Il consigliere comunale Antonio Mancini replica alle critiche di immobilismo rivolte a lui e all’amministrazione comunale di Foggia sulla questione del servizio veterinario H24 per gli animali d’affezione. Chiamato da Nunzio Angiola tra i “tre moschettieri” che avrebbero dovuto occuparsi della vicenda, Mancini ricostruisce il percorso amministrativo seguito dal Comune e le interlocuzioni avviate per individuare una soluzione.
La risposta è affidata a un lungo intervento nel quale il consigliere utilizza, con tono ironico, diversi riferimenti ai personaggi de I tre moschettieri, paragonando Angiola al cardinale Richelieu e definendosi, in chiusura, “Aramis”.
Mancini parte dalla questione delle competenze istituzionali e richiama la legge 281 del 1991, che disciplina la tutela degli animali d’affezione e la prevenzione del randagismo, sottolineando il ruolo attribuito a Comuni e ASL.
“Interloquendo con i cittadini, sono venuto a conoscenza di un’accusa di immobilismo mossa nei miei riguardi e nei confronti dell’amministrazione in materia di animali d’affezione (con specifico riferimento al pronto soccorso veterinario privato H24).”
Da qui la scelta di impostare la replica come un “romanzo di appendice”, prendendo come riferimento il cardinale Richelieu, descritto da Mancini come un abile stratega politico.
“Cercherò di impostare la mia risposta come un romanzo di appendice, riferendomi a un ben noto personaggio, il Cardinale Richelieu che raffigura il perfetto stratega politico: freddo, calcolatore, profondamente devoto alla grandezza ma spietato con i suoi nemici. Dotato di una mente brillante e di una fitta rete di spionaggio (origliante, nelle aule, lo studio degli altri e con abile maestria vederlo pubblicato, in men che non si dica, come se fosse arte personale), contrapponendosi continuamente agli ideali di libertà e onore”.
Nel merito, il consigliere distingue tra le funzioni del servizio veterinario pubblico delle ASL e quelle dei veterinari privati. Secondo la ricostruzione proposta, la sanità veterinaria pubblica, sulla base della normativa richiamata, si occupa di igiene, sicurezza alimentare, controllo del randagismo e profilassi, mentre non sarebbe previsto per legge un servizio gratuito di assistenza clinica o di pronto soccorso H24 per gli animali di proprietà.
“Come visto con la Legge 833/78, la sanità veterinaria pubblica è competenza delle ASL (quindi delle Regioni), non direttamente dei Comuni. Il servizio pubblico veterinario si occupa di igiene, sicurezza alimentare, controllo del randagismo e profilassi, ma NON prevede per legge l’assistenza clinica gratuita o il pronto soccorso H24 per i cani e gatti di proprietà.”
Mancini passa quindi a distinguere i compiti del veterinario pubblico da quelli del professionista privato.
“Veterinario Pubblico (ASL): interviene su segnalazione o d’ufficio per questioni di interesse pubblico, sanitario o legale (es. smarrimento o ritrovamento, registrazione del microchip, segnalazione di cani morsicatori o situazioni di maltrattamento).
Veterinario Privato: è il professionista di fiducia a cui rivolgersi per la cura quotidiana del proprio animale (visite di controllo, vaccini, interventi chirurgici, cure per malattie o infortuni). I costi delle prestazioni sono interamente a carico del proprietario.”
Da questa distinzione, il consigliere sostiene che un Comune non possa finanziare liberamente la gestione o le attrezzature di un pronto soccorso veterinario privato aperto alla generalità dei cittadini, mentre potrebbe acquistare specifici servizi attraverso procedure di gara o convenzioni, ad esempio per la gestione delle emergenze relative ai cani randagi.
Mancini richiama inoltre la possibilità di progetti condivisi con Regioni e associazioni destinati alle fasce sociali più deboli, attraverso gli Ambulatori Veterinari Sociali, precisando però i limiti delle prestazioni che possono essere erogate.
“Le prestazioni, non accessibili a tutti gli ISEE, coprono le cure di base e la prevenzione sanitaria (vaccinazioni, applicazione del microchip, trattamenti antiparassitari e talvolta la sterilizzazione), escludendo interventi chirurgici complessi, degenze lunghe o le vere e proprie emergenze o servizi di pronto soccorso, proprio perché non sono strutture pensate per sostituire le cliniche private H24.”
Nel suo intervento Mancini cita poi LEP e LEA, osservando che questi strumenti riguardano i diritti fondamentali, civili, sociali e sanitari garantiti dallo Stato alle persone.
Sul fronte delle iniziative intraprese dal Comune, il consigliere riferisce di interlocuzioni con alcuni operatori privati, che avrebbero però avuto esito negativo.
“Si è persino interloquito con alcuni privati, ricevendo tuttavia riscontro negativo; forse lei, con la sua influenza e impostando le mani come la celebre statua di Rio de Janeiro, potrà redimerli.”
Mancini riferisce inoltre di contatti con l’Ordine dei Medici Veterinari e annuncia che a breve dovrebbe svolgersi il collaudo di una nuova struttura comunale, nella quale potrebbero essere disponibili spazi destinati ad accogliere veterinari della ASL.
“Vi sono state inoltre interlocuzioni con l’Ordine dei Medici Veterinari e, a breve, vi sarà il collaudo di una nuova struttura comunale adibita, provvista di possibili spazi per accogliere i veterinari della ASL.”
Nella ricostruzione viene citato anche l’articolo 2, comma 12, della legge 281 del 14 agosto 1991, che Mancini richiama testualmente:
«Le strutture di cui al comma 1 dell’articolo 4 possono tenere in custodia a pagamento cani di proprietà e garantiscono il servizio di pronto soccorso».
È proprio sulla base di questo insieme di interlocuzioni e approfondimenti che il consigliere respinge l’accusa di immobilismo.
“Come può constatare, non c’è stato immobilismo, bensì un’attuale e costante perseveranza nel cercare la giusta soluzione amministrativa, destreggiandosi nella sovrapposizione di tante pratiche che meritano pari tempo e attenzione.”
La replica si fa quindi più dura nei confronti di chi ha rivolto le accuse all’amministrazione.
“Chi ci attacca mente, sapendo di mentire, e cerca di alzare solo la polvere, per potersi destreggiare nel caos.”
Nella parte conclusiva del suo intervento, Mancini torna infine alla metafora iniziale, collegando il confronto politico anche al prossimo appuntamento elettorale nazionale.
“La realtà, Eminenza, è che ci troviamo di fronte a persone che incarnano il perfetto stratega: un uomo calcolatore e distaccato, interamente votato al potere e alla fama, soprattutto in procinto delle prossime elezioni politiche… e lei, ne sono certo, ne sa qualcosa.”
La firma finale chiude il lungo intervento con un ultimo riferimento alla saga dei moschettieri: “Antonio Mancini, in fede Aramis”.
Lo riporta immediato.net.



