Sono trascorsi sei anni dalla morte di Francesco Traiano, il titolare del bar “Gocce di Caffè” di via Guido Dorso, a Foggia, ucciso durante una rapina il 17 settembre 2020. Una ferita ancora aperta per la sua famiglia e per una città che non ha dimenticato quella tragica vicenda.
Quella mattina un gruppo di malviventi fece irruzione nel locale per compiere una rapina. Quando Traiano tentò di opporsi, venne aggredito e colpito più volte al volto con un coltello. Una delle coltellate risultò fatale. Francesco fu trasportato in ospedale, dove morì dopo 22 giorni di agonia.
Per quella rapina culminata nell’omicidio furono condannate quattro persone, per complessivi 77 anni di reclusione. L’autore della coltellata mortale, all’epoca minorenne, venne condannato dal Tribunale per i minorenni di Bari a 16 anni di reclusione.
A sei anni di distanza, il ricordo di Francesco continua a vivere attraverso la sua famiglia. A rendergli omaggio è stato il nipote Alfredo, che ha pubblicato sui social un video dedicato allo zio. Nel breve filmato appare di spalle, con le mani in tasca, davanti alla saracinesca del bar che fu teatro della tragedia.
“Ci sono date che passano, e poi ci sono date che ti cambiano per sempre. Quel giorno ho perso una delle persone più importanti della mia vita, mio zio Francesco”, racconta Alfredo.
Francesco morì mentre stava lavorando, un aspetto che rende ancora più difficile il ricordo per i suoi familiari.
“Ancora oggi faccio fatica solo a pronunciarla questa frase, perché nessuno dovrebbe uscire di casa per andare a lavorare e non tornare mai più”, afferma il nipote.
Nel suo messaggio Alfredo ricorda anche il motivo per cui Francesco perse la vita: una rapina e un incasso.
“Qualcuno ha deciso che un incasso valesse più della tua vita”, scrive.
Da qui parte una riflessione sul dolore che continua anche dopo la conclusione dei procedimenti giudiziari e delle condanne.
“Mi fanno spesso una domanda: «A quanti anni hanno condannato chi l’ha commesso?». Ma c’è una domanda che nessuno mi ha mai fatto: a quanti anni siamo stati condannati noi? Perché la loro condanna prima o poi finirà. La nostra no. La nostra è svegliarsi ogni giorno, sapere che non ci sei. Avere mille cose da raccontarti e non poterti chiamare, e sistemare dei fiori davanti a una lapide, quando vorrei solo abbracciarti un’altra volta”.
Un dolore che, per Alfredo, non può essere quantificato né avere una scadenza.
“Avrei voluto essere povero tutta la vita se avessi saputo che la tua vita valeva un incasso”, aggiunge.
Poi il messaggio rivolto direttamente allo zio, nel sesto anniversario della sua morte:
“Ma finché avrò voce, parlerò di te France, del tuo sorriso, del tuo cuore, dei tuoi sogni. Perché possono toglierti una vita, ma non possono uccidere un ricordo”.
A sei anni da quella mattina del 17 settembre 2020, il ricordo di Francesco Traiano resta così affidato alle parole dei suoi familiari e a una memoria che, come sottolinea Alfredo, continua ogni giorno.
Lo riporta foggiatoday.it.



