ManfredoniaRicordi di storia
Un tempo la sera del Sabato Santo era usanza in loco accendere i falò “i fanoje” vicino le Chiese

Il sabato santo a Manfredonia (Riti, Usanze e Tradizioni)

Dopo lo scampanio, che avveniva a mezzogiorno, partivano in gruppi insieme alla Banda cittadina che eseguiva il servizio per la Città


Di:

Manfredonia, 18 aprile 2019. Un tempo la sera del Sabato Santo era usanza in loco accendere i falò “i fanoje” vicino le Chiese. Quando il rito si svolgeva di giorno i falò venivano accesi di giorno prima del rito pasquale nelle chiese. Dai falò venivano tolti “i tezzune” piccoli tizzoni ardenti, che venivano messi nel turibolo insieme all’incenso, per preparare il fuoco Santo per i riti Liturgici della Veglia pasquale nelle Chiese. Questa tradizione è scomparsa da molto tempo. Fino ai primi anni, dopo la seconda guerra mondiale, lo scampanio che annunciava la Resurrezione di Cristo avveniva a mezzogiorno del Sabato Santo. La banda cittadina effettuava il servizio musicale per vie cittadine dopo il suono delle campane. Dal 1951 con la restaurazione della Veglia pasquale, voluta da Pio XII le campane che annunciano la Resurrezione di Cristo, suonano a festa contemporaneamente in tutte le chiese a mezzanotte del Sabato Santo.

Una sola volta, in quegli anni,  la Banda locale ha eseguito il servizio musicale per le vie cittadine dopo la mezzanotte. Fino al 1950,  in ossequio ad una antica tradizione, allo scoccare del mezzogiorno mentre tutte le campane delle Chiese suonavano inneggianti la Resurrezione di Gesù, battaglioni di ragazzi “bbattagliune de uagnune” esercitavano il rito di battere “i stagnòle” per cacciare il diavolo da ogni luogo. I ragazzi, al grido ripetuto “za…zàaa!” modo di dire utilizzato un tempo per scacciare i cani  muniti  di mazze e bastoni battevano ripetutamente grossi  barattoli e stagnole che bucati e legati tra loro con  una corda, li  trascinavano a mò di serpente per le vie cittadine. Passando vicino le chiese creavano un fracasso indescrivibile che serviva  per  cacciare il diavolo da ogni luogo. Fino a prima della seconda guerra mondiale,  i ragazzi “i uagnune” riuniti in piccoli gruppi, armati di mazze e bastoni con le  “stagnole”  legate a una corda, prima della partenza per eseguire il rito  per le vie cittadine,  si davano appuntamento in piazza Duomo.

Dopo lo scampanio, che avveniva a mezzogiorno, partivano in gruppi  insieme alla Banda cittadina che eseguiva il servizio per la Città,  e si dileguavano per eseguire il rito verso il proprio quartiere. Strada facendo battevano ripetutamente con le mazze non solo sui barattoli legati ma anche  sulle porticine delle piscine e dei sotterranei e persino sui tombini delle fogne, atto simbolico per cacciare il diavolo da ogni luogo. Quando il suono delle campane che annunciava Cristo Risorto, venne spostato alla mezzanotte del Sabato Santo, anche il tradizione rito eseguito dai ragazzi veniva effettuato a quell’ora. Sempre il Sabato Santo, dopo lo scampanio che annunciava la Resurrezione di Cristo, le massaie insieme ai propri figli dopo aver aperto le porte di casa, con lunghe mazze, bastoni o  canne   battevano con forza i piedi dei letti e dei mobili per cacciare il diavolo dalla casa al grido: “Satana, jisse fore dalla chesa meje !” (Satana esci fuori dalla mia casa !). Anche nelle botteghe artigianali era usanza del capomastro insieme ai lavoranti di eseguire lo stesso rito  di cacciare il Diavolo dalla bottega. Lo stesso rito di battere i piedi dei letti e dei mobili per cacciare il diavolo ricordo che lo facevamo anche a casa di mia madre, insieme alle mie sorelle e ai miei fratelli. Credenza popolare vuole,  che il Sabato Santo nel momento in cui  “c’iassugghjevene i cambene” (si slegavano le campane) tenute legate nel corso della Settimana Santa, ed iniziava  lo scampanio  che annunciava  la Resurrezione di Cristo,  si toglievano le fatture alle persone che le avevano subite. Era usanza fino agli anni ’30-‘40 di portare in Chiesa le uova Pasquali e “u turtanille sande” ciambella di pane con un uovo al centro e farle benedire durante la funzione del Sabato Santo. Era anche consuetudine prendere in Chiesa, dopo il rito religioso, un po’ di “Acqua Sande”  (Acqua Benedetta) che il capo famiglia utilizzava per la benedizione dei commensali a tavola il giorno di Pasqua. **Persone intervistate anni fa, per le notizie sui riti del Sabato Santo a Manfredonia: Rosa Granatiero, 103 anni; Ercolino Telera, 90 anni, Maria Saveria Ciociola di anni 87; Mattia Guerra di anni ’82; Addolorata Guerra detta “Dulerete ndu pertone i Sande”;  Giovanni Ricucci 80 anni; Antonio Catalano  musicante nel Concerto Bandistico di Manfredoni di anni 76; Canonico don  Andrea Papagna di anni 78;Gaetano Lauriola organista e cantore della Chiesa di S.Matteo di anni 79.  

** Franco Rinaldi- cultore di storia e tradizioni popolari di Manfredonia.

fotogallery

Il sabato santo a Manfredonia (Riti, Usanze e Tradizioni) ultima modifica: 2019-04-18T18:50:50+00:00 da Franco Rinaldi



Vota questo articolo:
1

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Pin It on Pinterest

Share This