Alla fine non è stato un colpo di scena. È stato un colpo di coda. E anche ben riuscito.
La logarante attesa premia il silenzio
Maria Aida Episcopo ha lasciato che fossero gli altri a consumarsi nell’attesa, a misurarsi con la paura delle urne, con il rischio di perdere incarichi, visibilità e potere. Mentre i partiti litigavano, la sindaca ha scelto il silenzio. E nel silenzio ha vinto.
La debolezza dei partiti tradizionali e la mancanza di coraggio
Perché se davvero le dimissioni saranno ritirate, il messaggio politico sarà chiarissimo: a Foggia i partiti non hanno avuto la forza di aprire una crisi vera e nemmeno il coraggio di andare fino in fondo. Hanno mostrato i muscoli per qualche giorno salvo poi scoprire che senza Palazzo di Città il freddo della politica è molto più pungente.
Il PD mostra i muscoli sgonfi mentre i 5 stelle sempre più ostaggio della paura di scomparire del tutto
Il Partito Democratico, forza dominante della coalizione, ha recitato la parte del garante della stabilità. Ma dietro la parola stabilità si nasconde spesso la conservazione degli equilibri esistenti. Il Movimento 5 Stelle, che avrebbe dovuto rappresentare la discontinuità rispetto alle vecchie logiche, appare invece ostaggio della necessità di non disperdere l’unica grande esperienza amministrativa del campo largo. E gli alleati minori hanno compreso che una fine anticipata della consiliatura rischierebbe di trasformarsi in una resa dei conti elettorale dagli esiti imprevedibili.
La crisi era esplosa sul bilancio e sul numero legale. Una maggioranza praticamente sparita dall’aula aveva certificato la fragilità politica dell’amministrazione. La sindaca aveva parlato apertamente di venir meno della fiducia politica e numerica. Un passaggio che in qualsiasi stagione politica avrebbe rappresentato il preludio alla fine. Invece no. A Foggia la crisi rischia di diventare semplicemente una parentesi.
E allora i veri vincitori chi sono?
Sicuramente la stessa Episcopo, che esce dalla vicenda con un peso politico maggiore di quello che aveva all’inizio della crisi. Se tornerà, lo farà sapendo che nessuno ha avuto interesse a sostituirla.
Tra i protagonisti della nuova fase ci saranno inevitabilmente la vicesindaca Lucia Aprile, il neoassessore Luigi Iorio, chiamato nel pieno della tempesta politica, e Giuseppe Galasso, rimasto uno degli uomini chiave negli equilibri dell’amministrazione nonostante la redistribuzione delle deleghe.
Ma i nomi contano fino a un certo punto. La vera questione riguarda il metodo.
Perché ciò che emerge da questa vicenda è il ritorno di una politica che sembrava appartenere ad altre stagioni: trattative riservate, accordi di sopravvivenza, mediazioni continue e una spasmodica ricerca dell’equilibrio interno. Una politica che assomiglia terribilmente alla Prima Repubblica, quando le crisi servivano a ridefinire i rapporti di forza senza mettere realmente in discussione il potere.
Gli elettori avevano assistito a uno spettacolo diverso. Assenze strategiche. Minacce di rottura. Assessori revocati. Partiti sul piede di guerra. Oggi assistono alla prospettiva opposta: tutti di nuovo insieme nel nome della responsabilità.
Responsabilità o convenienza?
È questa la domanda che resta sospesa sopra Palazzo di Città.
Se Episcopo tornerà, non sarà la vittoria della politica. Sarà la vittoria della necessità. E quando una maggioranza resta unita soltanto perché nessuno vuole assumersi il rischio delle elezioni, il problema non è chi governa. Il problema è capire chi stia davvero governando per la città.
Perché i cavalli torneranno pure in scuderia. Ma dopo questa corsa nessuno potrà più fingere che mangino ancora fieno. Da tempo si alimentano di equilibri, convenienze e accordi che nulla hanno a che vedere con le promesse fatte agli elettori.
Maria Aida Episcopo si rafforza
Unica verità certa che Maria Aida Episcopo ne uscirà rafforzata dal ritiro delle dimissioni, Lucia Aprile, nonostante abbia subito critiche e lagnanze, sarà ancora vice sindaca, Lia Azzarone, che nelle ultime settimane ha avuto un ruolo istituzionale rilevante nella gestione della crisi, sarà lì a dettare cadenze e movenze tali da rendere ancor più ridicoli i servitori della città.
A cura di Maurizio Varriano.



