La prevenzione oncologica entra anche negli istituti penitenziari per raggiungere le donne che, a causa della condizione di detenzione, possono incontrare maggiori difficoltà nell’accesso ai percorsi ordinari di tutela della salute.
Il 17 settembre la Carovana della Prevenzione di Komen Italia ha fatto tappa nella Casa Circondariale di Foggia con le proprie Unità Mobili, attrezzate per effettuare direttamente all’interno dell’istituto gli screening dedicati alla prevenzione dei tumori del seno. L’iniziativa rientra nel progetto “Inside Out”, realizzato in collaborazione con la Fondazione Severino e con i Ministeri della Giustizia e della Salute.
Sono state 27 le donne detenute che hanno usufruito gratuitamente delle prestazioni sanitarie. In particolare, 15 donne di età superiore ai 40 anni sono state sottoposte a mammografia, mentre per 12 detenute con meno di 40 anni sono state effettuate ecografia e visita senologica.
Durante gli screening sono state inoltre fornite informazioni sull’autoesame del seno e sull’importanza di prestare attenzione ai cambiamenti del proprio corpo, imparando a riconoscerli e a monitorarli.
L’iniziativa è stata promossa in Puglia dalla presidente del Comitato Regionale di Komen Italia, Linda Catucci, con l’obiettivo di ampliare l’accesso alla prevenzione anche in quei contesti nei quali condizioni di marginalità possono rendere più complessa la partecipazione ai tradizionali programmi di screening.
“Portare la Carovana della Prevenzione all’interno della casa circondariale di Foggia con il progetto Inside Out – sottolinea la presidente Catucci – rappresenta per noi un momento di profonda responsabilità e valore umano. La tutela della salute è un diritto fondamentale e inalienabile che non deve conoscere barriere, e il nostro impegno è far sì che nessuna donna, a prescindere dalla propria condizione, si senta dimenticata. Attraverso questa iniziativa non offriamo soltanto esami diagnostici gratuiti e salvavita per la prevenzione dei tumori del seno, ma vogliamo portare un messaggio concreto di attenzione, vicinanza ed empatia. La prevenzione è il primo passo per prendersi cura di sé, e poter garantire queste opportunità anche a chi sta scontando una pena significa restituire dignità e promuovere un vero percorso di consapevolezza e rinascita”.
A guidare la delegazione arrivata a Foggia è stato il dottor Roberto Murgo, chirurgo senologo, già primario di Chirurgia Senologica presso l’ospedale “Casa Sollievo della Sofferenza” di San Giovanni Rotondo e componente del Comitato scientifico di Komen Puglia.
Con lui hanno partecipato i membri dello staff Valentina Bernunzo, Elisabetta Grimaldi e Mirco Luise, tecnico di radiologia, insieme ai volontari Vincenzo Di Terlizzi, Carmela Ficarella e Giorgiana Bramato, quest’ultima Lady Komen Puglia.
“La prevenzione è fondamentale innanzitutto perché permette alle donne di vivere con maggiore serenità – ha evidenziato Murgo – ma soprattutto perché, quando emerge una patologia, una diagnosi precoce consente di intervenire tempestivamente, riducendo il rischio di arrivare troppo tardi. Portare questi strumenti anche nei luoghi in cui esistono condizioni di maggiore fragilità significa rendere concretamente accessibile il diritto alla salute”.
Nel contesto penitenziario, il principio della prevenzione si traduce quindi nella necessità di portare direttamente alle persone detenute i servizi sanitari, superando gli ostacoli connessi alla condizione di restrizione.
“In carcere la tutela della salute assume un significato ancora più importante, perché riguarda persone che non possono autonomamente accedere ai servizi presenti sul territorio – ha evidenziato il direttore della Casa Circondariale di Foggia, Michele De Nichilo –. Iniziative come questa consentono di avvicinare concretamente la prevenzione alle persone detenute e testimoniano quanto sia preziosa la collaborazione tra l’Amministrazione penitenziaria, il sistema sanitario e le realtà del Terzo Settore”.
Alla componente sanitaria si affianca anche quella educativa e trattamentale. La cura della propria persona diventa infatti uno strumento di consapevolezza e responsabilizzazione, inserendosi nel percorso che accompagna le detenute durante la permanenza in carcere e in vista del successivo rientro nella comunità.
“Prendersi cura di sé significa anche recuperare attenzione verso la propria persona e il proprio futuro – ha dichiarato la responsabile dell’Area Educativa, Paola Errico –. Lo screening offerto all’interno dell’Istituto rappresenta per le donne detenute un’occasione di cura, informazione e consapevolezza. La tutela della salute diventa così parte integrante del percorso trattamentale, promuovendo responsabilità verso sé stesse e contribuendo alla preparazione del rientro nella comunità. Iniziative come questa rendono concreto il rispetto della dignità della persona e riaffermano il valore universale del diritto alla salute, anche nei luoghi di privazione della libertà”.
Sul piano organizzativo è stato fondamentale anche il contributo della Polizia Penitenziaria in servizio nella sezione femminile, coordinata dalla sovrintendente Vincenza Bergantino. Il personale ha garantito il supporto necessario allo svolgimento degli screening e alla gestione delle diverse fasi dell’iniziativa.



