BARI – Ammonta complessivamente a 68.820 euro il risarcimento disposto dalla Corte dei conti nei confronti di quattro ex addetti agli uffici della giustizia tributaria foggiana coinvolti in una vicenda di procedimenti pilotati in cambio di denaro e altre utilità.
La sentenza numero 197/2026 è stata pronunciata dalla Sezione giurisdizionale regionale per la Puglia nel giudizio di responsabilità amministrativa numero 38115. Il collegio, riunito nella camera di consiglio del 17 giugno 2026, era composto dal presidente Pasquale Daddabbo, dal consigliere relatore Pierpaolo Grasso e dalla consigliera Rossana De Corato.
I soggetti condannati sono:
Nicola Cardellino, nato a Foggia il 16 marzo 1965;
Domenico Laricchia, nato a Foggia il 28 giugno 1981;
Vittorio Marinaccio, nato ad Accadia il 10 dicembre 1952;
Gennaro Insalata, nato a Foggia l’11 agosto 1955.
Il procedimento contabile trae origine dall’inchiesta penale condotta dalla Procura della Repubblica di Foggia su un sistema di condizionamento dei giudizi tributari. Le indagini avevano coinvolto giudici tributari, personale amministrativo e professionisti. Secondo la ricostruzione richiamata dalla Corte dei conti, diversi contenziosi sarebbero stati indirizzati verso esiti favorevoli ai contribuenti in cambio di somme di denaro o altre utilità.
Il 23 luglio 2018 la Procura ordinaria aveva chiesto il rinvio a giudizio di 22 persone, tra le quali figuravano anche i quattro convenuti nel successivo giudizio contabile. Cardellino, Laricchia, Marinaccio e Insalata avevano definito le rispettive posizioni penali con la sentenza di patteggiamento numero 642/2020, divenuta irrevocabile il 6 gennaio 2021.
Nicola Cardellino era stato condannato a due anni di reclusione, mentre gli altri tre imputati avevano concordato una pena di un anno, nove mesi e dieci giorni. Per tutti era stato riconosciuto il beneficio della sospensione condizionale.
La sentenza descrive un sistema fondato sulla segnalazione dei ricorsi tributari di interesse, sull’assegnazione delle pratiche a giudici ritenuti compiacenti e, in alcuni casi, sulla collaborazione nella preparazione delle decisioni.
Nicola Cardellino operava come segretario della sezione 25 della Commissione tributaria regionale di Bari, sede distaccata di Foggia. La pronuncia penale aveva preso in considerazione numerosi procedimenti nei quali gli veniva contestato di avere ricevuto denaro o accettato promesse di pagamento in cambio dell’intervento sull’assegnazione o sull’esito delle controversie.
Gennaro Insalata, addetto al servizio di contabilità della Commissione tributaria provinciale di Foggia, avrebbe ricevuto somme dai professionisti interessati ai ricorsi, segnalando poi le controversie ad altri dipendenti o soggetti in grado di intervenire sulla trattazione.
Vittorio Marinaccio, segretario della Commissione tributaria provinciale, sarebbe intervenuto nell’assegnazione delle pratiche e avrebbe coadiuvato i giudici nella predisposizione di decisioni favorevoli ai contribuenti. Tra le utilità attribuitegli dalla pronuncia penale figuravano anche quadri, un tosaerba, un decespugliatore e somme di denaro.
Domenico Laricchia risultava coinvolto in un episodio relativo al procedimento tributario numero 1796/2014. Secondo la ricostruzione giudiziaria, avrebbe contattato Cardellino chiedendogli di segnalare il contenzioso al giudice relatore per ottenere una decisione favorevole. La somma di 5mila euro ricevuta dal difensore della società ricorrente sarebbe stata divisa tra i due.
Le richieste della Procura contabile
Con atto depositato il 12 febbraio 2026, la Procura regionale della Corte dei conti aveva chiesto la condanna dei quattro convenuti al pagamento complessivo di 146.974,35 euro. La contestazione comprendeva due differenti voci: il danno all’immagine arrecato al Ministero dell’Economia e delle Finanze; il danno da disservizio, collegato all’impiego delle energie lavorative e delle funzioni pubbliche per realizzare le condotte illecite. Per il danno all’immagine, la Procura aveva applicato il criterio del doppio delle tangenti o delle utilità contestate. Nei reati commessi in concorso, però, aveva considerato anche le somme percepite dagli altri partecipanti, imputandone solidalmente l’intero ammontare ai convenuti.
Prescritto il danno da disservizio
La Corte ha accolto le eccezioni difensive limitatamente al danno da disservizio. Secondo il collegio, tale voce di danno era autonoma e sostanzialmente diversa dal danno all’immagine e dal danno patrimoniale fatti valere con la costituzione di parte civile nel procedimento penale.
La precedente iniziativa risarcitoria non aveva quindi interrotto la prescrizione anche per il danno da disservizio. Al momento dell’esercizio dell’azione contabile risultava ormai trascorso il termine previsto dalla legge.
Nel dispositivo, la Corte ha pertanto dichiarato prescritta l’azione della Procura regionale con esclusivo riferimento a questa voce.
Diversa la conclusione sul danno all’immagine del Ministero dell’Economia e delle Finanze. La Corte ha rilevato che il quadro descritto nella sentenza penale restituiva l’immagine di una giustizia tributaria asservita a interessi privati attraverso un uso sistematico e distorto delle funzioni pubbliche.
Le condotte erano state reiterate per anni e avevano riguardato un settore particolarmente delicato, nel quale indipendenza, imparzialità e trasparenza costituiscono presupposti indispensabili per la credibilità dell’amministrazione.
Il collegio ha inoltre riconosciuto la sussistenza del cosiddetto clamor fori, richiamando la vasta diffusione della vicenda sugli organi di informazione locali fin dalla fase dell’applicazione delle misure cautelari.
La Corte ha ritenuto applicabile il criterio del cosiddetto duplum, ossia del doppio delle utilità illecitamente percepite.
Ha però corretto il metodo utilizzato dalla Procura. Per i giudici, non era possibile attribuire a ciascun convenuto anche le somme incassate dagli altri concorrenti nel reato. Il danno imputabile al singolo doveva essere determinato esclusivamente sulla base del denaro e delle utilità personalmente ricevuti.
Sulla base di tale criterio sono state disposte le seguenti condanne:
Condannato – Utilità considerate – Risarcimento
Nicola Cardellino 14.050 euro 28.100 euro
Gennaro Insalata 6.250 euro 12.500 euro
Domenico Laricchia 2.500 euro 5.000 euro
Vittorio Marinaccio 11.610 euro 23.220 euro
Totale 34.410 euro 68.820 euro
Dal calcolo sono rimaste escluse le utilità riferite al capo 37 della sentenza di patteggiamento, poiché non erano state comprese nella domanda formulata dalla Procura regionale.
La Corte ha inoltre escluso la possibilità di compensare le somme già versate nel procedimento penale. Quei pagamenti, infatti, avevano natura e destinatari differenti e non coincidevano con il risarcimento del danno all’immagine riconosciuto in favore del Ministero dell’Economia e delle Finanze.
Alle somme stabilite dovrà essere aggiunta la rivalutazione monetaria, calcolata dalla data in cui la sentenza penale è diventata definitiva fino alla pubblicazione della pronuncia contabile. Saranno inoltre dovuti gli interessi legali dalla data di deposito della sentenza fino all’effettivo pagamento. Cardellino, Insalata, Laricchia e Marinaccio sono stati infine condannati, in solido, al pagamento delle spese del giudizio.
A cura di Giuseppe de Filippo.



