Manfredonia – UNA sinistra che “governi il paese”. Una sinistra radicale sostenitrice di un accesso “comune” nella politica locale. Un accesso comune favorito da un sistema di partecipazione di voto democratico. In nome del proporzionale. In nome di una trasformazione classista della società del Capitale:
«Il Partito della Rifondazione Comunista–Sinistra Europea è una libera organizzazione politica della classe operaia, delle lavoratrici e dei lavoratori, delle donne e degli uomini, dei giovani, degli intellettuali, dei cittadini tutti, che si uniscono per concorrere alla trasformazione della società capitalista al fine di realizzare la liberazione delle donne e degli uomini attraverso la costituzione di una società comunista. Per realizzare questo fine il PRC-SE si ispira alle ragioni fondative del socialismo, al pensiero di Carlo Marx» (Statuto – Statuto
Partito della Rifondazione Comunista–Sinistra Europea -VII Congresso – Chianciano 24-27 luglio 2008)
«Siamo in una fase di cosiddetto ‘autunno avanzato’ per quanto concerne l’inserimento immediato della sinistra radicale in seno alla gestione amministrativa del paese – dice Alfredo Della Torre, referente Rifondazione – Poca sinistra, molto centro. Una destra compatta in consiglio. La stagione di una sinistra estrema al potere, in città, sembra oramai tramontata – dice Della Torre – La politica di Manfredonia sembra infatti averci relegato in un ambito marginale delle delibere, e decisioni, quotidiane. Resta tuttavia la possibilità di costituire alleanze. Di relazionarsi a forze politiche comuni. In ogni modo, noi di Rifondazione ci siamo – dice con fierezza Della Torre -Con i piedi saldati in terra. Ma lottiamo. Per la costituzione di una società libera ed uguale». «Una società di sinistra radicale, forte solo se avvallata dal consenso comune».
Gli incontri fra giornalisti e politici, fra uomini dell’informazione da un lato (riprendendo un termine caro a Russo) e rappresentanti di circoli, di sezioni, di movimenti politici, sono spesso delimitati da proclami, da promesse solenni, da giuramenti di strade presto rifatte, di pavimentazioni prossime a basamenti (duri), di problematiche importanti, come ad esempio la mafia, “già risolte”. Ma ci sono pure delle occasioni occasionali (scusate il greve gioco di parole ma sono sempre più insistentemente rare) nelle quali può capitare di imbattersi in esponenti di partito valorosi, nel senso di sostenitori appassionati dei propri valori.
Sabato pomeriggio Stato ha incontrato i due rappresentanti del circolo “Alfredo Pastore” del partito Rifondazione Comunista di Manfredonia: il referente Alfredo della Torre, (presente nel partito, come dirà durante l’intervista, sin dall’atto della sua «ubicazione»), e il segretario cittadino, Michele Lauriola.
«Ho avuto modo di conoscere Lauriola sin dal 1992 – dice Della Torre – E’ un uomo di gran cuore, con modi di fare a volte anche brutali, poco simpatici, ma Michele ha contribuito senza dubbio alla rinascita di un certo “fare cultura” a Manfredonia. In questi anni abbiamo affrontato, e a volte discusso, tematiche importanti come l’immigrazione, le opere nei cantieri, il Contratto d’area, il lavoro “fatigato” degli antichi braccianti, abbiamo fatto delle indagini, ci siamo comunque, e sempre, presentati in tutte le campagne elettorali. Con momenti buoni, meno buoni, ma anche di scorramento. Con la presenza di uomini e donne (in barba alle quote sessiste della politica italiana). A livello nazionale siamo stati grandi protagonisti dell’agorà politica con il segretario Fausto Bertinotti (segretario di partito per 12 anni: dal 1994 al 2006). Bertinotti – continua Della Torre – ha cercato di mantenere aperti tutti i sogni del nostro movimento, di mantenere inalterate le possibilità di vedere raggiunte delle giustizie meramente sociali, espresse però in un senso radicale più che formale».
