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MANFREDONIA SPORT Manfredonia, 2,8 milioni per il nuovo palazzetto: torna il conto aperto con gli impianti incompiuti

Il Comune di Manfredonia ha ottenuto un finanziamento da 2,8 milioni di euro per la realizzazione di un nuovo impianto sportivo

AUTORE:
Redazione
PUBBLICATO IL:
18 Agosto 2026
Manfredonia // Notizie in piazza //

Il Comune di Manfredonia ha ottenuto un finanziamento da 2,8 milioni di euro per la realizzazione di un nuovo impianto sportivo dedicato a basket e pallavolo, incluso il basket in carrozzina riconosciuto dal Comitato italiano paralimpico. Il risultato, secondo quanto riportato da L’Immediato, è frutto del secondo posto in graduatoria nazionale nell’ambito dell’Avviso pubblico “Sport e Periferie 2026” emanato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, in una selezione che ha visto competere 273 enti. Un traguardo concreto, che però riaccende una questione irrisolta da decenni: quella degli impianti sportivi lasciati a metà, abbandonati o mal inseriti nel tessuto urbano.

Sport da spalti e sport da schermo, il territorio costruisce la sua offerta su più livelli

La notizia del nuovo palazzetto offre lo spunto a Jaan Girdeinis, analista del settore betting con oltre dieci anni di esperienza nei mercati internazionali dell’iGaming, per una riflessione più ampia su come un territorio costruisce la propria offerta di intrattenimento sportivo. Accanto agli impianti fisici e alla partecipazione sugli spalti, esistono ormai modalità consolidate di fruire delle competizioni che si affiancano alla presenza diretta. Girdeinis osserva il fenomeno dall’esterno, come chi segue l’evoluzione dei mercati internazionali delle scommesse.

“In mercati più maturi come quello ungherese, seguire lo sport online non è più un’alternativa di nicchia ma una forma di ingaggio già affermata, parte integrante del modo in cui le persone si relazionano con le competizioni sportive.”

In quel contesto specifico, fogadasok.guru rappresenta un esempio di piattaforma che incarna questa modalità consolidata di fruizione digitale dello sport nel mercato ungherese. Il punto di Girdeinis non riguarda la preferenza tra fisico e digitale, ma il fatto che un territorio che investe in infrastrutture deve fare i conti con un’offerta ormai articolata su più registri.

Lo stadio Miramare, dalla cava di pietre a nodo irrisolto della città

Ogni volta che al Miramare si disputa una gara, Manfredonia paga un prezzo concreto. Lo stadio nasce nel 1931 da una cava di pietre dismessa trasformata in campo di gioco, soprannominata “fossa dei leoni”. Nel corso dei decenni l’espansione urbana lo ha progressivamente inglobato fino al quartiere Monticchio, trasformando quello che era un impianto periferico in uno snodo interno alla città.

 

Il problema non è solo storico. La struttura, dotata di tribuna coperta e gradinate, è circondata da una cortina di rete metallica installata praticando buche nel suolo, che costituiscono un pericolo concreto per i passanti. Ad ogni giornata di gara, quella recinzione blocca la circolazione sulle arterie cruciali che collegano viale Miramare, corso Manfredi e il quartiere Monticchio, generando costi aggiuntivi per le attività economiche dell’area. L’impianto isola un ampio isolato urbano. Eppure, come osserva L’Immediato, quell’area con una progettualità di largo respiro consentirebbe di risolvere problemi strutturali e di dotare la città di servizi di cui ha urgente bisogno.

Lo stadio di Scaloria, costruito e mai finito

Se il Miramare è un problema visibile e quotidiano, lo stadio di Scaloria è la testimonianza silenziosa di un’altra occasione perduta. Negli anni ’80 fu progettato e parzialmente realizzato un nuovo impianto nella zona alta della città, in località Scaloria. Il progetto prevedeva un rettangolo di gioco regolare, una pista di atletica e una serie di servizi complementari. Era pensato per sostituire o affiancare il vecchio Miramare.

Non fu mai ultimato. Oggi giace abbandonato, oggetto di depredazioni e atti vandalici, ridotto secondo L’Immediato a “uno stato miserevole”. Nessuna amministrazione, negli anni successivi, se ne è più occupata in modo sostanziale. La città ha semplicemente ripiegato sul vecchio Miramare, come se Scaloria non fosse mai esistita. Le dotazioni previste, dalla pista di atletica ai servizi, restano sulla carta, a ricordare ciò che avrebbe potuto essere e non è stato.

La programmazione rivendicata e i conti che non tornano

Di fronte all’annuncio dei 2,8 milioni, l’assessore Francesco Schiavone ha commentato:

“Un ulteriore risultato edificante di questa Amministrazione comunale, ottenuto grazie alla programmazione, alle competenze del settore Lavori pubblici, alle politiche di resilienza del governo La Marca impegnato su più fronti realizzando risultati concreti. I fatti e le maldicenze.”

La dichiarazione attribuisce il successo alla capacità programmatica dell’attuale amministrazione. Il contesto storico, però, aggiunge un livello di complessità che la retorica istituzionale tende a sorvolare. Sul Miramare il Comune ha approvato due delibere di spesa negli anni scorsi: 1.950.000.000 di lire nel 1999 e 500.000 euro nel 2003. Risorse destinate a ristrutturare un impianto che resta, a distanza di decenni, strutturalmente incompatibile con il contesto urbano in cui è incastrato.

Scaloria, nel frattempo, ha assorbito investimenti iniziali senza mai produrre un impianto funzionante. Il contrasto tra le cifre già spese, in lire e in euro, e la mappa attuale degli impianti sportivi cittadini misura concretamente la distanza tra programmazione dichiarata e risultati sul campo. Il nuovo palazzetto può essere un passo avanti. Ma la storia delle infrastrutture sportive di Manfredonia suggerisce che annunciare finanziamenti e completare impianti sono due operazioni distinte, spesso molto distanti nel tempo, a volte separate da un’attesa che non finisce mai. (nota stampa).

 

3 commenti su "Manfredonia, 2,8 milioni per il nuovo palazzetto: torna il conto aperto con gli impianti incompiuti"

  1. Ottima analisi.
    Non si può continuare ad investire su un campo sportivo che si trova in pieno centro città.
    Il calcio ha bisogno di grandi spazi a cominciare per motivi di sicurezza.

  2. NON TOCCATE IL CAMPO SPORTIVO MIRAMARE PEZZO DI STORIA CHE DEVE RIMANERE DOVE’…GIA’ BASTA PER FARE LA CATEGORIA CHE SPETTA ALLA NOSTRA CITTA’…..MEDITIAMO TUTTI…..IN PASSATO QUALCUNO VOLEVA FARE COSTRUZIONI CASE …

  3. L’impianto Scaloria non entró in funzione perché mal progettato e nessuno pagó per la disattenzione progettuale. Mó, mi raccomando, affidate il nuovo incarico agli strssi tecnici. Tanto, furono già pagati o no?

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