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CONDANNE POPOLIZIO Omicidio Popolizio, la Cassazione conferma le condanne: definitivo il verdetto per Nicola Cifarelli e Cesare Michele Oreste

Il movente: eliminare chi doveva uccidere D'Abramo

AUTORE:
Michele Solatia
PUBBLICATO IL:
18 Luglio 2026
Bari // Cronaca //

La Corte di Cassazione mette il punto definitivo su uno degli omicidi più gravi maturati nello scenario della criminalità organizzata dell’area murgiana. La Prima Sezione penale ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati da Nicola Cifarelli, nato ad Altamura il 25 dicembre 1978, e Cesare Michele Oreste, nato ad Altamura il 3 giugno 1983, confermando integralmente la sentenza della Corte d’Assise d’Appello di Bari del 16 luglio 2025. Presidente del collegio Stefano Aprile, relatore Raffaello Magi. L’udienza in Cassazione si è svolta il 16 aprile 2026.

La vicenda riguarda l’omicidio di Angelo Popolizio, scomparso nella notte tra il 7 e l’8 agosto 2014 e successivamente ritenuto assassinato nell’ambito dello scontro tra gruppi mafiosi operanti ad Altamura.

Il procedimento era iniziato davanti al Gup del Tribunale di Bari che, il 19 dicembre 2023, aveva riconosciuto entrambi gli imputati colpevoli dell’omicidio volontario aggravato, oltre che dei reati connessi relativi alla detenzione e al porto dell’arma utilizzata, aggravati dall’agevolazione mafiosa. In primo grado erano stati condannati a venti anni di reclusione, pena successivamente ridotta dalla Corte d’Assise d’Appello a 19 anni e sei mesi, esclusivamente per l’intervenuta prescrizione del reato di detenzione dell’arma, lasciando immutato il giudizio di responsabilità per l’omicidio.

Secondo la ricostruzione giudiziaria, ritenuta ormai definitiva, Mario Dambrosio aveva incaricato Angelo Popolizio di assassinare Michele D’Abramo. Quest’ultimo, informato del progetto, avrebbe deciso di anticipare le mosse ordinando proprio a Cifarelli e Oreste di eliminare Popolizio.

La notte del 7 agosto 2014 i due avrebbero attirato con un pretesto la vittima fuori dal circolo ricreativo Hollywood di Altamura, conducendola nelle campagne circostanti. Qui Popolizio sarebbe stato interrogato sui propri propositi omicidiari, avrebbe confessato il mandato ricevuto da Dambrosio e sarebbe stato ucciso con diversi colpi d’arma da fuoco. Il corpo, secondo la ricostruzione accolta dai giudici, venne successivamente consegnato allo stesso D’Abramo, che provvide a farlo sparire.

L’intero impianto accusatorio poggia soprattutto sulle dichiarazioni di numerosi collaboratori di giustizia, ritenute convergenti e reciprocamente riscontrate.

Tra questi figurano Pietro Antonio Nuzzi, Francesco Zazzara, Angelantonio Nuzzi, Luigi Sforza, Michele Loiudice, Francesco Pistillo e, nel giudizio d’appello, anche Luciano Forte e Michele Raduano.

Secondo la Cassazione, i giudici di merito hanno svolto una verifica approfondita sia della credibilità soggettiva dei singoli collaboratori sia dell’attendibilità intrinseca dei loro racconti, individuando molteplici elementi di riscontro esterni.

Tra questi figurano la comune detenzione di alcuni protagonisti della vicenda, l’utilizzo da parte di Oreste di una Fiat 600, compatibile con quella descritta dai collaboratori, e una conversazione intercettata tra la convivente della vittima, Daniela Cristallo, e i cugini Francesco e Domenico Chironna, ritenuta coerente con la ricostruzione accusatoria.

Le difese avevano contestato la tenuta dell’intero quadro probatorio, sostenendo che le dichiarazioni dei collaboratori fossero indirette, contraddittorie e prive di riscontri oggettivi.

Tra gli argomenti prospettati figuravano: il mancato ritrovamento del cadavere; l’assenza dell’arma del delitto; la mancata individuazione del luogo dell’omicidio;
le presunte incongruenze sul movente; le divergenze relative alle modalità dell’agguato; la contestazione dell’aggravante mafiosa; la richiesta di riconoscimento delle attenuanti generiche e della continuazione con altri procedimenti. Anche il Pubblico Ministero aveva presentato appello, chiedendo invece il riconoscimento della premeditazione, aggravante esclusa sia in primo sia in secondo grado.

La Prima Sezione penale ha ritenuto che la Corte d’Assise d’Appello abbia motivato in modo completo e coerente, ricostruendo dettagliatamente il contesto mafioso nel quale maturò l’omicidio e valorizzando correttamente il complesso delle prove dichiarative e dei riscontri investigativi.

Per i giudici di legittimità, i ricorsi non hanno evidenziato reali violazioni di legge né vizi della motivazione tali da giustificare un nuovo esame del merito, limitandosi in larga parte a riproporre questioni già affrontate e respinte nei precedenti gradi di giudizio. Con la pronuncia della Cassazione diventa quindi definitiva la responsabilità di Nicola Cifarelli e Cesare Michele Oreste per l’omicidio di Angelo Popolizio, delitto che, secondo i giudici, rappresenta uno degli episodi della contrapposizione tra gruppi mafiosi operanti nel territorio di Altamura.

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