Condanna definitiva per un imputato foggiano accusato di guida in stato di ebbrezza, resistenza a pubblico ufficiale e oltraggio.
La Corte di Cassazione (sentenza n. 13510/2026) ha respinto il ricorso presentato da R.M., confermando la decisione della Corte d’appello di Bari che lo aveva condannato a 10 mesi di reclusione (pena sospesa) e alla sospensione della patente per due anni.
I fatti risalgono al marzo 2020, in piena pandemia. L’imputato, alla guida di un mezzo pesante, era stato fermato dopo una segnalazione per guida contromano. Durante il controllo aveva manifestato evidenti segni di alterazione alcolica e un comportamento aggressivo nei confronti degli agenti.
Secondo la ricostruzione accolta dai giudici, l’uomo aveva minacciato e tentato di colpire un agente, arrivando anche a compiere atti di autolesionismo dopo essere stato ammanettato.
La difesa aveva contestato la valutazione delle prove e chiesto il riconoscimento della particolare tenuità del fatto, oltre a sollevare dubbi sulla configurabilità dei reati.
La Cassazione ha però ritenuto infondate tutte le censure. In particolare, ha evidenziato come la Corte d’appello abbia fondato la condanna su una valutazione complessiva delle prove, comprese circostanze trascurate in primo grado.
Determinante anche il tasso alcolemico rilevato e la pericolosità concreta della condotta, giudicata incompatibile con l’ipotesi di minima offensività.
Rigettato integralmente il ricorso, con conferma della condanna.



