BARI — Un appello alla responsabilità collettiva, con Taranto al centro e il dialogo come metodo di governo. È il messaggio lanciato dal presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, durante la cerimonia inaugurale dell’89ª edizione della Fiera del Levante. Tornato sul palco della campionaria barese dopo due anni e con un ruolo diverso, Decaro ha evitato il tradizionale elenco dei risultati per concentrarsi sulle fragilità della regione e sulle sfide che richiedono una risposta comune.
«Vi chiedo di stare insieme, uniti, nelle battaglie per il futuro dei pugliesi», ha detto rivolgendosi a maggioranza e opposizione, Governo, Regione e amministratori locali. Un invito a superare appartenenze e convenienze politiche perché, ha sottolineato, «il futuro della Puglia viene prima del destino personale di ognuno di noi».
Taranto e l’ex Ilva: «Non c’è più tempo»
Il passaggio più urgente del discorso ha riguardato Taranto e il futuro dell’ex Ilva. Decaro ha richiamato il rischio dello spegnimento dell’area a caldo, definendolo un punto di non ritorno per lo stabilimento, la città e i lavoratori. La richiesta allo Stato è quella di intervenire con una legge speciale che consenta ai tarantini di scegliere finalmente il proprio futuro, dopo decenni segnati dal conflitto tra salute, lavoro e sviluppo.
«Adesso tocca a Taranto. Non c’è più tempo, non ci sono più scuse», ha scandito il presidente. La Regione, ha assicurato, farà la propria parte nel rispetto delle competenze statali. Ma la prospettiva indicata è netta: se l’acciaio è considerato strategico dal Governo, allora deve essere possibile costruire «un’industria nuova» e produrre «un acciaio pulito».
Nel progetto di rinascita trovano spazio anche i Giochi del Mediterraneo, indicati come possibile avvio di una nuova stagione per la città: non soltanto un grande evento, ma un’occasione di rigenerazione urbana e sociale fondata sullo sport, sulla bellezza, sulla salute e sull’occupazione.
Decaro ha quindi rivolto un messaggio diretto ai cittadini che temono di ammalarsi, perdere il lavoro o essere costretti a lasciare Taranto. Richiamando il libro di Isaia — «Sentinella, quanto resta della notte?» — li ha invitati a non abbandonare la speranza: «Dopo la notte viene sempre il mattino e noi ci faremo trovare pronti».
Violenza sulle donne, la risposta parte dalla scuola
Dal palco della Fiera del Levante il presidente ha ricordato anche Lorena e suo padre, Franco Isceri, ribadendo la necessità di trasformare il cordoglio in decisioni concrete. Il femminicidio, ha affermato, non si contrasta formando “uomini forti” chiamati a difendere “donne fragili”, perché questa idea riproduce la stessa cultura del possesso che si vuole combattere.
«Non abbiamo bisogno di uomini forti, abbiamo bisogno di donne e uomini liberi», ha detto Decaro. Da qui l’impegno a portare nelle scuole pugliesi il progetto della “scuola d’amore”, dedicato all’educazione all’affettività, al rispetto di sé e degli altri e alla libertà nelle relazioni, senza distinzioni di genere, etnia o religione.
Secondo il presidente, in una società iperconnessa la scuola, insieme alle famiglie, deve offrire ai più giovani strumenti autorevoli per comprendere la complessità dei rapporti umani. Lasciare questo compito esclusivamente ai social e agli influencer, ha avvertito, significa rinunciare a una responsabilità educativa fondamentale.
Pur scegliendo di non trasformare l’intervento in un bilancio di governo, Decaro ha richiamato alcuni provvedimenti e indicatori economici. Tra questi, “Mare Democratico”, il programma che destina dieci milioni di euro nei primi tre anni alla riqualificazione e alla sicurezza delle spiagge pubbliche e gratuite. Nella prima annualità, secondo i dati citati dal presidente, sono stati finanziati 56 progetti in altrettanti comuni costieri.
«La spiaggia pubblica deve tornare a essere un diritto vero dei cittadini, non un ripiego», ha affermato, precisando che l’iniziativa non rappresenta una contrapposizione all’impresa privata.
