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Una presenza oscura e un grande assente


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CON l’appuntamento odierno de La Settimana Economica torniamo a parlare di Debito Pubblico italiano. Il nostro è diventato ormai un monitoraggio periodico, con l’intento di tenervi sempre aggiornati e nella speranza di comunicare qualche bella notizia agli affezionati lettori della nostra rubrica. Purtroppo, anche per questa volta, dobbiamo deludere le attese di quanti speravano in un cambio di rotta. A luglio, infatti (come si evince dal bollettino statistico della Banca d’Italia), il debito delle Amministrazioni Pubbliche ha segnato l’ennesimo record negativo: €2.169 miliardi.

Le ragioni sono, ovviamente, innumerevoli e difficili da sintetizzare in poche righe. Ciò che, tuttavia, continuiamo a ripetere da mesi (anni!) è che senza una Politica (con la P maiuscola) responsabile e volta più al futuro delle generazioni seguenti che non a quello dei propri esponenti, la situazione non potrà che continuare a peggiorare.

Se la “presenza oscura” che aleggia sulle nostre vite, e su quelle dei nostri figli (e nipoti), è rappresentata dal debito pubblico, il “grande assente” è ancora una volta proprio la politica. Abbiamo sentito parlare di riforme strutturali, di rilancio dell’economia, di nuovo patto tra generazioni, di abbattimento del debito delle PA… ma cosa è stato fatto, concretamente, fino ad oggi? Nulla? Forse no, ma di certo non è abbastanza!

Pur cercando di evitare il ricorso eccessivo ai “numeri”, proviamo a fornirne qualcuno al fine di dare modo ad ogni lettore di elaborare una propria idea al riguardo: le entrate tributarie sono scese nei primi sette mesi dell’anno dello 0,5% (stiamo parlando di 1 miliardo di euro e in un contesto d’incremento della pressione fiscale sui contribuenti!); il fabbisogno delle amministrazioni pubbliche è cresciuto di €32,7 miliardi da inizio anno; il debito delle PA è cresciuto di €200 milioni in un solo mese. Ci fermiamo qui per non tediarvi ulteriormente, ma crediamo il messaggio sia abbastanza chiaro ed evidente: bisogna cambiare rotta!

Veniamo, in fine, ad una domanda che ci è stata fatta in passato: cosa bisogna fare per cambiare rotta? La risposta è molto più semplice di quanto si possa pensare – a dispetto di quanto molti vogliano far credere e di quanti si illudono di avere degli “antidoti” infallibili – e la fornisce l’articolo 1176 del Codice Civile: “Nell’adempiere l’obbligazione il debitore deve usare la diligenza del buon padre di famiglia. Nell’adempimento delle obbligazioni inerenti all’esercizio di un’attività professionale, la diligenza deve valutarsi con riguardo alla natura dell’attività esercitata”.

La classe dirigente politica del nostro Paese è “debitrice” nei confronti della fiducia in lei riposta (al momento delle elezioni) dal Popolo italiano, pertanto “è tenuta” ad usare la diligenza del “buon padre di famiglia” mentre svolge la propria funzione. Essa deve, altresì, essere soggetta ad attenta “valutazione” circa la sua capacità di assolvere in modo “professionale” all’attività esercitata.

(in copertina ph: lapresse)

(A cura del Dr. Leonardo Taronna – www.twitter.com/TaronnaL
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Una presenza oscura e un grande assente ultima modifica: 2014-09-18T16:18:02+00:00 da Redazione



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Commenti


  • Antonello Scarlatella

    Carissimo Leonardo, a dirti il vero non mi spaventa il debito pubblico, cio’ che mi spaventa e’ la possibilita’ di produrre, che in Italia non esiste piu’ per una serie di fattori che ormai elencarli e’ inutile ma che ho sempre scritto nei miei articoli. In Italia non c’ e’ piu’ possibilita’ di creare impresa, quelle che resistono hanno ancora vita breve, riusciranno ad andare avanti al massimo due o tre anni. Le disponibilita’ economiche che BCE da agli istituti si credito Italiani vengono utilizzati per acquistare debito pubblico. In questo contesto e scenario economico fa paura il debito pubblico. Non credo che continueranno a regalarci soldi a lungo, come non credo che il gettito fiscale contribuira’ ancora a lungo a foraggiare la macchina dello Stato. I debiti sono la salute di una azienda, se l azienda pero’ e’ capace di produrre reddito sufficiente a coprire i debiti ed a distribuire utili. L’ azienda Italia e’ totalmente ormai incapace di produrre reddito, e’ fuori da ogni logica di concorrenza e di mercato a livello internazionale. Cio’ che vedo e che riusciamo a produrre molte chiacchiere. D’ altronde Toto’ si vendeva la Fontana di Trevi ad un italoamericano ignorante. Ma oggi nel mondo vi sono ancora ignoranti che crederanno ai nostri slogan ed alle nostre chiacchiere?


