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M.Rizzi: Natuzzi se ne vada, la gestione diventi operaia


Di:

Michele Rizzi (Statoquotidiano@)

Bari – “CON i lavoratori del Presidio Om e con i militanti di Alternativa comunista sono stato oggi al presidio dei lavoratori Natuzzi sotto la Presidenza della Regione per solidarizzare con la loro lotta. Ma la solidarietà non basta. Infatti, di fronte all’arroganza della famiglia Natuzzi che pretende 100 milioni di euro e la possibilità comunque di licenziare chi vuole (con la scusa della ‘concorrenza estera’), rispondiamo che sia l’ora che vada via. Hanno beneficiato di ricchi finanziamenti pubblici elargiti dalle ‘Istituzioni’ amiche, governi e Regione, e nonostante tutto pretendono mano libera per cacciare 2000 lavoratori”. Lo dice in una nota Michele Rizzi – Coordinatore regionale di Alternativa comunista.

“Invece, noi di Alternativa comunista, riteniamo che l’unica soluzione per salvare i lavoratori e la produzione, sia disfarsi della famiglia Natuzzi, che le fabbriche siano espropriate e che siano gestite da comitati di lavoratori eletti democraticamente”.

“Questa soluzione è all’ordine del giorno di molti lavoratori in lotta nel barese e a breve lo diventerà anche per Natuzzi”, ha detto tra l’altro Rizzi.

Redazione Stato

M.Rizzi: Natuzzi se ne vada, la gestione diventi operaia ultima modifica: 2013-06-19T15:31:08+00:00 da Redazione



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Commenti


  • Redazione

    Canonico (MeP): Natuzzi, tra crisi e ritardi, pagano i lavoratori

    Una nota del capogruppo dei Moderati e Popolari, Nicola Canonico
    Oltre le belle parole sarebbe il caso di chiarire una volta per tutte quali provvedimenti ulteriori la Regione intenda assumere per dare concreta e rapida attuazione ai contenuti dell’Accordo di programma, stilato con il Ministero per lo sviluppo economico ben quattro mesi fa, a sostegno e per lo sviluppo del distretto del Mobile imbottito compreso tra la Puglia e la Basilicata. Perché l’impressione netta è che ha fronte di una dura crisi aziendale che sta colpendo il colosso industriale della Natuzzi, ancora una volta gli operai e i dipendenti – a rischio circa 1900 posti di lavoro in un Sud lacerato dalla disoccupazione – stiano pagando a caro prezzo ritardi altrui. E oltre alla stessa azienda mi riferisco alla Regione Puglia e al presidente Nichi Vendola, che proprio in questi giorni di dura vertenza ha ritirato fuori i 101 milioni dell’accordo di programma, già ampiamente pubblicizzati a febbraio scorso quando l’intesa venne sottoscritta, senza però chiarire procedure e tempi per l’erogazione dei fondi a tutte le imprese che ne abbaino fatto o ne faranno legittima richiesta. Ognuno a questo punto si deve assumere le proprie responsabilità e agire di conseguenza: siamo di fronte all’ennesimo dramma sociale del nostro territorio che merita una reazione dura da parte di tutte le istituzioni, affinché non si assista più ad azioni giocate sui diritti dei lavoratori e sui doveri tanto degli imprenditori quanto delle istituzioni locali e nazionali. /comunicato


  • avv. Gegè Gargiulo

    Da: avv. Eugenio Gargiulo (eucariota@tiscali.it)

    Il licenziamento è illegittimo se la contestazione al lavoratore riporta una data errata!

    Anche un errore trascurabile, come l’indicazione erronea della data della contestazione, rende nullo il provvedimento disciplinare del datore di lavoro.

    Il datore di lavoro che intenda contestare al lavoratore un determinato comportamento illegittimo, deve farlo indicando con estrema precisione la data dell’episodio. Se, infatti, commette un errore nell’indicazione di tale data, ogni eventuale successivo provvedimento , compreso il licenziamento, è illegittimo.

    Infatti, secondo una recentissima sentenza della Cassazione, l’errore, da parte dell’imprenditore, nell’indicazione del momento in cui è avvenuto l’episodio in contestazione, pregiudica il diritto alla difesa dell’incolpato. ( in tal senso Cass. sent. n. 15006 del 14.06.2013.)

    È infatti onere del datore di lavoro, che esercita il potere disciplinare, di fornire, nella contestazione dell’addebito, l’indicazione degli elementi del fatto in modo preciso, in modo da consentire al lavoratore un’idonea e piena difesa.

    Anche un errore trascurabile sulla data, frutto di un semplice refuso, assume un valore decisivo perché impedisce il diritto alla prova spettante all’incolpato, ossia il diritto a provare di non essere stato sui luoghi dell’illecito.
    Foggia, 19 giugno 2013 Avv. Eugenio Gargiulo

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