Manfredonia
A cura di Pasquale Ognissanti (Archivio Storico Sipontino)

Vertenze tra l’Università sipontina e i baroni di Monte S.Angelo (VIII)


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Vertenze tra l’Università sipontina e i baroni di Monte S.Angelo
a cura di Pasquale Ognissanti (Archivio Storico Sipontino)

Parte VIII

Determinazione di ricorrere al Sovrano dopo le angherie subite dai macellai sipontini

Da un atto notarile del 7 giugno 1786 si ha:
Die septima mensis junj, quarta inditione, millesimo septencentesimo octuagesimo sexto, in civitate Manfredoniae.
In publico testimonio costituito, et testibus in numero opportuno, Matteo Mele macellaro di questa città di Manfredonia, il quale con animo protestativo, narrativo, e enunciativo, jurium riserbativo, e per ogni altra migliore via che può, vale, e dalla legge gli vien permesso, dice, e fa sentire alle Signorie loro Ill.me d. Giuseppe Guerra Sindaco Generale, e suoi compagni Eletti, al Magistrato e Governo di questa sudetta città, qualmente, tenendo il protestante tutti li suoi animali, castrati, pecore, e capre per uso, e grassa di questo Pubblico, al solito antico pascolo assegnategli dalle Signorie loro Ill.me nel luogo della Defenza di questa Università, detta la Mezzanella, fralle mura di detta città, ed il vicino Convento di questi Padri Cappuccini, si è veduto questa mattina, presenti Michele Fatone, della medesima, Francesco Romanazzo di Turo, Mi-chele Marzullo di Viesti, Vincenzo la Terza di Scanna, ed altri, che gli armizzeri dell’Illustre Principessa di Girace per ordine del suo aggente, d. Angelo Maria Masi, imperiosamente colle armi alle mani si hanno trasportato carcerati in Montesantangelo tutti li sudetti animali, sul pretesto, che li Territorj tutti di questa Università sono di essa Ill.re Gerace, per cui il protestante sudetto col presente gli fa sapere, di non avere nessuna altra sorte di animali da macellare per la grassa di questo pubblico, e per conseguenza manca e mancherà esso genere. Protestandosi parimente di tenere e far tenere affreno questa intera Popolazione, passando la notizia a questo signor Comandante della Piazza affinchè tutti gli Militari di Cavalleria, Sviz-zeri, Meliziotti, ed Urbani non diano la menoma molestia al protestante per la deficienza di essa carne senza sua colpa; e finalmente si protesta ancora di ogni e qualunque danno possan’ avere detti suoi animali di mortalità per la variazione del pascolo, per lo furioso trasporto del viaggio ne’ presenti tempi estivi, e per ogn’altro che potrebbe ad essi avvenire. E così dice, e si protesta, non solo in questo, ma in ogni altro modo migliore.

In eodem actu et contestu gli attuali rappresentanti di questa città di Manfredonia notificati del sudetto atto potestativo, dicono di non aver forza uguale a quella della Principessa Gerace; ma l’unico espediente è di ricorrere alla Maestà del Sovrano, che Dio feliciti, per liberarsi questa popolazione dalle continue violenze, oppressioni, ed usurpazioni di continuo si fanno, tanto dalla detta Principessa che dal suo agente. E così dicono e replicano.