Sul fronte produttivo, Decaro ha riferito una crescita del 15,2 per cento dell’export pugliese rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, trainata soprattutto da meccatronica, tecnologie dell’informazione e aerospazio. Ha inoltre annunciato per il 3 ottobre l’avvio dei voli cargo dal terminal di Grottaglie, destinati a ridurre tempi e costi delle esportazioni e a sostenere in particolare il comparto agroalimentare.
Positivi, pur con alcune cautele, anche i dati sull’occupazione illustrati nel discorso: nel secondo trimestre del 2026 gli occupati sarebbero 1 milione e 328 mila, 16 mila in più rispetto allo stesso periodo del 2025 e 36 mila in più rispetto al trimestre precedente. La crescita maggiore riguarderebbe il lavoro femminile, con 38 mila occupate in più. Il presidente ha tuttavia riconosciuto la presenza di impieghi intermittenti e concentrati in settori a basso valore aggiunto, oltre al progressivo esaurimento del ciclo di investimenti legato al PNRR e alle politiche di coesione.
Sanità, liste d’attesa e autonomia differenziata
Ampio spazio è stato riservato alla sanità regionale. Decaro ha difeso l’aumento progressivo dell’IRPEF, definendolo una scelta necessaria per affrontare il disavanzo ed evitare un commissariamento che avrebbe colpito indistintamente tutti i pugliesi. Allo stesso tempo, ha riconosciuto che al sacrificio chiesto ai cittadini deve corrispondere un miglioramento tangibile dei servizi.
Le priorità indicate sono tre: ridurre le liste d’attesa, riorganizzare i pronto soccorso e garantire la presa in carico dei pazienti cronici, in particolare oncologici. Nella prima fase del piano, ha riferito, sono state ricontattate 250 mila persone in attesa di una prestazione e ne sono state anticipate 160 mila.
La Regione punta inoltre a evitare che, dopo la prima visita, il paziente debba tornare al CUP per prenotare gli esami successivi. Previsti anche controlli più rigidi contro il “no show”: nel solo 2025, secondo i dati citati, la mancata disdetta degli appuntamenti avrebbe fatto perdere 80.612 posti disponibili.
Il presidente ha poi attaccato il percorso verso l’autonomia differenziata, definita «un macigno sul diritto alla cura» dei cittadini del Mezzogiorno. Se il Governo non arretrerà, ha annunciato, la Regione Puglia è pronta a rivolgersi nuovamente alla Corte costituzionale.
Settantasei milioni per le aree interne
Nel quadro delle emergenze ambientali e climatiche, Decaro ha ringraziato i sindaci dei Monti Dauni e del Gargano, alle prese negli ultimi mesi con frane, isolamento, siccità, alluvioni e incendi. Per i 55 comuni pugliesi delle aree interne, la Regione sta preparando una nuova strategia da 76 milioni di euro, con progetti e investimenti costruiti insieme agli amministratori locali.
Il presidente ha rifiutato l’idea di una regione divisa tra territori più o meno autentici: «A me piace chiamarla semplicemente Puglia. Solo Puglia. Perché non esiste una Puglia più vera di un’altra».
Il dialogo come identità e metodo politico
Il filo conduttore dell’intervento è stato il dialogo, tema scelto anche dalla Fiera del Levante per questa edizione. Una parola che Decaro ha legato all’identità mediterranea della Puglia: terra di frontiera, intesa non come limite ma come porta, naturalmente aperta all’incontro e alla contaminazione.
Accanto alla Puglia delle eccellenze — dalle imprese innovative alle bellezze artistiche e paesaggistiche — il presidente ha invitato a non dimenticare la «Puglia fragile»: i pazienti in attesa di cure, i cittadini di Taranto che chiedono salute e lavoro, i piccoli comuni che reclamano attenzione.
La risposta, nella visione delineata alla Fiera, non può arrivare da un uomo solo. «Senza dialogo non c’è politica, c’è solo propaganda», ha osservato Decaro, avvertendo che una politica rivolta prima soltanto ai propri elettori e poi ai propri sostenitori finisce per non parlare più a nessuno.
La conclusione è affidata a una metafora coerente con la sua formazione da ingegnere: costruire ponti per unire luoghi, persone e storie. È l’impegno assunto davanti alla platea della campionaria per tutta la Puglia, «quella degli spot, ma soprattutto quella che gli spot non raccontano mai».



