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In tutta Italia ci sono caserme dove sono comandate da Marescialli Superiori da oltre 20 anni

Antiracket Capitano Ultimo: Il Silenzio degli Innocenti

Purtroppo la memoria ci da ragione poiché ci saranno altre passeggiate, altre fiaccolate con in testa saccenti politici, ma al “Processo Corona” non ci sarà nessuno


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Foggia. Scriviamo facendo appello all’art. 18, all’art. 21 e all’art. 28 della Costituzione della Repubblica Italiana. Adesso è facile dire ve l’avevamo detto. Lungi da noi far leva sulla situazione di disagio che la F.A.I –Federazione Antiracket Italiana-, in particolare quella di Foggia, e Tano Grasso che in questi giorni stanno affrontando per la presa di posizione della famiglia Panunzio. Un disagio rafforzato dalle dichiarazioni dello stesso Lino Panunzio, figlio di Giovanni Panunzio ucciso a Foggia nel 1992 dal racket locale, che addirittura richiede il non utilizzo del nome del congiunto, dimettendosi da presidente onorario della F.A.I. di Foggia. Sembra che sia quasi una testimonianza indiretta che letta fra le righe (non troppo…) attesta che le cose in quella sezione non funzionino come dovrebbero. Certo è, e ci rammarica come associazione che ha lo stesso obiettivo costitutivo, che la F.A.I. di Foggia da quando si è costituita ha usufruito dei cospicui finanziamenti comunitari previsti dalla legge e che, purtroppo, non ha portato a conoscenza opinione pubblica e istituzioni varie dell’utilizzo in base alle azioni intraprese. Non si conoscono i numeri delle denunce fatte da chi è estorto e ciò non è un buon gesto, specie se parliamo di attività associative che alla base hanno la trasparenza e la fiducia di tutti.

Ripetiamo, è facile sparare a zero su di un personaggio (Tano Grasso) spesso risultato “Ingombrante” e a volte arrogante; noi non lo faremo. Noi, dell’Associazione Onlus Antiracket Capitano Ultimo, dal canto nostro ci soffermiamo a quanto di buono Tano Grasso ha saputo costruire sul territorio. Un lavoro svolto con mille fatiche. A lui va dato atto di averci messo impegno e abnegazione nel mettere in piedi a Foggia un’associazione antiracket. A differenza nostra lui ha avuto inizialmente l’appoggio istituzionale delle due Marie (i Prefetti foggiani Maria Latella e Maria Tirone) che gli hanno spalancato le porte di Corso Garibaldi, quella di una Prefettura che conserva nel dimenticatoio il nostro Modello Antiracket e anti Soprusi consegnato mesi fa. Alla F.A.I. porte aperte finanche da Colonnello dei Carabinieri e dal Questore di Foggia, tanto da mettergli in “mano” una task-force antiracket, poi soppressa. Beh, come vedete c’erano tutti gli elementi per far si che la suddetta associazione, la F.A.I. di Foggia appunto, operasse sul territorio della Capitanata nel migliore dei modi. Forse, ma non troppo, e ve lo chiediamo, la motivazione potrebbe risiedere che questi signori sopraelencati non sono di Foggia, eccetto il Questore, e perciò non comprendono ancora come ragioni un foggiano? Può essere, ma non lo diamo per scontato; altri interessi prevalgono su scelte di bene comune e legalità comune. Ne siamo convinti!

Spesso è stato detto che il foggiano è omertoso; noi lo ripetiamo a gran voce, il foggiano parla e anche troppo. Il motivo dell’incomunicabilità tra i foggiani e questi signori è la comprensione del linguaggio che il foggiano adotta quando deve dir qualcosa. Il foggiano parla tra le righe, mima, lancia messaggi ironici per far conoscere verità scomode, spesso “vomita” il sopruso senza clamori, ma parla, anzi comunica, non fa soffiate esplicite tanto per intenderci. Lo fa per non essere portato alla ribalta poiché il racket uccide. Il punto è che questi signori non riescono a comprenderli fra le righe, non sanno codificare ciò che dicono e spesso li mettono innanzi a deposizioni ufficiali anche con tanto di nome in prima pagina, senza citare le gole profonde, luoghi comuni in tutte le realtà dove la giustizia dovrebbe proteggere l’anonimato. Noi siamo del parere che certe attività debbano essere svolte da gente esperta, non solo in divisa (e ci sono ma non ben utilizzate), bensì da cittadini addestrati a tal compito. Ecco perché siamo fermamente convinti che uno degli strumenti per far pervenire le “soffiate” è la denuncia passiva. Li si che il foggiano dirà tutto. Gli addetti ai lavori e le persone addestrate e istruite a tal compito sanno di cosa parliamo. Ed il tutto è totalmente legale per chi si sta chiedendo il contrario. Contrariamente il foggiano, messo innanzi a una denuncia attiva e o ad una confessione spontanea scritta e firmata, rinnegherà anche i suoi avi per non passare come un infame e preservare l’incolumità sua e dei suoi cari. Solo con gli strumenti adatti si ottengono informazioni e collaborazioni, per poi diventare oggetto d’indagine da parte degli inquirenti preposti. Invece a Foggia massimamente avviene il contrario. Tutti Voi fate proclami, fate sfilate, fate sentire il cittadino onesto impotente dinanzi la criminalità organizzata con un vittimismo che presta il fianco alla criminalità.

