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L’Unità d’Italia e vecchi e nuovi termini della Questione meridionale (II)


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NECESSITÀ DI UNA REVISIONE CRITICA DELLA STORIA E DELLA QUESTIONE MERIDIONALE. In questa prospettiva, critica e revisionistica, si pongono studi e riflessioni che propongono e testimoniano un approccio nuovo per affrontare la Questione Meridionale,un approccio fondato sull’impegno e l’attivazione, individuale e collettiva dei meridionali stessi per il Sud, secondo un modello autopropulsivo, di valorizzazione delle proprie risorse, di mobilitazione dal basso, di spinta al cambiamento delle classi dirigenti, specialmente politiche.

La stampa locale e provinciale ha da tempo dato grande spazio e risalto a questa prospettiva sia con appositi e specifici dibattiti culturali a partire dai libri di Pino Aprile sia con l’impegno quotidiano giornalistico di valorizzazione di esempi (pochi) positivi di imprenditoria sana e di critica verso l’immobilismo della classe politica dominante e di spinta al loro rinnovamento.

A nulla serve piangerci addosso; è sicuramente più utile e produttivo utilizzare esempi e dati positivi, darsi da fare direttamente come meridionali a cambiare e migliorare le proprie condizioni di vita, sia attraverso l’impegno minuto ed invisibile sia attraverso una partecipazione più sociale e collettiva sia attraverso una presa di coscienza forte delle proprie responsabilità (come meridionali) ed anche attraverso conoscenze, storiche ed attuali, sul perché le disuguaglianze ed il divario Nord/Sud di è prodotto, mantenuto, sviluppato ed addirittura rafforzato, andando con analisi alla sua origine storica, al momento dell’unità d’Italia.

L’UNITÀ D’ITALIA E L’ARRETRATEZZA DEL SUD. Infatti in questa prospettiva vengono ripresi, e posti in luce argomentazioni, fondate e fortemente documentate, secondo cui la disuguaglianza nello sviluppo tra Nord e Sud ha origini antiche e storiche, non è da datare e da vedere solo a partire dalla 2a guerra mondiale, che pur ha la sua rilevanza data la divisione del mondo che si è allora strutturata, ma dal momento dell’unità d’Italia, dalle modalità con cui è stata costruita l’unità d’Italia.

In tal senso, soprattutto in occasione dei 150 anni dell’unità d’Italia sono uscite molte pubblicazioni che rivedono la storia del Sud e della sua arretratezza. Viene proposta e considerata più utile per una maggiore e compiuta verità storica una tendenza a rovesciare un po’ la storia dominante, tendenza considerata fortemente fondata poiché emerge da documenti messi a disposizione degli studiosi solo negli ultimi anni, con l’apertura degli Archivi di Stato, parlamentari, militari, comunali, prima non disponibili.

Tale tendenza, riscopre e si riallaccia agli studi già espressi da Renzo del Carria nel 1966, con la pubblicazione del I e II volume del libro “Proletari senza rivoluzione”, e ancor prima da Salvatore Francesco Romano che 1953 pubblicò il libro “Momenti di Risorgimento in Sicilia”, che allora non ebbero molto seguito.

ROSSO TRAMONTO DI TOMMASO PRENCIPE. In questa prospettiva si inserisce anche il romanzo di Tommaso Prencipe recentemente pubblicato dal titolo “Rosso tramonto; fatti e misfatti di un brigante garganico”. Il libro, molto documentato e considerabile come romanzo storico-sociologico, racconta la vicenda di un brigante garganico, Luigi Palumbo, detto Il Principe, durante un periodo preciso e particolare, 1861-64, e va visto all’interno di un processo storico più generale, sia guardando al senso dell’iniziativa sabauda di invasione ed annessione del Sud sia al brigantaggio, come fenomeno sociale e politico, fortemente e generalmente diffuso e presente in quel periodo in tutta l’Italia meridionale, specialmente nelle zone impervie collinari e di montagna.

T. Prencipe è uno studioso di storia locale, fondatore e presidente per moltissimi anni del Centro di Documentazione Storica di Manfredonia, che attraverso numerosi Convegni di Studio e la pubblicazione costante di un Bollettino ha dato in oltre trent’anni un contributo determinante alla conoscenza della storia e della cultura di Manfredonia. In “Rosso Tramonto” egli intende presentare una visione ed un’ipotesi sull’arretratezza del Sud che rompe con la storiografia dominante. Già nella prefazione pone alcune domande, oggi molto vive tra studiosi e meridionalisti impegnati.

La nascita dell’Unità d’Italia è stata realmente una risposta al grido di dolore lanciato dalle popolazioni meridionali per sottrarsi alle condizioni di vita ritenute penose a causa del regime borbonico o è l’esito di una conquista del Sud intelligentemente preparata dal Regno Sabaudo? Il passaggio dal governo borbonico a quello dei Savoia è stato di giovamento per il Sud o è l’inizio di amare esperienze? L’opposizione del Sud alla conquista sabauda espressa dal brigantaggio è un fenomeno solo reazionario, nato esclusivamente per difendere gli interessi borbonici od è anche espressione di un movimento sociale spontaneo diffusosi nel mondo contadino e negli strati più deboli della popolazione per affermare principi di uguaglianza e giustizia sociale (il diritto della terra a chi la lavora) e rompere sia vincoli feudali sia rapporti sociali ed economici di dominio del nascente capitalismo del Nord? Secondo T. Prencipe oggi le ricerche di archivio, la ricchezza di documenti nuovi reperibili negli Archivi di Stato parlamentari, militari, ecc. possono e stanno dando risposte più fondate e veritiere meno ideologiche a queste domande, diverse dalla storiografia ufficiale e dominante la quale, quindi, richiede una profonda revisione.

LEGGERE MANFREDONIA E RIFLETTERE COLLEGIALMENTE. In tal senso una risposta più collegiale a queste domande sicuramente verrà dagli incontri di riflessione e di approfondimento organizzati nel Chiostro del Comune di Manfredonia dall’Associazione Sedici e da Andrea Pacilli Editore nei prossimi giorni. Infatti al centro del confronto ci saranno le tematiche de “Il Sud che verrà”, “Lo stato dell’arte di stampa ed editoria in Puglia”, “Una rinnovata questione meridionale”, presentate e discusse da autorevoli studiosi meridionali. L’augurio e la speranza è che da questi studi, da queste riflessioni collegiali, senza pregiudiziali, si possa non solo capire meglio e più compiutamente le ragioni degli attuali ritardi del Sud ma anche trarne indicazioni operative per un impegnocontinuativo che possa contribuire a modificare il modo di operare delle classi dirigenti locali e meridionali ingenerale.

Infatti l’arretratezza, il ritardo più grande del Sud è forse la permanenza di una classe dirigente politica tesa a perpetuare se stessa, riproponendo l’eterno trasformismo caratterizzante la storia d’Italia dall’Unità ai giorni nostri, poiché una nuova prospettiva di crescita del Sud non può che venire da una nuova classe dirigente politica che sa utilizzare gli spunti positivi autopropulsivi ed innovativi che la storia del Sud testimonia. (II – fine)

(Copertina, ph: http://www.altovastese.it)

(A cura di Silvio Cavicchia – Sociologo e Ricercatore Sociale del Centro Studi e Ricerche “Eutopia” – silviocavicchia@libero.it)

L’Unità d’Italia e vecchi e nuovi termini della Questione meridionale (II) ultima modifica: 2014-09-19T13:47:35+00:00 da Redazione



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