La Corte di Cassazione torna a pronunciarsi sul tema del precariato nella pubblica amministrazione, con una decisione che potrebbe avere effetti rilevanti anche in Puglia. Con ordinanza n. 9109 del 10 aprile 2026, la sezione lavoro ha accolto il ricorso di Michele Gala contro l’Agenzia regionale per le attività irrigue e forestali (ARIF), rinviando la causa alla Corte d’appello di Bari.
Al centro della vicenda, la posizione di un lavoratore forestale che aveva prestato servizio dal 2011 al 2017 attraverso una serie continuativa di contratti a tempo determinato, poi seguito da un’assunzione stabile. L’interessato aveva contestato la reiterazione dei contratti oltre il limite dei 36 mesi previsto dalla normativa, chiedendo il riconoscimento delle differenze retributive e del corretto inquadramento professionale, oltre al risarcimento del danno.
In primo e secondo grado le sue richieste erano state respinte. La Corte d’appello di Bari aveva ritenuto che la successiva stabilizzazione fosse sufficiente a sanare eventuali abusi nella gestione dei contratti a termine.
La Cassazione, però, ribalta questa impostazione. I giudici chiariscono un principio fondamentale: l’assunzione a tempo indeterminato può costituire una forma di riparazione del danno, ma solo se esiste un legame diretto tra l’abuso e la stabilizzazione.
Nel caso specifico, tale collegamento non è stato riconosciuto. L’immissione in ruolo del lavoratore era avvenuta infatti sulla base di una delibera generale dell’ARIF che prevedeva l’assunzione di chi avesse maturato almeno 180 giornate lavorative nell’anno precedente, senza verificare l’eventuale abuso dei contratti a termine.
Secondo la Suprema Corte, una misura di questo tipo non è idonea a compensare automaticamente il danno derivante dalla precarizzazione, perché non è finalizzata a sanare l’abuso ma segue criteri diversi e generali.
Da qui la decisione di cassare la sentenza e rinviare alla Corte d’appello per un nuovo esame, che dovrà attenersi ai principi indicati.
La pronuncia si inserisce nel solco della giurisprudenza europea e nazionale che mira a prevenire l’uso distorto dei contratti a termine nella pubblica amministrazione, riaffermando che la stabilizzazione non è, di per sé, una “sanatoria automatica” degli abusi.



