Il gasolio potrebbe raggiungere i 3 euro al litro nei prossimi mesi. A lanciare l’allarme è Michele Marsiglia, presidente di FederPetroli Italia, che guarda con crescente preoccupazione all’evoluzione della crisi in Medio Oriente e alle possibili ripercussioni sui mercati energetici.
Non si tratterebbe di un rincaro immediato, ma di uno scenario che, secondo Marsiglia, potrebbe concretizzarsi «in pochissimi mesi» qualora le tensioni nello Stretto di Hormuz non dovessero attenuarsi. «Se continua così, si potrebbe arrivare a uno stravolgimento», ha dichiarato il presidente dell’associazione.
A pesare sono soprattutto le quotazioni delle materie prime: il Brent si mantiene su livelli molto elevati, intorno ai 92-93 dollari al barile, mentre il gas ha raggiunto quota 63 euro per megawattora. Un quadro che alimenta i timori di nuovi aumenti lungo l’intera filiera energetica e dei trasporti.
Imprese in allarme: «Servono nuovi interventi sulle accise»
La corsa dei carburanti preoccupa in particolare le piccole imprese. Secondo la Fapi, la Federazione autonoma piccole imprese, l’aumento dei prezzi sta rapidamente cancellando i benefici prodotti dalle misure adottate dal governo. L’organizzazione chiede quindi all’esecutivo di valutare ulteriori interventi sulle accise per contenere il costo alla pompa.
Critica anche Confimprenditori, secondo cui i provvedimenti varati finora si sarebbero dimostrati «del tutto inefficaci». Il rischio è che migliaia di aziende debbano sostenere costi sempre più elevati per il trasporto, la produzione e la distribuzione, con inevitabili conseguenze sui prezzi finali di beni e servizi.
Il Codacons sollecita invece la proroga dello sconto fiscale e la sua estensione alla benzina. I prezzi della verde, sottolinea l’associazione, hanno ormai superato — sia sulla rete ordinaria sia in autostrada — quelli registrati il 27 luglio, prima dell’introduzione dell’agevolazione riservata al gasolio.
Petrolio e prezzi alla pompa: rincari più rapidi dei ribassi
Le tensioni internazionali si riflettono rapidamente sui listini dei carburanti. Secondo l’Osservatorio sui Conti pubblici italiani, permane una marcata asimmetria nella trasmissione delle variazioni del prezzo del greggio: quando il petrolio aumenta, i rincari arrivano velocemente alla pompa; quando diminuisce, invece, i ribassi richiedono più tempo.
In Italia, come nelle altre principali economie avanzate, circa due terzi dell’aumento del greggio vengono trasferiti sui prezzi dei carburanti entro tre giorni, mentre l’adeguamento risulta quasi completo nel giro di dieci giorni. In caso di diminuzione, nello stesso arco di tre giorni viene trasferito soltanto un terzo del ribasso; per arrivare a quattro quinti della riduzione occorrono invece circa 17 giorni.
Gasolio sopra i 2,10 euro, benzina vicina alla soglia dei 2 euro
Intanto prosegue la corsa dei prezzi. In autostrada la benzina in modalità self service costa mediamente 2,178 euro al litro, in lieve aumento rispetto ai 2,173 euro del giorno precedente.
Sulla rete stradale nazionale, la verde in modalità self si attesta in media a 1,997 euro al litro, mentre il gasolio raggiunge i 2,107 euro. I dati sono elaborati dal ministero delle Imprese e del Made in Italy sulla base delle rilevazioni dell’Osservatorio prezzi carburanti.
Il prezzo medio del diesel in autostrada è così tornato sui livelli del 4 agosto, giorno in cui il Consiglio dei ministri aveva approvato l’ultimo decreto sulle accise, prorogando fino al 25 agosto il taglio fiscale di 17 centesimi al litro già in vigore dal 28 luglio.
L’ipotesi dei 3 euro al litro resta al momento uno scenario, non una previsione certa. La sua eventuale realizzazione dipenderà soprattutto dall’andamento della crisi mediorientale, dalla sicurezza dei transiti nello Stretto di Hormuz e dalla risposta dei mercati internazionali. Ma l’allarme lanciato da FederPetroli riaccende il dibattito sull’efficacia degli interventi fiscali e sulle misure necessarie per proteggere famiglie e imprese da una nuova emergenza energetica. Fonte: leggo.it



