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ERGASTOLO FRUMUZACHE Duplice femminicidio, ergastolo a Vasile Frumuzache per gli omicidi di Ana Maria Andrei e Denisa Paun

La sentenza chiude uno dei casi di cronaca nera più drammatici degli ultimi anni in Toscana. Frumuzache, ex addetto alla vigilanza privata, era imputato per l’uccisione delle due connazionali

AUTORE:
Redazione
PUBBLICATO IL:
18 Giugno 2026
Prima pagina //

FIRENZE – La Corte d’Assise di Firenze ha condannato all’ergastolo Vasile Frumuzache, il 33enne di nazionalità romena accusato e reo confesso dell’omicidio di due donne, Ana Maria Andrei e Maria Denisa Paun. I giudici hanno disposto anche l’isolamento diurno per 18 mesi, accogliendo di fatto la richiesta avanzata dall’accusa.

La sentenza chiude uno dei casi di cronaca nera più drammatici degli ultimi anni in Toscana. Frumuzache, ex addetto alla vigilanza privata, era imputato per l’uccisione delle due connazionali avvenuta in circostanze differenti tra il 2024 e il 2025. Durante l’intero procedimento giudiziario l’uomo ha ammesso le proprie responsabilità, fornendo agli inquirenti dettagli sui delitti che hanno contribuito alla ricostruzione dei fatti.

Al momento della lettura del verdetto, l’imputato era presente in aula insieme alla moglie. La Corte ha riconosciuto la piena capacità di intendere e di volere dell’uomo, escludendo qualsiasi elemento che potesse attenuare la sua responsabilità penale.

Le vittime

La prima vittima, Ana Maria Andrei, 27 anni, era scomparsa nell’agosto del 2024 da Montecatini Terme. Per mesi di lei non si ebbero notizie, fino al ritrovamento dei resti nei boschi delle Panteraie, nel territorio pistoiese, avvenuto nel giugno del 2025.

Nella stessa area gli investigatori rinvennero anche i resti di Maria Denisa Paun, 30 anni, uccisa alcuni mesi dopo. La donna era stata assassinata nella notte tra il 15 e il 16 maggio 2025 a Prato, all’interno del residence Ferrucci, struttura nella quale lavorava.

Le indagini coordinate dalla Procura di Prato hanno consentito di collegare i due delitti e di individuare rapidamente il responsabile, portando all’arresto di Frumuzache nei primi giorni di giugno.

Durante gli interrogatori il trentatreenne ha ammesso entrambi gli omicidi. Nel corso del processo ha fornito la propria versione dei fatti, sostenendo di aver ucciso Ana Maria Andrei dopo un rifiuto che avrebbe ricevuto dalla donna.

Per quanto riguarda Maria Denisa Paun, l’imputato ha dichiarato di aver agito perché la vittima lo avrebbe minacciato di rivelare alla moglie una presunta relazione extraconiugale, chiedendo in cambio una somma di denaro.

Dichiarazioni che sono state acquisite agli atti del procedimento ma che non hanno modificato il quadro accusatorio delineato dalle procure competenti, secondo cui si è trattato di due omicidi volontari aggravati.

Uno dei passaggi più rilevanti del dibattimento ha riguardato la richiesta avanzata dalla difesa di sottoporre l’imputato a una nuova valutazione psichiatrica.

La Corte d’Assise ha però respinto l’istanza, ritenendo sufficiente la consulenza già eseguita durante la fase delle indagini preliminari. Gli esperti avevano infatti concluso che Frumuzache fosse pienamente capace di comprendere il significato delle proprie azioni e di autodeterminarsi al momento dei fatti.

Una valutazione che ha avuto un peso determinante nella decisione finale dei giudici.

Il tentativo di fuga dal carcere

Nel corso della detenzione preventiva, Frumuzache è stato protagonista anche di un tentativo di evasione dal carcere di Sollicciano, a Firenze.

Secondo quanto emerso, nel mese di febbraio l’uomo avrebbe cercato di oltrepassare il perimetro dell’istituto penitenziario utilizzando una corda artigianale realizzata con lenzuola annodate. Il piano, tuttavia, è stato scoperto in tempo da un agente della polizia penitenziaria impegnato nei controlli di sorveglianza.

L’intervento del personale di custodia ha impedito la fuga e portato all’immediato blocco del detenuto. Con la condanna all’ergastolo e l’applicazione dell’isolamento diurno per un anno e mezzo, si conclude il primo grado di giudizio per il duplice omicidio che ha scosso le comunità di Montecatini Terme e Prato. La decisione della Corte recepisce integralmente l’impostazione accusatoria sostenuta dai magistrati, che avevano chiesto la pena massima prevista dall’ordinamento italiano. Per i familiari delle vittime, presenti in diverse fasi del procedimento, il verdetto rappresenta un passaggio fondamentale nella ricerca di giustizia dopo una vicenda segnata da violenza, dolore e mesi di indagini. Lo riporta leggo.it

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