  • Antonio Rosa

    Si…..gli italiani


  • Raffaele Vairo

    Il debito pubblico, com’è noto, è il disavanzo di ogni anno assommato, cioè la somma di tutti i deficit di bilancio del Tesoro italiano (ora MEF) di ogni anno passato. Il nostro debito è vicino ai 2.200 miliardi di euro. Orbene, poniamoci le seguenti domande:
    a) il nostro debito è garantito?;
    b) il nostro debito può essere ripagato e/o rimborsato?
    Innanzitutto, se esiste un debito ci deve essere un credito, e questo è evidente. Il Tesoro ha un debito verso chi ha sottoscritto e/o comprato i titoli di Stato che ha emesso, ovvero verso chi gli ha “comprato debito”, singoli risparmiatori, enti e imprese italiani e stranieri.
    Quindi risparmiatori, enti e imprese italiani e stranieri hanno un “credito” verso il Ministero dell’economia e finanze, “non un debito”. Perciò la favoletta raccontata dei media secondo la quale a causa del debito pubblico “ogni cittadino italiano deve più di 35.000 euro di allo Stato ecc. ecc.” è totalmente falsa. Molti sono convinti che il “debito del Tesoro” è il debito degli italiani, perché il governo ci tassa per sostenere il servizio del debito (pagamento degli interessi e delle rate di ammortamento sul debito accumulato). Ma anche questo è falso. Ogni Stato moderno paga il suo debito semplicemente “rinnovandolo” (rolling over), cioè emettendo nuovi titoli di Stato per pagare quelli in scadenza. L’America lo fa da 135 anni senza problemi, parimenti la Gran Bretagna lo fa da 300 anni.
    Pertanto, “abbattere” il debito del Tesoro italiano significa, automaticamente, ridurre il credito di cittadini e aziende italiani e stranieri. Ma come si abbatte il debito secondo la “filosofia oggi dominante”? Diminuendo la spesa pubblica (soprattutto quella sociale, non basta la lotta agli sprechi, alle inefficienze e all’evasione) e/o aumentando la tassazione. Ma questa politica affossa l’economia perché tutto questo denaro, non essendo più speso, non entra nel circuito economico. Quindi meno consumi, meno investimenti, meno assunzioni e più licenziamenti e povertà.
    L’unica ragione al mondo per cui il debito del Tesoro, cioè credito di cittadini e aziende italiani e stranieri, è un problema per l’Italia, è che oggi è denominato in una moneta (l’euro) che i computer del Ministero dell’economa e finanze e della Banca d’Italia non possono più emettere liberamente, perché appartiene alla BCE e ai mercati di capitali PRIVATI. Con l’euro l’Italia non può più liberamente “rinnovare” il debito per pagare le scadenze e gli interessi. Questo è il problema e non il debito del Tesoro o gli interessi, ma il fatto che essi sono denominati in una moneta che l’Italia prende in prestito dai mercati di capitali privati, una moneta, cioè, che ai mercati privati deve restituire a tassi d’interesse non decisi dall’Italia (ma da pochi grandi operatori privati, una dozzina) e che non può più emettere liberamente, come fanno USA, Giappone, Canada, Australia, Cina, ecc. (Paesi con piena sovranità monetaria).
    Gli USA non pareggiano il loro debito del Tesoro americano da 135 anni, e non sono mai falliti, pagano 400 miliardi di dollari di interessi all’anno che sono (lo ripeto) il credito di cittadini e aziende americane e non, e purtuttavia sono ancora la nazione più ricca al mondo.
    Concludo rispondendo (brevemente) alle due domande sopra esposte:
    a) Il nostro debito può essere “garantito” da una nostra Banca centrale nazionale che può emettere moneta;
    b) Il nostro debito può essere “ripagato” con la crescita del PIL (che non potrà crescere con le attuali e demenziali politiche di austerità).

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