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Pdl, venti di congresso, si muovono i big. Di Gioia: “Non sono obbligato a candidarmi”

AUTORE:
Redazione
PUBBLICATO IL:
20 Febbraio 2012
Politica //

L'assessore Leonardo Di Gioia lascia la carica di consigliere provinciale (Stato)
Leonardo Di Gioia (immagine d'archivio, Stato)
Foggia – “LA celebrazione dei congressi provinciali è per il Popolo della Libertà un momento di straordinario valore. Un appuntamento che iscritti e militanti attendevano da tempo e che assume oggi una valenza particolare, da un lato per il momento difficile che i partiti stanno vivendo e dall’altro per l’incertezza del quadro politico futuro. Termina così la stagione delle nomine di vertice e comincia quella del confronto democratico e della partecipazione, attorno alle quali realizzare vere sintesi territoriali, antidoto efficace contro la personalizzazione e aiuto per l’apertura del partito ad energie nuove e giovani”. Parla da leader, Leo Di Gioia. Le voci su un suo probabile inserimento nella corsa alla testa del Popolo delle Libertà di Capitanata (4 e 5 marzo si consumerà l’assise provinciale dei berluscones), stanno, giorno dopo giorno, prendendo sempre più piede. Il giovane consigliere regionale segnerebbe ogni forma di discontinuità rispetto al presente divenuto di botto passato. Pare che, attorno a lui, si stia coagulando una maggioranza amplissima, fatta di amministratori e big nazionali. Dalla parte dell’homo novus pidiellino, sta muovendo la sua macchina Raffaele Fitto. L’ex ministro salentino, avrebbe dato mandato al suo luogotenente in Capitanata, Cecchino Damone, di schierare le armate de La Puglia prima di tutto a difesa della candidatura-Di Gioia. Calamita potentissima e influente, la cui potenza si aggiunge a quella dei ‘leoniani’. Gli uomini del Vicepresidente della Camera parteggeranno per Leo senza se e senza ma pure se, nella giornata di ieri, sono iniziate a circolare nomi su una candidatura di Antonio Pepe. Candidatura, questa che avrebbe del clamoroso e che sancirebbe, una volta per tutta ed in maniera dirompente, l’avvenuta rottura fra il notaio, numero uno di Palazzo Dogana, e il suo ex braccio destro (e delfino) Di Gioia.

Ruocco. Chiaro che, nel gioco delle parti, Lucio Tarquinio non resterà a guardare. Si mormora di una possibile discesa in campo di Roberto Ruocco. Ma l’ex alleantino, punto di riferimento di Maurizio Gasparri nelle lande daune, non ha molti estimatori nel partito. La mancata elezione in Via Capruzzi di due anni fa ha mortificato tutte le sue velleità politiche. Difficile che possa insidiare lo strapotere del rampante Di Gioia. Specie se, come sembra, si dovessero scuotere anche i settori facenti capo ad Alfredo Mantovano. L’ex sottosegretario, in provincia sa di poter contare su un due grandissimi elettori come Giandiego Gatta (consigliere regionale di Manfredonia che ha, dalla sua, molti ex An orfani di Salvatore Tatarella) e Franco Landella. Dei due, soltanto il primo potrebbe avere qualche chance. Mentre per il secondo pare scontata la segreteria foggiana.

Note di… Di Gioia. Di Gioia usa i comunicati stampa per smorzare i toni. “Sul congresso provinciale di Foggia – scrive – sono riposte molte aspettative di cambiamento. Il nostro è il congresso più delicato della Puglia e non a caso è l’ultimo a celebrarsi in ordine di tempo. Penso che in larga parte dipenda dalla complessità della situazione territoriale e dal fatto che per tradizione tanto Alleanza Nazionale che Forza Italia, partiti fondatori del PdL, hanno in Capitanata una forte vocazione leaderistica che spesso è stata la causa di aspre conflittualità interne. Oggi abbiamo l’opportunità di fare un passo in avanti, di aprire ad una rigenerazione e di dar vita ad un equilibrio territoriale più armonico, in cui soprattutto il Gargano e il Subappennino, aree che risentono di un isolamento geografico, abbiano un ruolo centrale”. E ancora: “In questi giorni che precedono l’assise congressuale il dibattito sulle candidature sembra orientarsi però sulle contrapposizioni aprioristiche più che sui progetti politici. È secondo me un errore. La discussione va infatti riportata sul piano delle idee e non su quello dei personalismi”.

“Proviamo ad unire”. Di Gioia prova a sgombrare il campo anche in merito alla sua candidatura. “Noto ad esempio che l’ipotesi di una mia candidatura, che sto valutando con serenità alla luce delle adesioni che sono giunte e che eventualmente giungeranno, ha provocato una levata di scudi tesa più a demolire che a costruire. Specie alcuni esponenti di primo piano dell’ex An si stanno infatti impegnando esclusivamente ad impedire che io mi candidi piuttosto che a dare un apporto al dibattito congressuale. Non sono obbligato da nulla e da nessuno a correre per il coordinamento provinciale. Viceversa, nessuno, soprattutto su presupposti di mero personalismo, può pensare di vietarmi di farlo qualora decidessi. Nessuno può infatti impedirmi di dare il mio contributo di idee al PdL e al centrodestra, nel rispetto di idee e persone, cercando di rendere migliore e più forte il partito. Se dunque ci sono proposte che garantiscano i presupposti di innovazione, qualità e condivisione spero che vengano fuori, in modo da discuterne e ragionare insieme sulla loro validità. Io sono pronto e disponibile a farlo, perché il congresso sia il luogo in cui un partito decide la propria linea politica guardando al futuro e mirando alla massima partecipazione. Ad ogni modo considero una mia eventuale candidatura un invito alla condivisione di un progetto, da basare sul confronto ed il rispetto reciproco e insieme un atto di onestà intellettuale, perché credo fortemente che l’ambizione personale di chi è impegnato in politica come me sia sempre un valore aggiunto, a condizione ovviamente che essa sia messa al servizio dell’interesse generale”.

p.f.
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2 commenti su "Pdl, venti di congresso, si muovono i big. Di Gioia: “Non sono obbligato a candidarmi”"

  1. questi congressi sono finti e organizzati a tavolino. I big devo andare a lavorare. Alle prossime elezioni sarete sterminati.

  2. nel sud si conferma l’andazzo per cui, meno fai, meno dai fastidio e più fai carriera in politica.
    resta il nodo irrisolto del quesito:
    ma allora, chi risolverà i problemi della gente?
    Non è cambiato nulla, anzi, è solo peggiorato mantenendo uno stile di vita politico e umano che si è dimostrato ampiamente dannoso alla vita sociale, economica e politica della puglia.
    un messaggio ai giovani pugliesi:
    sparite da lì, alla velocità della luce, appena possibile.

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