La criminalità, specie quella organizzata, non teme la polizia o i carabinieri ma teme fortemente una ribellione delle coscienze da parte dei cittadini, delle sue vittime predefinite, quella ribellione che li porta a temere di perdere il controllo del territorio ottenuto con l’organizzazione tentacolare diramata in tutte le istituzioni; ecco perché la chiamiamo “organizzata” la criminalità. Noi, ed è triste dirlo, in terra di Capitanata a tutto questo abbiamo desistito già da tempo. Lo abbiamo fatto quando abbiamo provato a trasmettere alcune delicate e importanti note informative alla caserma dei carabinieri e alla Questura, senza mai essere ascoltati e, ancor più grave da parte loro, senza essere convocati per dei chiarimenti, e questo ci ha sempre fatto riflettere. Interpretate voi come….

Voi urlate che le cose devono cambiare, ma cambiate al vostro interno perché è li che bisogna prima “candeggiare” per poi uscire in strada a ramazzare il marciume. Il silenzio degli innocenti è assordante perché prodotto da chi dovrebbe parlare, agire, farci sentire sicuri. D’altro canto la nostra operatività è ben radicata in altri territori, anche più “caldi”, dove la criminalità organizzata è disumana e dove il cittadino, snervato del sopruso, ci chiama, si rivolge a noi. Gli atti conservati in associazione ci danno ragione e sono a disposizione per gli organi preposti dalla legge. Siamo attivi in tutta Italia e lo facciamo volontariamente (siamo una Onlus, non un’associazione che prende soldini…. e iscritta ad albi prefettizi), ottenendo consensi e risultati significati e risolutori per gli estorti, per chi ha bisogno di aiuto. I proventi sono utilizzati per la beneficenza, non per noi; noi siamo volontari. Ne andiamo fieri e continueremo. La scelta di rimanere come sede in Capitanata è strategica geograficamente e per la mappatura della criminalità organizzata, poiché questa stupenda terra è ahinoi un importante crocevia della mala.

In tutta Italia ci sono caserme dove sono comandate da Marescialli Superiori da oltre 20 anni che, causa forza maggiore, sono depositari di inciuci e intrallazzi perpetrati da persone ormai divenute col tempo “amiche”. Pertanto quando un onesto cittadino deposita una denuncia contro gli amici degli amici spesso questa finisce nel dimenticatoio. Lo stesso è per le ordinanze di Organi Giudiziari che intimano a queste Caserme, comandate e gestite da questi “Comandanti”, un provvedimento di perquisizione e sequestro presso aziende, commercialisti, imprenditori, e poi vieni a sapere che l’acquisizione di tali documenti è avvenuta non con una perquisizione in loco, bensì con una semplice telefonata partita dalla caserma. Una comunicazione che invitava l’amico a portare determinati documenti per trasmetterli in procura, per poi redigere un regolare verbale di perquisizione e di sequestro, come se tutto questo fosse avvenuto sul serio, lasciando l’amico nella sua “buona continuazione a delinquere” alle spalle di cittadini inermi e oltraggiati, ottenendo in cambio chissà cosa.

Di chi è la colpa? Noi la conferiamo a quei sindaci disinformati che fanno politica “spoliticando” senza avere nessuna cognizione del potere che hanno a disposizione in termini giudiziari, lo stesso che va attuato se nel loro circondario non è presente un commissariato di Polizia. Voi sindaci in territori del genere siete i mammasantissima. Se non avete le palle e il fegato per fare determinate azioni, “gentilmente” fatevi da parte. E se proprio non potete fare a meno della poltrona, “ancora gentilmente” (in nome della legalità e giustizia), delegate ai posti chiave Assessori esterni (non eletti, perciò non frutto del mercimonio della politica) che hanno il coraggio di richiedere agli organi preposti una istanza di situazione patrimoniale contro un impiegato presso la Pubblica Amministrazione che viva sopra le righe, ovvero sopra le proprie possibilità economiche. Sindaci abbiate il coraggio di farlo anche se si tratta di carabinieri, di poliziotti, di finanzieri, di impiegati comunali, di vigili urbani o agenti di polizia municipale e/o locale, di agenti penitenziari, etc… etc… . Indossare una divisa è un dovere morale verso gli altri e mai per se stesso; se ognuno di questi sopra elencati trae benefici personali indossandola, va buttato fuori con disonore.