Ed ancor il 10 novembre successivo

Si è congregato il presente Conseglio, e Parlamento nella casa di questa Città ordinaria Cancelleria, ad sonum Campanae, et more solito, coll’intervento, e presenza del dr. sig. d. Marcantonio Ariani, Regio Governatore, e Giudice di detta Città, e da controscritti signori Proponenti attuali Governanti si propone, e fà sentire alle SS.VV., qualmente la Illustre Principessa Gerace utile Possessore del vicino luogo di Monte S. Angelo, non contenta di usare le continue violenze contro di questi Cittadini nelle loro rispettive Possessioni site nel luogo detto la Montagna, e sua falda, o siano Cozzolete tenimento di questa Città, che principia dal Vallone detto di Varcara siccome fù articolato e provato per parte di questa Università, i Cittadini nella causa vertita nel S.R.C., e per cui con decreti del medesimo prolato nel 1747 confirmato anche in grado di nullità si disse, che si fussero mantenuti nel posesso delle dedotte Possessori con poter esercitar tutti gli atti Domenicali di piantare, coltivare, edificare, e tutti altri competenti à vere Padroni, e perciò l’ Illustre Barone di Monte S. Angelo, e li di lui Officiali non avessero ardito sotto la pena di ducati mille di molestare la detta Università, e Cittadini dall’esercizio di detti Jussi, ed atti dominicali, del qual decreto da tempo in tempo se ne sono spedite delle varie provisioni per la debita esecuzione. Ma come la detta Illustre Principessa ha inteso sempre inquietare, e disturbare li detti Cittadini Possessori, e tutta la Cittadinanza per mezzo de suoi Aggenti, così sin dalli 23 maggio del 1776 si fè conclusione di doversi per parte di questa Università proseguire la detta causa in detto S.C. per l’esecuzione de suoi Decreti, e per far punire, e casti-gare li trasgressori per gli eccessi che commettevano, locchè fù anche confirmato con altra conclusione de 25 Maggio dell’antepassato anno 1785 con dovere l’ Università succumbere alla rata delle spese colli detti Cittadini Possessori.

In oggi all’incontro ben sanno le SS.VV., che per parte della detta Principessa, e dell’ attuale suo Aggente sono cresciute talmente le violenze, ed eccessi, che oltre di non esser sicuro più niuno de Cittadini de suoi poderi, ed industrie che in quella esercita giacche si fanno violentemente carcerare i poveri Cittadini, e li loro animali per mezzo de Guardiani, e si fanno trasportare, e marcire in Monte S. Angelo, esiggendo così indebitamente fida, e diffida, che non gli spetta sopra terreni che non sono suoi, ma anzi de Cittadini, con aver pure fatto carcerare gli animali addetti al macello di questo Publico, e della Real Guarniggione nella propria defesa di questa Università, e così anche lo (…) delle pietre, e per lo Calcare have avanzata, e raddoppiata le (…) sopra le legna da fuoco, cogli altri legnami, che si fanno nel Bosco necessarj per l’umano sostentamento, e per l’ Industrie, e non ostante di aver indebitamente alterare, e raddoppiate tali fide, pure si niega, e s’ impedisce colla forza, e carcerazione il sudetto taglio di Legnami troppo necessario per l’ Industrie delle Vigne, e massarie di campo, e d’ altro, le quali impedite così vanno a cadere, e con esse questa Popolazione andrà certamente a distruggersi machinando anche la detta Principessa, e suo Aggente con certi edificj, che stà costruendo in certi terreni di questa Mensa Arcivescovile siti a questa parte del sudetto vallone di Varcara, che lo è tenimento di questa Città, come lo fù articolato, e provato nella sudetts causa accolta nel S.C., e decisa nel possessorio a favore di questa Università in detto anno 1747 di volervi situare Centimoli, e Panetteria, locchè ridonderebbe in grave danno della Gabella della farina di questa Università, che fà la maggior rendita, e colla quale si pagano gli annuali pesi alla Regia Corte, ed altri forzosi. Ad evitare due, ed impedire per lo tratto successivo li sudetti eccessi, violenze, ed usurpazioni intendono anche essi Proponenti proseguire tuttocciò che si è attitato da passati Governanti con ricorrere anche dalla maestà del nostro Sovrano, che Dio sempre faliciti, affinchè colla sua alta potenza si degni imporre freno, e riparo alla detta principessa, e suoi Ministri per non veder estinta, e depopolata una sua Città maritima con un Porto in cui si fà commercio de’ Grani, ed altre Vittovaglie, che si raccolgono nella Puglia, e delle gran merci, che da paesi esteri s’immettono tutti per vantaggio del real Erario della Capitale, e di tutto il Regno, onde si fà il tutto presente alle SS.VV. anche per il loro savio parere.

(A cura di Pasquale Ognissanti, Archivio Storico Sipontino)

Vertenze tra l’Università sipontina e i baroni di Monte S.Angelo (VIII) ultima modifica: 2018-01-19T08:38:19+00:00 da Redazione



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