«Per ridurre le liste d’attesa si fanno sparire le richieste». È durissimo il giudizio del gruppo di Fratelli d’Italia sulla fase 2 del Piano predisposto dalla Regione Puglia per affrontare uno dei problemi più gravi della sanità regionale.
La presa di posizione è affidata a una nota del presidente del gruppo Paolo Pagliaro, sottoscritta dalla vicepresidente Tonia Spina e dai consiglieri Dino Basile, Luigi Caroli, Giannicola De Leonardis, Andrea Ferri, Nicola Gatta, Renato Perrini, Tommaso Scatigna, Antonio Scianaro e Giampaolo Vietri.
«Neppure il mago Silvan avrebbe potuto inscenare un trucco simile e presentarlo come una rivoluzione», affermano gli esponenti di FdI. Il principale bersaglio della critica è la riduzione della validità temporale delle prescrizioni mediche. Secondo i consiglieri, il nuovo meccanismo rischierebbe di produrre una diminuzione soltanto formale delle prestazioni in attesa.
«Prenotare una visita urgente entro cinque giorni è spesso quasi impossibile. Una volta scaduti i termini, però, la prestazione scompare dagli elenchi. In questo modo si riduce lo stock delle richieste, ma non si risolve il problema dei pazienti», sostengono.
Per FdI si tratterebbe di «un espediente contabile» che costringerebbe i cittadini a ricominciare il percorso dall’inizio: tornare dal medico di medicina generale, ottenere una nuova prescrizione e rivolgersi ancora una volta al Cup.
«Più burocrazia sulle spalle dei medici»
Il gruppo consiliare contesta anche la complessità del Piano, accusato di introdurre «una ragnatela di regole, indicatori e coefficienti» destinata a gravare soprattutto sui medici di famiglia e sul sistema sanitario.
Secondo FdI, i professionisti verrebbero sottoposti a controlli più stringenti e potrebbero essere costretti a limitare le prescrizioni, mentre gli adempimenti amministrativi sottrarrebbero ulteriore tempo all’assistenza dei pazienti.
«Complimenti, mago Decaro», ironizzano i consiglieri. «Ci aspettavamo un potenziamento dei servizi e ci ritroviamo una valanga di burocrazia».
La fase 2 del Piano avrebbe un costo di 20 milioni di euro e seguirebbe il primo intervento, finanziato con 15 milioni. Proprio sui risultati della fase iniziale, però, Fratelli d’Italia chiede maggiore chiarezza.
I dubbi sulle prestazioni recuperate
La Regione ha indicato in 157.176 il numero delle prestazioni recuperate. Per i consiglieri di opposizione, tuttavia, questo dato non sarebbe sufficiente a misurare l’efficacia del Piano.
«Quante prestazioni sono state realmente erogate e quante, invece, sono state cancellate attraverso il recall perché i pazienti avevano rinunciato o si erano già rivolti alla sanità privata?», chiedono.
A loro giudizio, la fase 1 avrebbe prodotto soprattutto una scrematura delle vecchie prenotazioni, senza incidere in maniera significativa sui tempi delle nuove richieste. Il parametro decisivo, osservano, dovrebbe essere il numero di giorni di attesa effettivamente risparmiati dai cittadini.
«Per numerosi esami diagnostici e visite specialistiche, rivolgendosi al Cup, si continua ad attendere per anni, non per mesi. Far scadere la prescrizione in pochi giorni non cancella il bisogno di cura. Rischia, invece, di spingere altri pugliesi a rinunciare alle prestazioni o a rivolgersi ai privati».
Il nodo del personale e delle Case di comunità
Un’altra questione sollevata riguarda il personale sanitario. La fase 2 prevederebbe un incremento delle ore di attività e il ricorso a prestazioni aggiuntive, ma FdI domanda con quali risorse umane sarà possibile garantire il servizio.
«Si pensa di utilizzare personale già stremato da doppi turni e mancati riposi? Sono stati considerati i limiti previsti per il lavoro straordinario dei medici?», incalzano i consiglieri.
Dubbi vengono espressi anche sull’impiego delle Case di comunità: «Dove sono e quante risultano realmente operative? Non si può costruire un Piano dando per scontata l’esistenza di strutture che, in molti territori, non funzionano ancora pienamente».
«Le Asl riferiscano in Commissione»
Il gruppo di Fratelli d’Italia chiede infine chiarimenti sul sistema dei controlli, affidato alle aziende sanitarie locali. Le Asl, secondo l’opposizione, avrebbero avuto negli ultimi anni un ruolo rilevante nella formazione del deficit sanitario regionale.
Per questa ragione i consiglieri tornano a sollecitare l’audizione dei vertici aziendali in Commissione, affinché illustrino i bilanci e riferiscano sull’effettiva capacità di applicare le misure previste.
Contestati anche i tempi indicati per l’adozione dei Piani aziendali di riduzione delle liste d’attesa, fissata entro il 14 settembre: una scadenza giudicata troppo ravvicinata e difficilmente compatibile con la complessità degli interventi richiesti.
«La montagna non ha partorito un topolino, ma un elefante di burocrazia», conclude la nota. «Presidente Decaro, non ne avevamo bisogno. I pugliesi chiedono meno carte, meno attese e più salute».



