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MASTELLA POLITICA MASTELLA. L’ultima spiaggia degli impotenti: uccidere la politica per colpire un uomo

La prima richiede idee, pazienza, consenso, persino intelligenza. La seconda pretende soltanto un bersaglio

AUTORE:
Redazione
PUBBLICATO IL:
18 Luglio 2026
Politica // Politica Nazionale //

MASTELLA. L’ultima spiaggia degli impotenti: uccidere la politica per colpire un uomo. Peppino Di Lorenzo pone fine al suo perbenismo mostrando la sua parte peggiore e il vero volto della pseudo sinistra targata PD.

C’è una differenza sostanziale tra fare politica e fare la caccia all’uomo.

La prima richiede idee, pazienza, consenso, persino intelligenza. La seconda pretende soltanto un bersaglio. Ed è infinitamente più semplice.L’editoriale di Peppino De Lorenzo è la fotografia di questa miseria.

Non quella di Mastella, ma quella di una politica che, incapace di produrre un’alternativa, decide di trasformare un cognome in un’ossessione.

È il manifesto dell’antimastellismo militante. Non della politica.

L’invito rivolto a uomini della sinistra a votare il candidato della destra pur di abbattere Mastella non è una provocazione. È una resa. È la confessione che, finite le idee, rimane soltanto il rancore.

Persino Indro Montanelli, evocato con disinvoltura come un santino da esibire all’occorrenza, meriterebbe maggiore rispetto.

Quel celebre “turatevi il naso e votate…” nacque dentro una precisa stagione storica, in un quadro nazionale drammatico. Oggi viene ridotto a un volantino da distribuire davanti ai seggi della Provincia di Benevento. Se Montanelli potesse leggere certi accostamenti, probabilmente si turerebbe il naso lui.

Ma il punto non è nemmeno questo.

Il punto è che quando un’intera riflessione politica ruota attorno alla necessità di “oscurare”, “eliminare”, “mandare via una volta per sempre” un avversario, significa che la politica è già morta. E quando la politica muore, a festeggiare non sono i cittadini. Sono i mediocri.

Fa sorridere, poi, la severità improvvisa verso il Partito Democratico. Lo si accusa di ambiguità e, nello stesso momento, gli si intima come deve votare. Se non obbedisce, dovrà “tenere la bocca ben chiusa”. Curiosa concezione del pluralismo: libertà soltanto per chi vota come piace a noi.

È il vecchio vizio degli inquisitori della domenica.

Si riempiono la bocca di democrazia, ma pretendono l’unanimità.Predicano il confronto, ma ammettono una sola conclusione.Invocano la politica, ma praticano il processo.

È il paradosso di certa sinistra che, pur di liberarsi di Mastella, è pronta perfino a rinnegare sé stessa. Altro che campo largo. Qui siamo al cortile stretto delle convenienze.

Naturalmente Mastella può essere criticato. Anzi, deve esserlo quando lo merita.

Nessun amministratore può aspirare all’immunità politica. Ma una cosa è contestare un’azione amministrativa. Un’altra è trasformare un uomo nel capro espiatorio di ogni male, come se Benevento fosse nata con Mastella e dovesse finire con lui.

È una caricatura. E le caricature non fanno mai buona politica. Colpisce soprattutto l’amnesia selettiva.

Gli stessi che oggi descrivono Mastella come la causa di ogni disgrazia dimenticano che quello stesso Mastella è stato votato, rieletto, cercato, alleato, combattuto, corteggiato e, quando conveniva, perfino applaudito da molti di coloro che oggi gli recitano il de profundis.

La memoria, in politica, è una facoltà che spesso scompare alla vigilia delle elezioni.La verità è più semplice e molto meno teatrale.

Clemente Mastella non è un incidente della storia. È un protagonista della storia politica di questa terra. Lo si può giudicare positivamente o negativamente. Ma non lo si cancella con un editoriale intriso di livore. Né si riscrive il consenso popolare con la penna dell’indignazione permanente.

Chi pensa di battere un leader sostituendo il consenso con l’insulto dimostra soltanto una cosa: di non aver compreso la democrazia.

Le urne servono a scegliere chi governa, non a consumare vendette personali.

Chi trasforma ogni elezione in un regolamento di conti dimostra di non avere fiducia negli elettori.Ha fiducia soltanto nella propria rabbia.Ed è qui che l’articolo di De Lorenzo perde ogni forza.

Perché non convince.Accusa.Non argomenta.Sentenzia.Non dimostra.Non costruisce un’alternativa.Pretende soltanto un’esecuzione politica.

Il vero problema, allora, non è Mastella.

Il vero problema è una classe dirigente che, invece di spiegare perché il proprio progetto sarebbe migliore, preferisce spiegare perché un uomo dovrebbe sparire.

È la politica ridotta a psicanalisi.È il dibattito trasformato in vendetta.È il trionfo dell’antipolitica travestita da moralismo.E c’è un’ultima ironia che merita di essere sottolineata.

Chi invita il Partito Democratico palesemente a votare la destra per abbattere Mastella domani tornerà, con ogni probabilità, a dichiararsi uomo di sinistra.

Come se la coerenza fosse un cappotto da indossare soltanto quando non piove.

No.La politica è un’altra cosa.È il coraggio delle idee.Non l’ossessione degli uomini.Perché quando un’intera strategia consiste nell’eliminare un avversario, significa che non si è più capaci di costruire il futuro.

E quando si cancella il futuro, non si cancella Mastella. Si cancella la politica.

A cura di Maurizio Varriano

 

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