Un’email di appena 50 parole ha messo fine a dieci anni di lavoro per Giovanni, 55 anni, tecnico informatico di Pavarolo, impiegato fino a pochi giorni fa presso l’Asl Città di Torino. Una vicenda che si inserisce nel complesso sistema dei subappalti e dei cambi di gestione, e che ora è al centro dell’attenzione sindacale.
Giovanni lavorava dal 2015 come tecnico informatico con un contratto a tempo indeterminato. Con il nuovo appalto da circa 30 milioni di euro per i servizi informatici delle principali aziende sanitarie torinesi, i lavoratori sono stati coinvolti in un passaggio tra società, passando attraverso dimissioni e nuove assunzioni.
Il cambio di gestione ha coinvolto il raggruppamento di imprese aggiudicatario, con il subappalto affidato a una nuova società per le assunzioni. In questa fase, alcuni lavoratori hanno lasciato il posto, mentre altri, tra cui Giovanni, hanno scelto di restare confidando nella continuità occupazionale.
Il capitolato d’appalto prevedeva una clausola sociale per la tutela dei lavoratori, con l’assorbimento del personale già impiegato, ma con una clausola che lasciava margini legati all’organizzazione aziendale e alle esigenze tecniche.
Assunto il 1° febbraio, Giovanni avrebbe dovuto svolgere un periodo di prova. Poco dopo, il 4 febbraio, è stato ricoverato per un intervento già programmato, rientrando al lavoro solo a inizio aprile.
Pochi giorni dopo, è arrivata la comunicazione di licenziamento tramite email. La mail, di poche righe, comunicava il mancato superamento del periodo di prova. Giovanni racconta: “Il 14 aprile mi hanno chiamato dicendo che non mi dovevo presentare a lavoro. Non ero nemmeno a metà del mio periodo di prova. Ho chiesto spiegazioni per questo trattamento dopo 10 anni di lavoro, ma non me le hanno date”.
L’uomo sottolinea inoltre l’assenza di valutazioni nel corso degli anni: non avrebbe ricevuto richiami né giudizi formali sul proprio operato, elemento che rende ancora più incomprensibile la decisione.
Alla perdita del lavoro si aggiunge anche un ulteriore problema: Giovanni non potrà accedere alla Naspi, a causa delle modifiche normative che richiedono un nuovo periodo minimo di contribuzione dopo il passaggio lavorativo.
Il caso è stato segnalato dal sindacato Nidil Cgil, che ha chiesto un incontro urgente all’Asl e alle aziende coinvolte per chiarire la vicenda e valutare un possibile reintegro. Il sindacato parla di una situazione che potrebbe non essere isolata e che coinvolgerebbe altri lavoratori con lo stesso inquadramento.
Giovanni oggi si trova senza lavoro e con forti ripercussioni personali. “Sono giorni che non dormo, i colleghi mi chiedono cosa sia successo. Il mio unico conforto in questo momento sono i miei tre cani”, racconta.
Lo riporta lastampa.it.