(Il partito di Rifondazione Comunista nasce a Roma tra il 12 e 14 dicembre del 1991, grazie all’opera dei 1300 delegati del primo congresso del partito. Le basi di Rifondazione furono stabilite da una novantina di delegati dell’ex Pci, che dopo averne decretato lo scioglimento a Rimini, durante il XX congresso del 3 febbraio 1991, e dopo la contestuale nascita del Pds, decisero di aderire al nuovo movimento. Tra gli altri: Armando Cossutta, Sergio Garavini (coordinatore nazionale), Nichi Vendola e Franco Giordano. In seguito Lucio Magri e Luciana Castellina; qualche mese dopo il gruppo di Democrazia Proletaria con l’ingresso nel partito di Paolo Ferrero. Il 10 maggio 1993 la svolta: Fausto Bertinotti, con altri 30 dirigenti sindacali della Cgil, lascia “polemicamente” il Pds. Lo segue Pietro Ingrao, che dopo la battaglia contro lo scioglimento del Pci era rimasto nell’orbita dello stesso Pds. Il 23 gennaio 1994, dopo il II congresso del Prc, Bertinotti viene eletto segretario dal Comitato di Rifondazione, con un’affermazione “bulgara” di 160 voti a favore su 193 complessivi. Presidente ancora Cossutta.
Nel maggio del 2004 si svolge il congresso fondativo della Sinistra europea italiana a Roma, con Bertinotti presidente “all’unanimità”. Nell’ottobre del 2004 (11) l’inserimento nella coalizione dell’Ulivo, con Italia dei Valori. Da qui la nascita di un nuovo soggetto politico-elettorale, la Grande alleanza democratica, che poi prenderà il nome di Unione. Contestualmente i delegati del nuovo movimento decidono di svolgere delle “elezioni primarie” nel 2005. Scontro tra Ulivo e Prc nel dicembre del 2004 (20), per la candidatura alla presidenza della regione Puglia. In ballo per le primarie Francesco Boccia e Nichi Vendola. Vincerà Vendola. Bertinotti rilancia la propria candidatura alle primarie, per la premiership. Nel marzo 2005 Bertinotti annuncia la sua ultima volta da segretario, invocando al contempo un “ricambio generazionale”. Il Cpn lo elegge in ogni modo, con 143 sì, 85 no, 2 astenuti, 30 non partecipanti al voto. Nell’aprile del 2005 le elezioni regionali. L’Unione che prevale in 12 regioni su 14. Vendola diventa presidente della Puglia. Infine nell’ottobre 2005, con al voto nelle primarie di 4 milioni di persone, Prodi ottiene un vasto consenso. Bertinotti arriva secondo con il 14,7%, pari a 631.592 voti. Il 9-10 aprile 2006, dopo tre legislature di uninominale maggioritario con un quarto di quota proporzionale alla Camera (Mattarellum), si vota con la nuova legge elettorale proporzionale (Porcellum). L’Unione vince di misura, non riuscendo neanche a prevalere al Senato. Il Prc ottiene il 5,8% alla Camera e il 7,4 al Senato, nonché il massimo storico degli eletti: 41 deputati e 27 senatori. Ma il 29 aprile del 2006, Bertinotti, eletto presidente dell’assemblea di Montecitorio, lascia la segreteria del Prc).
Oggi, invece, cosa resta nel partito di Rifondaazione dopo l’influenza passata (nel senso di andata) del vate Bertinotti? Cosa permane nel movimento di sinistra radicale, con il segretario nazionale Paolo Ferrero (già ministro alle politiche sociali del governo Prodi 2006), eletto nel settimo congresso del Prc di Chianciano Terme, svoltosi nel luglio 2008 (24-25)?
«E’ un momento particolare per l’inserimento nella politica nazionale e locale della sinistra radicale – dice il segretario di Rifondazione di Manfredonia, Michele Lauriola – Oggi la possibilità di avere spazi per la cosiddetta sinistra extra-parlamentare (area politica della sinistra che non partecipa al sistema politico istituzionale e che rifiuta il concetto di rappresentanza parlamentare nei sistemi democratici occidentali. Formazioni radicali-massimaliste con azione politica diretta e coinvolgimento delle masse e alla partecipazione senza intermediare, con vocazione marcatamente rivoluzionaria: estremizzata con teoremi di lotta armata, con apice in Italia negli anni ’70, con i gruppi di sinistra protagonisti delle lotte sociali nazionali, vedi Lotta Continua, Autonomia Operaia, tra gli altri) sono sempre più difficili. Penso ad esempio alla rilevanza data ad una manifestazione, che riprendo vagando a random nella mia memoria per un questione di tempo, contro il razzismo, come quella dello scorso 17 ottobre a Roma (in ricordo di Jerry Maslo, fuggito dal Sudafrica per “apartheid”, ammazzato a Villa Laterno, da un gruppo di razzisti, il 25 agosto del 1989). O alla libertà di informazione – dice ancora Lauriola – E’ sempre più difficile oggi portare avanti dei progetti personali, e collettivi, incentrati sul rispetto, e sulla deferenza, verso l’essere da noi simile ma anche diverso».
(1 – continua)
( foto tratta su gentile concessione: ilguizzo.blog.lastampa.it)