Prosegue l’attività parlamentare della senatrice del Movimento 5 Stelle Gisella Naturale sul tema della caccia, con una serie di iniziative in Senato che puntano a sollevare criticità legate alla tutela dell’ecosistema, della biodiversità e della pubblica sicurezza.
Nel corso della settimana, la senatrice ha presentato una interrogazione ai ministri del Masaf e dell’Interno e ha preso posizione in aula durante la discussione generale sul ddl caccia, denunciando quelli che definisce rischi e criticità dell’impianto normativo in esame.
L’interrogazione prende spunto da un episodio avvenuto in Friuli Venezia Giulia, dove un cacciatore impegnato nell’addestramento dei cani avrebbe esploso un colpo colpendo e ferendo un runner di 68 anni. Da qui l’atto ispettivo evidenzia, secondo la senatrice, l’incompatibilità tra attività venatoria e sicurezza pubblica, anche nelle fasi di addestramento fuori dal calendario ufficiale.
Tra i punti sollevati figurano la presunta insufficienza delle regole sulle aree cinofile, il rischio che tali attività possano rappresentare una prosecuzione indiretta della caccia e la necessità di una revisione complessiva della normativa. Naturale chiede inoltre se non sia opportuno sospendere le attività potenzialmente pericolose al di fuori dei periodi venatori, ridurre le aree di caccia e rafforzare le zone dedicate alla fruizione pubblica.
In aula, durante la discussione sul ddl, la senatrice ha espresso una dura critica al provvedimento della maggioranza: «La fauna selvatica è patrimonio indisponibile dello Stato, ma per questa maggioranza è diventata una merce di scambio per saldare debiti elettorali e conservare consenso», ha dichiarato.
«La scienza viene accantonata, il ruolo di Ispra ridimensionato, mentre si tenta di mascherare come tutela ciò che avrà un impatto inevitabilmente negativo sulla biodiversità», ha aggiunto, sottolineando anche il rischio di un arretramento culturale nella tutela degli ecosistemi.
Tra le ulteriori criticità evidenziate, la senatrice ha denunciato l’ipotesi di apertura alla caccia su aree del demanio marittimo e una possibile riduzione delle sanzioni per il bracconaggio, definendo tali scelte come un segnale negativo sul piano ambientale e sociale.
«Vergognoso», ha concluso Naturale, ribadendo la sua contrarietà al provvedimento e l’impegno a proseguire l’azione politica a tutela dell’ambiente.



