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Procreazione assistita, l’ICSI compie 20 anni

AUTORE:
Redazione
PUBBLICATO IL:
19 Dicembre 2012
Eventi // Scienza e Tecnologia //

Procreazione assistita (st - lagravidanza@)
Roma – DAL 1992 più di 2,5 milioni di bambini nati con inseminazione intra citoplasmatica. «Oggi è la tecnica più eseguita», spiegano dal centro di medicina della riproduzione ProCrea di Lugano Compie 20 anni l’inseminazione intra citoplasmatica dello spermatozoo. Più conosciuta come Icsi, ha rivoluzionato l’approccio all’infertilità, in particolare, quella maschile e alla procreazione medico assistita. «Oggi è la tecnica più utilizzata, non solamente in casi di gravi problemi di infertilità maschile, ma anche nei casi di insuccesso di una Fivet», spiega Thierry Suter, specialista in Medicina della riproduzione e tra i fondatori del centro per la fertilità ProCrea di Lugano. Dopo il 1978, anno di nascita del primo bambino con fecondazione in vitro, risale al 1992 la nascita dei primi bambini con Icsi. I precursori furono l’italiano Gianpiero Palermo e il belga Andre Van Steirteghem, autori proprio in quell’anno di una pubblicazione sulla rivista scientifica Lancet che ha fatto storia. Da allora, si stima che nel mondo siano nati 2,5 milioni di bambini grazie a questa tecnica.

L’Icsi è diventata oggi la pratica più eseguita nell’ambito della procreazione assistita: in Italia, tra le coppie che si sottopongono a tecniche di secondo livello, quasi l’84% affrontano l’inseminazione intra citoplasmatica, il restante 16% la Fivet ovvero la tecnica più tradizionale che prevede una fecondazione spontanea dell’ovocita (dati relativi al 2010). Prosegue lo specialista di ProCrea: «Nel nostro centro, facciamo ricorso all’Icsi nel 68% dei casi; nel restante 32% i pazienti vengono indirizzati verso la Fivet. Significativa è la differenza tra i tassi di gravidanza per transfer: 29 per cento con Icsi e 23 con Fivet».

La nuova tecnica, che pare sia stata scoperta quasi per caso da un biologo in Belgio, ha permesso di rispondere ai problemi gravi di infertilità maschile. Continua Suter: «Tecnicamente prevede una fecondazione “manuale” in vitro. Ovvero, il seme maschile, opportunamente valutato, viene introdotto nell’ovocita con degli speciali aghi con l’aiuto di un microscopio. Questo permette allo spermatozoo di superare la membrana dell’ovocita e di arrivare direttamente alla fecondazione». L’intervento “artificiale” si rende necessario per sopperire alle difficoltà del seme maschile nel perforare la membrana esterna dell’ovocita. «Più di tre coppie su cinque tra quelle che si rivolgono al nostro centro presentano un problema di infertilità maschile. La Icsi interviene quando ci si trova in situazioni nelle quali la quantità degli spermatozoi prodotta è estremamente bassa, oppure quasi nulla, e l’indice di motilità è basso. In alcuni casi, come per esempio in situazioni di azoospermia (ovvero assenza di spermatozoi nell’eiaculazione), per reperire del seme maschile è necessario ricorrere ad altre tecniche – dette di terzo livello – quali la Tese e la Mesa. La prima prevede l’estrazione testicolare degli spermatozoi; la seconda l’aspirazione microchirurgica degli spermatozoi dall’epididimo».

L’Icsi presenta altri vantaggi: «Permette non solamente di valutare lo spermatozoo migliore – quindi con maggiori possibilità di dare origine ad una gravidanza -, ma anche di stabilire fin da subito il grado di maturità dell’ovocita», continua lo specialista di ProCrea. Per queste sue caratteristiche, viene utilizzata anche «in situazioni particolari di fallimenti pregressi: quando non sono state individuate cause specifiche oppure la causa viene imputata alla presenza nell’utero femminile di anticorpi che individuano il seme maschile come un “copro estraneo” e, quindi, gli impediscono di arrivare fino all’ovulo per una sua fecondazione. Inoltre per le sue metodiche, l’inseminazione intra citoplasmatica è la tecnica cui si fa ricorso in caso di scongelamento degli ovociti».

Intervenendo direttamente sull’ovocita, è però una tecnica considerata piuttosto invasiva. «Richiede una maggiore esperienza e cura da parte dello specialista al fine di non danneggiare già in fase di fecondazione l’ovocita a disposizione, quello che è stato scelto per essere impiantato». ProCrea – Con una lunga esperienza nel campo della medicina della riproduzione, ProCrea è il maggiore centro di fertilità della Svizzera ed è un polo di riferimento internazionale. ProCrea è composto da un’équipe professionale di medici, biologi e genetisti specialisti in fisiopatologia della riproduzione. Unico centro svizzero ad avere al suo interno un laboratorio accreditato di genetica molecolare (www.procrealab.ch), ProCrea esegue analisi genetiche per lo studio dell’infertilità con tecniche d’avanguardia. La sede principale è a Lugano in via Clemente Maraini, 8. www.procrea.ch.


Redazione Stato

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