Né di destra né di sinistra : la bugia tutta 5 stelle
Per anni il Movimento 5 Stelle ha costruito la propria identità su una formula semplice: “né di destra né di sinistra”. Uno slogan efficace sul piano elettorale, ma sempre meno convincente sul piano dell’analisi politica. Perché se è vero che il M5S non può essere definito un partito di destra in senso tradizionale, è altrettanto vero che con la destra italiana ha condiviso più di quanto molti dei suoi sostenitori siano disposti ad ammettere.
La somiglianza non riguarda tanto i programmi economici o le politiche sociali. Riguarda qualcosa di più profondo: il modo di interpretare la politica.
Il Movimento nasce e cresce sulla contrapposizione tra “popolo” e “casta”. La destra populista contemporanea si alimenta della stessa dinamica. Cambiano i nemici di giornata — Bruxelles, i tecnocrati, i giornali, i poteri forti, la finanza globale — ma lo schema resta identico: esiste un popolo virtuoso tradito da élite corrotte e autoreferenziali.
L’arrendevole potenza del populismo
In questo senso il Movimento 5 Stelle ha rappresentato una delle più potenti rivoluzioni populiste della storia repubblicana. Non una rivoluzione di sinistra, non una rivoluzione di destra: una rivoluzione contro il sistema politico esistente.
E qui emerge il primo punto scomodo. Molti elettori del M5S hanno creduto di votare una forza progressista. In realtà stavano votando soprattutto una forza anti-establishment. Non è la stessa cosa.
L’anti-establishment è una categoria che può portare in direzioni molto diverse. Può produrre politiche sociali avanzate oppure pulsioni conservatrici. Può allearsi con la sinistra oppure con la destra. Il collante non è un’idea di società ma l’avversione verso chi governa.
Non di certo un incidente l’alleanza con la Lega
È per questo che l’alleanza con la Lega nel 2018 non fu l’incidente ideologico che molti raccontano ancora oggi. Fu la conseguenza logica di una lunga convergenza politica. Entrambi i partiti avevano costruito il consenso contro l’ordine esistente. Entrambi denunciavano l’Europa dei vincoli. Entrambi consideravano i partiti tradizionali un problema più che una soluzione. Entrambi parlavano direttamente a un elettorato convinto di essere stato ignorato per anni.
Naturalmente esistono differenze importanti
La destra italiana fonda una parte significativa della propria identità sul tema nazionale, sulla sicurezza e sul controllo dell’immigrazione. Il M5S non ha mai fatto dell’identità nazionale il centro della propria proposta politica. Allo stesso modo, il reddito di cittadinanza e alcune battaglie ambientaliste appartengono molto più alla cultura sociale progressista che a quella conservatrice.
Ma proprio qui emerge il limite di una lettura superficiale. Le differenze programmatiche non cancellano le affinità culturali.
Quando un movimento sostiene che le mediazioni sono inutili, che i partiti tradizionali sono tutti uguali, che i giornali mentono, che gli esperti sono sospetti e che il popolo possiede una verità più autentica delle istituzioni rappresentative, entra in un territorio comune a gran parte del populismo contemporaneo, di destra e di sinistra.
5 stelle, l’interprete italiano della crisi identitaria
Il punto centrale è questo: il Movimento 5 Stelle non è stato la sinistra radicale che alcuni immaginavano e non è stato nemmeno una destra travestita. È stato il principale interprete italiano della crisi della distinzione tra destra e sinistra.
Una crisi che ha spostato il conflitto politico su un altro terreno: non più capitale contro lavoro, Stato contro mercato o conservazione contro progresso, ma cittadini contro sistema.
Per anni questa operazione ha funzionato. Ha raccolto voti nelle periferie urbane, nel Mezzogiorno, tra i disoccupati, tra i piccoli imprenditori, tra ex elettori di sinistra e di destra. Ha unito gruppi sociali che tradizionalmente si trovavano su fronti opposti.
Prima la denuncia del sistema, poi gli artefici principali
Il problema è che una forza politica può vincere denunciando il sistema. Governare richiede invece una visione coerente del sistema che si vuole costruire. Ed è qui che il Movimento ha mostrato tutte le sue contraddizioni.
La verità più scomoda è che il M5S ha spesso condiviso con la destra non le soluzioni, ma il metodo. Non la destinazione, ma la strada. Non l’ideologia, ma il linguaggio politico.
Ed è proprio questo che rende il paragone inevitabile. Non perché i due mondi siano uguali, ma perché per anni hanno parlato allo stesso sentimento: la sfiducia. Una forza l’ha declinata in chiave nazionalista, l’altra in chiave anti-casta. Ma la materia prima era la stessa.
La negazione della politica
Ed è difficile capire la politica italiana degli ultimi quindici anni senza riconoscere questa parentela. Anche quando entrambe le parti preferiscono negarla. Non a caso, molti della politica che animano i palazzi a 5 stelle, provengono da partiti e movimenti di destra, non escluso Casa Pound.
A cura di Maurizio Varriano.




Analisi colta, nel senso di raccolta, nelle pieghe di un conformismo culturale imperante.La destra è ben altro e non va confusa con una mancanza d’identità storica, politica e sociale.La destra è conservatrice nei valori e liberale nei diritti.
avv.Francesco Santoro