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MAXI FRODE Superbonus, scoperta maxi frode a Grosseto: sequestrati beni per oltre 36 milioni di euro

Sotto indagine l’amministratore di un general contractor e due professionisti. Contestata la creazione di crediti fiscali inesistenti attraverso lavori e costi gonfiati

AUTORE:
Redazione
PUBBLICATO IL:
18 Agosto 2026
Cronaca // Focus //

GROSSETO – Un sequestro preventivo da oltre 36 milioni di euro è stato eseguito dalla Guardia di Finanza di Grosseto nell’ambito di un’inchiesta su una presunta truffa ai danni dello Stato legata al Superbonus 110%.

Il provvedimento, per un valore complessivo di 36.014.371,47 euro, è stato disposto dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Grosseto, su richiesta della Procura della Repubblica. La misura riguarda una società operante come general contractor e il suo amministratore.

Le indagini, condotte dal Nucleo di polizia economico-finanziaria, sono nate dagli esiti di una verifica fiscale e da alcuni elementi informativi trasmessi dalla Prefettura di Grosseto. Gli accertamenti avrebbero fatto emergere la maturazione fittizia di crediti d’imposta relativi al Superbonus per oltre 40 milioni di euro.

Secondo la ricostruzione degli investigatori, la società avrebbe registrato in pochi anni una forte crescita del fatturato, arrivato a superare i 100 milioni di euro. L’impresa avrebbe sottoscritto contratti per lavori di ristrutturazione con 345 committenti, tra privati e condomìni, affidando successivamente gli interventi in subappalto ad altre aziende a prezzi sensibilmente inferiori.

La presunta frode si sarebbe sviluppata proprio attraverso la differenza tra gli importi fatturati ai clienti e il costo effettivo dei lavori. Per massimizzare le agevolazioni fiscali, il valore degli interventi sarebbe stato gonfiato includendo spese non direttamente riconducibili alle opere edilizie e, quindi, non ammesse ai benefici fiscali.

Attraverso il meccanismo dello sconto in fattura, la società avrebbe così generato crediti d’imposta ritenuti inesistenti. Tali crediti sarebbero stati successivamente ceduti a due operatori finanziari, ottenendo in cambio oltre 36 milioni di euro. Una parte sarebbe stata inoltre utilizzata per compensare debiti erariali.

Gli approfondimenti investigativi avrebbero evidenziato ulteriori irregolarità riguardanti materiali mai consegnati, lavori non eseguiti e interventi che sarebbero stati falsamente asseverati come completati.

Sono complessivamente tre le persone indagate: l’amministratore della società e due professionisti che avrebbero svolto il ruolo di asseveratori. A vario titolo vengono ipotizzati i reati di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, autoriciclaggio, indebita compensazione e dichiarazione fraudolenta mediante l’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti. Alla società viene invece contestata la responsabilità amministrativa degli enti.

Nel corso dell’operazione sono stati sottoposti a vincolo cautelare rapporti finanziari, immobili, autoveicoli e imbarcazioni, fino a raggiungere un valore corrispondente al presunto profitto illecito.

L’attività è stata condotta dalla Guardia di Finanza in collaborazione con la Procura della Repubblica di Grosseto e rientra nelle operazioni di contrasto alle frodi sulle agevolazioni fiscali destinate a famiglie e imprese. 

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