Eppure, pur avendo desistito in terra di Capitanata, noi volontari dell’Associazione Onlus Antiracket Capitano Ultimo non ci siamo arresi, anzi ci siamo rafforzati in toto. Ciononostante abbiamo smesso di passare informazioni ai locali organi competenti perché ci siamo resi conto che siamo pesci fuor d’acqua in un contesto saturo di melma. Ci manca l’ossigeno, quello puro, quello che ti da la guarigione. Molti dicono che siamo avanti di 20 anni perché operiamo convenzionalmente con operatività all’avanguardia. Ma dove risiede la conservazione, dove vige la regola “A deo rex, a rege lex”, dove the Untouchables sono tutt’uno con la società pubblica e civile, è difficile scardinare, smembrare, sgrovigliare la matassa che intrecciando la trama ha prodotto nodi divenuti metastasi avanzate di un territorio governato con il beneplacito degli amici degli amici. Noi, comunque, non ci arrendiamo; in Capitanata stiamo in ascolto e, credeteci, i risultati arriveranno. I Prefetti cambiano, i Questori diventano Prefetti, i Colonnelli diventano Generali, a chi frega mettersi contro chi e cosa, e poi contro la criminalità se poi questa risiede anche nei palazzi, spesso sostenendola (e Mafia Capitale ne è un ampio esempio)? Noi crediamo, e ne siamo certi, agli stessi che di professione fanno gli incantatori di piazze, anche spoliticando. La gente vuole il cambiamento, ma lo vuole in silenzio e con forza.

I distinguo fra soggetti che fanno capo ad associazioni che si riempiono la bocca con la parola “Legalità”, che si riuniscono intavolando sedute fine e se stesse senza produrre risultati consistenti per arginare il fenomeno malavitoso, che diventano belligeranti per un diniego personalistico, non servono a ridar legalità, bensì a ottenere crediti che sfociano in voti. La politica dei politicanti purtroppo ha questa potenza. Tutto ciò fa ribrezzo perché la legalità si ottiene con la condivisione degli intenti, con la collaborazione tra persone-associazioni-istituzioni, credendo fino in fondo e rimettendoci la faccia, il nome, le proprie risorse, non quelle comunitarie, ovvero pubbliche, quelle versate dai cittadini con le tasse.

Quindi Sig. Grasso se ne ritorni nella sua terra; qui non si è perso niente, solo una magra figura che lei è in grado di metabolizzare precocemente perché l’associazione che l’andrà a sostituire sarà un’altra manovrata da burocrati con fini politici (chi oggi ne è parte ha avuto esperienze attive in politiche, ed il politico è sempre in campagna elettorale). Chi vivrà vedrà. Noi speriamo che sia il contrario anche perché alla nuova realtà, che riprende nel suo Progetto il termine “Legalità” e che nascerà a breve, noi tendiamo la mano perché siamo convintamente degli irrinunciabili collaboratori d’intenti e di azioni. Una chiosa comunque dobbiamo dirla su di lei, sig. Tano Grasso: non ci è piaciuta la sua apparizione in pompa magna, con al seguito i suoi aderenti, dinanzi alla Questura di Napoli quando manifestava per la vicenda di Nicola Barbato che lottava tra la vita e la morte, pubblicizzando la F.A.I. Sappiamo che la vicinanza c’era, ma il momento, secondo noi, non era adeguato. Sarebbe stato più bello tacere li davanti e parlare quando Nicola poteva farlo da se, così da testimoniare personalmente la sua azione.

Purtroppo la memoria ci da ragione poiché ci saranno altre passeggiate, altre fiaccolate con in testa saccenti politici, ma al “Processo Corona” non ci sarà nessuno. E pensare che noi la richiesta per costituirci parte civile l’avevamo formulata per essere al vostro fianco, ma ci è stato detto che eravamo lì per metterci in mostra. Noi a questi malpensanti della stampa servizievole, perché la colpa è loro e di chi li manovra dai palazzi, gli rispondiamo “non avete capito un c…”, tenetevi la criminalità organizzata, che se non lo avete capito dal nome ve lo rinfreschiamo noi, il termine organizzata è perché sono ORGANIZZATI a differenza di altri, e qui ci fermiamo.
E come da consuetudine, salutiamo tutti insieme la nostra “beata sonnecchiante” Marije che dorm…
Noi ci siamo!!!

(Antiracket Capitano Ultimo Humiliter-Humilium – Umili fra gli Umili – Chiamaci al cell. 324.6608367 – a.antiracketcapitanoultimo@gmail.com)

Antiracket Capitano Ultimo: Il Silenzio degli Innocenti ultima modifica: 2015-10-18T20:13:23+00:00 da Redazione



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