senza aver fatto nulla per riacquistare la mia dignità di uomo. Dirò ai miei tre figli: vedete nella mia sfortuna lotto perché ho un debito nei vostri e nei miei confronti. Se sentite di stare nel giusto andate avanti senza alcun timore… Il male un po’ mi ha cambiato,nel senso che mi ha aperto; ora non ho più niente da perdere.Parecchi compagni di lavoro si sono fatti vivi e c’è un movimento che si sta diffondendo: chi è sopravvissuto, si sente leso nella dignità della propria persona perché l’azienda ci ha maltrattati nel vero senso della parola. C’è grande solidarietà e consapevolezza che il prioritario diritto alla salute non deve essere mai subordinato al profitto

“L’assoluzione in appello non fermerà la ricerca di verità e fa ancor più campeggiare la nobile figura dell’operaio Lovecchio sulla miseria di chi ha sacrificato vite umane e territori sull’altare del profitto”, dice D’Angelo. “Ancora una volta viene lacerato, colpito alle fondamenta il diritto, volendo quasi cancellare dalla memoria le devastazioni, i morti, i malati, i danni ambientali permanenti in un territorio tra i più belli di Italia, ora condannato ancora una volta a piangere non solo i suoi morti ma a assistere al funerale della Giustizia”.

“Non deve restare nel nulla il lavoro certosino,tecnicamente e umanamente di alto spessore, svolto dal sostituto procuratore Lidia Giorgio della Procura della Repubblica di Foggia, dai consulenti suoi e delle parti civili, da Medicina Democratica, così come dalla Confederazione Unitaria di Base – (C.U.B.), rappresentate e difese dall’Avv. Giuseppe Mattina del Foro di Roma, dell’avvocato Umberto Liguori, a sostegno dei Famigliari delle vittime operaie, che consegna in ogni caso alla storia i particolari di una vicenda industriale tra le più tragiche del nostro paese che Medicina Democratica continuerà a far conoscere”.

Questa sentenza di assoluzione in Appello “ci fa dire con Giulio Di Luzio (nel libro “ I Fantasmi dell’Enichem”) che la vicenda Enichem :” è’ la storia di un territorio scippato delle sue vocazioni naturali, colonizzato dalla chimica di Stato e poi abbandonato”. In verità non è stato abbandonato. Forse se fosse stato abbandonato (dai poteri “forti”) gli uomini e le donne di Manfredonia avrebbero avuto la capacità e il tempo per riappopriarsene; invece è diventato territorio di “scorribande”, oggetto,come su un cadavere, di “autopsie”, ”prelievi” ulteriori per nuove sperimentazioni politiche ed economiche, cosa che Nicola voleva che non accadesse più, come con il contratto d’Area … facendo cadere una pioggia di miliardi di vecchie lire (oltre 1500)… vere e proprie nuove regalie e ciò nel corso degli anni novanta-inizio 2000 e a seguire, ad imprenditori speculatori, cui vengono dati contributi statali (leggasi soldi dei cittadini) per circa 2/3 dei fondi previsti per la realizzazione di nuovi impianti e nuove produzioni di morte…,alcuni abbandonati dopo aver preso soldi, tutto sulla pelle dei cittadini”.

“Questa sentenza ci dice ancora una volta che occorre che dal territorio di Manfredonia, e non solo, parta un grande movimento di cittadine e cittadini impegnati a restituire memoria e giustizia a Nicola, alle altre vittime e ai disoccupati, ai lavoratori, ai giovani di Manfredonia. Saremo sempre con te Nicola e con le tante vittime dell’Enichem, per amore della giustizia,perché come dicevi tu,caro Nicola, ”il prioritario diritto alla salute non deve essere mai subordinato al profitto”, termina il dr. Tonino d’Angelo, Presidente nazionale di Medicina Democratica.

ENZO RENATO, CIRCOLO LEGAMBIENTE DI MANFREDONIA: “PAGINA TRAGICA PER IL POPOLO GARGANICO” – Sentenza a dir poco scandalosa, dopo anni di processi e deposizioni raccapriccianti sulle condizioni di lavoro degli operai ,con a seguito incidenti di portata storica. Non ci si poteva aspettare che un finale così beffardo per la storia della chimica dei veleni e per la storia del popolo Garganico. Ad aspettarci un finale diverso non solo gli ambientalisti, ma anche tutti coloro che sono sopravvissuti alla tragedia di un territorio ormai compromesso da tutto ciò che è stato”.

“La storia era ormai tristemente nota a tutti, dalle analisi dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) che riferiva un incremento di malattie neoplastiche tra la popolazione, dalla bonifica del sito ex-Enichem portata avanti a stralci e senza un piano definitivo, dal risarcimento di poche migliaia di euri date ai famigliari delle vittime, alla stravagante e strategica uscita dalla scena del processo dei comuni di Manfredonia e Monte Sant’Angelo. Comunque se la giustizia ha scelto questo percorso dell’assoluzione totale, la storia della città di Manfredonia e del territorio nè fa un altro ben diverso. Aver scelto la chimica dei veleni come futuro della nostra terra, l’abbiamo pagata a caro prezzo in termini di vite umane , salute dei cittadini e futuro del territorio compromesso per sempre. Lo stesso sito oggi occupa pochissima gente a lavorare, mentre tutte le prospettive di una sana economia sono svanite”.

