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S.Russo: inaccettabile Renzi su ‘sblocco minerario’


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Una cosa, forse, non è chiara al Presidente del Consiglio Matteo Renzi. Quando parla dei contrari a un’idea energetica basata sullo sfruttamento intensivo degli idrocarburi, non si rivolge a “tre o quattro comitatini” ma a interi territori, disposti anche a sacrifici per perseguire i veri interessi nazionali, e a gran delle Regioni italiane.

La Puglia nel 2011, il Veneto, l’Abruzzo e il Molise nel 2012, le Marche nel 2013 hanno approvato all’unanimità un Ordine del Giorno per una proposta di legge al Parlamento per vietare la prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi liquidi in mare. L’Emilia Romagna ha chiesto la sospensione delle procedure in corso per verificare possibili collegamenti tra estrazioni e terremoto (la famigerata “Relazione Ichese”), Basilicata, Sicilia e Calabria stanno scendendo in Piazza per contrastare politiche di mero sfruttamento ambientale. Regioni che non hanno fatto altro che seguire la volontà dei propri territori. Non si sta ribadendo un semplice “no” astratto a scelte di politica energetica obsolete, ma una precisa richiesta di una visione energetica più chiara e sostenibile.

L’attuale iter parlamentare per la modifica al Titolo V della Costituzione vorrebbe prefiggersi, tra gli altri, l’obiettivo di accelerare le procedure autorizzative, poiché, questa è la scusa, con il trasferimento di alcuni poteri alle Regioni, dal 1999 in poi, i tempi per l’ottenimento dei permessi da parte delle compagnie petrolifere si sono allungati. “Colpa astratta” dei territori che chiedono troppe garanzie o, più semplicemente, il Governo pensa solo a come accelerare tempi e imporre decisioni?

Lo Stato, stante l’attuale legislazione, già ora prende in piena autonomia le decisioni energetiche, riservando ai territori solo poteri consultivi basati sul rispetto delle normative ambientali, culturali e paesaggistiche. A fronte di questo, il suo prioritario impegno dovrebbe essere quello di fornire il Paese di una lungimirante strategia energetica, condivisa con i territori, e dotarlo di un credibile Piano Energetico Nazionale, senza proseguire sulla scia dell’improvvisazione del Governo di turno.

E’ molto discutibile voler solo agevolare tempi e procedure di approvazione senza considerare che i permessi per le trivellazioni off-shore sono richiesti da compagnie straniere, che ne ricaverebbero sostanziosi utili lasciando briciole al nostro Paese. I quarantamila posti di lavoro promessi, tutti da dimostrare, sono meno di quanti se ne perderebbero in altri ambiti, come la pesca e soprattutto il turismo, in crescita e su cui si dovrebbero rafforzare gli investimenti.

Investimenti inutili, invece, se si trivella intensamente in mari piccoli e chiusi (come l’Adriatico e lo Ionio), cancellando la qualità straordinaria delle nostre acque e la salubrità dei luoghi.
Inoltre gli scarsi guadagni dovranno essere reinvestiti e forse non basteranno per curare gli effetti collaterali sull’ambiente e sulla salute dei cittadini. La Basilicata, ad esempio, dopo anni e anni di trivellazioni nel suo territorio è la Regione più povera d’Italia, con irrisori livelli occupazionali nelle estrazioni di idrocarburi, ingenti danni sull’ambiente (falde acquifere inquinate, effetti devastanti sulle colture in loco ecc…) ed elevata incidenza di tumori e altre patologie nelle popolazioni locali. Persino l’Unione Europea, tra i propri punti di discussione, ha la “Moratoria dello sfruttamento di giacimenti sottomarini nel Mediterraneo Europeo”, proposta che va sostenuta, difesa, accelerata, in primis da quei Paesi che, come il Nostro, dall’ecosistema marino traggono giovamento.

In conclusione l’unico passo preliminare possibile rimane quanto già affermato e approvato, ancora una volta all’unanimità, dal Consiglio Regionale della Puglia: la sospensione di qualsiasi decisione sulle ricerche petrolifere nei mari italiani, in assenza di una visione globale della politica energetica. In assenza di questa visione, ogni richiesta di acquisizione di titoli minerari da parte di società private non potrà essere che considerata dai territori come un insopportabile sopruso e atto di violenza alla propria identità territoriale, perpetrata in stretta collaborazione con lo Stato centrale.

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(A cura di Silvia Russo, Portavoce Comitato “No Petrolio, Sì Rinnovabili”)

S.Russo: inaccettabile Renzi su ‘sblocco minerario’ ultima modifica: 2014-07-18T11:05:24+00:00 da Redazione



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