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PIETRACALLA RICINA Pietracatella, si attende da Berlino la verità dei test sulla ricina

Sarà soprattutto dagli accertamenti effettuati a Berlino che potrebbero arrivare risposte decisive sul giallo di Pietracatella

AUTORE:
Redazione
PUBBLICATO IL:
19 Settembre 2026
Cronaca // Focus //

Sarà soprattutto dagli accertamenti effettuati a Berlino che potrebbero arrivare risposte decisive sul giallo di Pietracatella, dove Antonella Di Ielsi e la figlia Sara Di Vita sono morte nel dicembre scorso dopo essere state avvelenate dalla ricina. L’eventuale individuazione di tracce della sostanza tossica su resti di cibo o sugli indumenti potrebbe infatti contribuire a chiarire definitivamente le circostanze della loro morte.

Secondo quanto riferito da fonti vicine all’inchiesta e riportato da Adnkronos, sarebbero emersi forti indizi di reato che stanno portando gli investigatori ad approfondire l’ipotesi di un duplice omicidio premeditato. Gli inquirenti sono impegnati a ricostruire in che modo madre e figlia siano entrate in contatto con la ricina.

L’ipotesi di un’azione volontaria avrebbe quindi raccolto ulteriori elementi a sostegno, anche se gli accertamenti non sono ancora conclusi.

Al centro dell’indagine ci sono anche i 131 prelievi effettuati nel mese di luglio, oltre ai reperti e agli alimenti sequestrati nell’abitazione delle vittime. Il confronto tra gli esiti delle analisi condotte a Berlino e quelli dei campioni raccolti nei mesi scorsi potrebbe permettere di individuare il possibile veicolo attraverso il quale la sostanza è stata assunta.

La Squadra Mobile, guidata da Marco Graziano, sta inoltre approfondendo le testimonianze relative a Gianni Di Vita, padre e marito delle vittime.

Indicazioni nella stessa direzione sarebbero arrivate, seppure ancora informalmente, anche dagli esperti del Robert Koch Institute di Berlino. Le valutazioni dovranno ora essere formalizzate nelle relazioni ufficiali attese dalla Germania.

Nel frattempo proseguono le audizioni delle persone informate sui fatti e gli accertamenti sui rapporti personali e familiari delle vittime.

Tra le persone ascoltate dagli investigatori c’è anche un infermiere, amico della famiglia, che tre giorni fa è stato sentito in relazione a una flebo effettuata a Sara nel mese di dicembre, durante le ore in cui la giovane accusava i malori. Gli investigatori si sarebbero concentrati anche sulle condizioni di salute di Gianni Di Vita in quelle stesse ore. Ieri è stata ascoltata in Questura anche la moglie dell’infermiere.

Gli accertamenti puntano ora a chiarire chi possa aver avuto accesso alla ricina, in che modo la sostanza possa essere stata utilizzata e attraverso quale alimento, oppure con quale altra modalità, sia stata assunta dalle vittime.

L’avvocato di Gianni Di Vita, Vittorino Facciolla, continua intanto a invitare alla prudenza e ribadisce la possibilità di un’intossicazione accidentale: «La possibilità di una intossicazione accidentale, senza nessun colpevole e nessuna trama, resta assolutamente in piedi e noi lo abbiamo sempre sostenuto».

Lo riporta rainews.it.

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