“Non c’è stato riscatto alla tragedia Enichem, che colpito il territorio lo ha distrutto per sempre. E che dire della miopia e incoscienza del mondo politico che ha continuato ancora sulla stessa strada autorizzando l’impianto della Vetreria Sangalli, altra chimica altra ciminiera. Non dimentichiamoci che la “bonifica”, quello che si è fatto lo si è fatto solo strappando i suoli già venduti e destinati a pseudo-industrie, quali le aziende del Contratto d’Area di Monte S’Angelo e Manfredonia, oggi chiuse di fretta, lasciando a casa i giovani senza futuro e a bocca asciutta visto che i milioni di euro sono andati ai furbi di turno”, termina Enzo Renato, Circolo Nautilus di Legambiente di Manfredonia.

DOMANI, SABATO 19 MARZO, CONFERENZA STAMPA BIANCA LANCIA – Sabato 19 marzo 2011 alle ore 11 presso la saletta multimediale della Biblioteca Comunale di Manfredonia, le donne dell’Associazione ‘Bianca Lancia’ indicono una conferenza stampa per esprimere lo “sdegno seguito alla sentenza della Corte d’Appello di Bari” che ha assolto in seconda istanza tutti gli imputati nel processo contro l’Enichem per la morte degli operai dello stabilimento di Manfredonia.

7 commenti su "Assoluzioni processo Enichem, D’Angelo: “subordine al profitto”. Renato: “beffa”"

  1. Non ci si deve stancare mai di sottolineare che sono spesso le stesse amministrazioni che agiscono in nome del profitto, autorizzando la costruzione di nuovi impianti nocivi (è il caso dell’inceneritore di Borgo Tressanti) strategicamente ai confini di altre comunità. Ed è anche il caso quando avviene la revoca della costituzione di parte civile al processo Enichem da parte dei comuni di Manfredonia (300.000 euro), Mattinata e Monte Sant’Angelo (75.000 cadauno), accettando gli indenizzi di Enichem. La maggior parte dell’indennizzo di Manfredonia l’amministrazione guidata da Paolo Campo aveva deciso di spenderla per un monumento a forma di ciminiera.

  2. e al posto della ciminiera cosa è stato fatto con quei soldi? Campo è ancora molto attivo in politca provinciale (?) perchè non si fa sentire? che fine ha fatto la pubblicazione sui tumori di quindici anni fa?

  3. Che gentaglia. Che persone ci rappresentano? Questo non è sdegno. Questo è vero schifo. E non mi riferisco agli imputati. Mi riferisco ai nostri politici, alle nostre “associazioni attive”. Non sono mai servite a niente. Siete solo capaci di esprimere il vostro sdegno tramite giornali. Ma ci siete andati a sentire la sentenza? In questi anni avete collaborato con la famiglia Lovecchio per affrontare meglio il processo? Vi lamentate della sentenza… Siete solo opportunisti. Quando è il momento di lottare sparite tutti. Legambiente, wwf e tutti gli altri… DOVE SIETE? Dove siete stati in questi anni? Paolo Campo qualche anno fa disse che è stato sbagliato il tipo di processo. Non ci si doveva appellare agli omicidi ma alla tragedia ambientale. Sig. Campo sono morti e stanno morendo centinaia di persone a causa dell’Enichem. E le bestie che hanno causato questo dovevano pagare. Dov’è lo sdegno dei manfredoniani? Dov’è questo popolo di addormentati eterni? Dov’è Riccardi? Dov’è Giandolfi? Dov’è il rispetto verso un operaio che ha dato la vita per tutti questi porci? Lovecchio affermava di avere un debito verso la società. Io mi sento di dire che gli unici ad avere un debito siamo noi, ma soprattutto politici e associazioni attive. Vergogna, vergogna e ancora vergogna su questo popolo di menefreghisti!

Lascia un commento

“I coraggiosi agiscono, i pavidi desistono.” Luigi Giuseppe Bruno D'Isa

Anonimo

StatoQuotidiano sei tu!

StatoQuotidiano, fondato nell'ottobre 2009, si basa sul principio cardine della libertà d'informazione, sancita dall'art. 21 della Costituzione.

Il giornale si impegna ad ascoltare la comunità e a fornire informazione gratuita, senza sostegno di classi politiche o sociali.

Ai lettori che ci seguono e si sentono parte di questo progetto, chiediamo un contributo simbolico, per garantire quella qualità che ci ha sempre contraddistinto!

Compila il modulo con i tuoi dati per inviare segnalazioni, denunce, articoli, video, foto, richieste, annunci ed altro.

Compila il modulo con i tuoi dati per inviare segnalazioni, denunce o disservizi.

Compila il modulo con i tuoi dati per promuovere la tua attività locale, pubblicizzare un evento o per proposte di collaborazione.

Nessun campo trovato.