Non doversi procedere nei confronti di Fabio Carinci perché incapace di intendere e di volere al momento dell’omicidio, con l’applicazione della misura di sicurezza del ricovero in una struttura psichiatrica, ritenendo l’imputato socialmente pericoloso. È la richiesta formulata ieri mattina dalla pm Anna Landi alla ripresa del processo in Corte d’Assise di Foggia.
Carinci, 46 anni di San Giovanni Rotondo, è accusato dell’omicidio aggravato dalla crudeltà e di resistenza a pubblico ufficiale per la morte di Rachele Covino, vedova di 81 anni. I fatti risalgono alla tarda mattinata del 25 maggio 2024, quando l’uomo avrebbe sfondato a calci il portone dell’abitazione della donna per poi aggredirla con pugni e calci, provocandone la morte.
Subito dopo l’aggressione, Carinci, nudo e sanguinante, fu arrestato dai carabinieri, che dovettero affrontare non poche difficoltà per fermarlo.
Davanti al gip, l’imputato aveva confessato di aver agito dopo aver sentito delle voci che gli avrebbero ordinato di fare guerra al demonio, arrivando a decidere chi dovesse vivere e chi morire.
Nel corso della requisitoria, la pm Anna Landi ha ricordato anche quanto avvenuto al momento dell’intervento delle forze dell’ordine: «Mi recai sul luogo del delitto, vidi la figlia disperata della vittima, parlai con Carinci che non era in sé, farfugliava, diceva di avere le farfalle nella pancia; mi chiese se anche io le avessi».
Lo riporta lagazzettadelmezzogiorno.it.



