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Monte, omicidio Ivan Rosa, effettuati 5 stub, perquisizioni e interrogatori (FOTO-VIDEO)

AUTORE:
Redazione
PUBBLICATO IL:
20 Marzo 2014
Cronaca // Manfredonia //

Foggia/Monte Sant’Angelo – ASCOLTATI nella notte famigliari e amici dell’allevatore Ivan Rosa, 37 anni di Monte Sant’Angelo, ucciso ieri con tre colpi di fucile a canne mozzate, sul viso ed al torace. Le indagini sono condotte dai carabinieri. I fatti sono avvenuti dopo le ore 8 di ieri, mercoledì 19 marzo 2014, nei pressi di Bosco Quarto, in agro di Monte.

Cinque gli stub effettuati dagli inquirenti che hanno anche perquisito l’abitazione della vittima. Da raccolta dati, l’uomo – mentre era inseguito dal killer – avrebbe telefonato al fratello chiedendo aiuto. Sarebbe stato proprio il fratello a trovare il cadavere del congiunto. Sul luogo dell’agguato presente ieri il sostituto procuratore del Tribunale di Foggia dr.ssa Alessandra Fini.

Da raccolta dati, l’uomo – alla guida di una Punto – sarebbe stato prima bloccato nei pressi di una stradina verso una struttura ricettiva del luogo; in seguito sarebbe stato inseguito e colpito da colpi di arma da fuoco. A segnalare l’accaduto un allevatore dell’area. Ad agire probabilmente due uomini.

Redazione Stato@riproduzioneriservata

VIDEO COPYRIGHT STATOQUOTIDIANO.IT – PH: V.MAIZZI

FOTOGALLERY COPYRIGHT STATOQUOTIDIANO.IT – PH: V.MAIZZI

16 commenti su "Monte, omicidio Ivan Rosa, effettuati 5 stub, perquisizioni e interrogatori (FOTO-VIDEO)"

  1. E cm sempre…negli articoli di cronaca di questo tipo mai nessuno scrive commenti..a me viene solo da scrivere che schifo..in che mondo di m…a viviamo. ..

  2. Avere rispetto x certa gente?!?! Ma fatemi il piacere!!! Avere rispetto — Ma dove siamo? Nel far western? Nn posso esprimere una mia opinione su un argomento simile pur essendo denigratoria della dignità — Redazione, x cortesia

    (Gentile Michele, purtroppo sembra non comprendere che la sua opinione potrebbe divenire denigratoria, utilizzando determinati vocaboli; dimentica il coinvolgimento – qualora sussistessero frasi denigratorie – di parenti non colpevoli e/o addirittura ignari della situazione; può esprimere lo stesso concetto con maggiore ‘continenza’, ovvero termini maggiormente ponderati; la ringraziamo per la comprensione e la invitiamo alla moderazione; Red.Stato – segreteria@statoquotidiano.it)

  3. Gentile redazione di stato quotidiano, è da un po’ che vi leggo per essere informato delle notizie che succedono nella mia terra, dal momento che purtroppo sono fuori dall’italia, ma devo ammettere ahimè che questo non può fregiarsi del nome di giornale serio, con giornalisti seri.
    Il giornalismo la ricerca della verità, essere liberi ed indipendenti, non avere paura di esprimere le proprie idee, portare avanti le proprie indagini. Quello che noto invece qui è solo un raccoglitore di comunicati stampa, paura di fare nomi, di esprimere un’idea. Ogni qualvolta qualcuno prova a esprimere le proprie idee voi vi arrogate il diritto di censurare, di porre tra parentesi (diritto di critica)
    Ma quale giornalista iscritto all’albo ha paura delle sue idee? Quello che è asservito a qualcuno, quello che ha puara delle proprie idee o della propria parola. Se uno esprime la propria opinione e i propri dati non deve avere paura di raccontarle. per fortuna abbiamo una giustizia che fino a prova contraria ci da tutti gli strumenti per difenderci se diciamo la verità. diceva ezra pound: “se uno mon porta avab

  4. Ricordando precedenti casi di indirizzi IP forniti – su richiesta – alla Polizia postale (per relative notifiche di querela) – e tralasciando la necessità perenne dell’etica e del buon senso comune – Le rispondiamo con un solo dato: senza atti ufficiali e comprovanti quanto si sostiene, dare del criminale a qualcuno è diffamazione, dire a qualcuno che ruba è diffamazione, accusare qualcuno di arricchirsi sulle spalle della gente è diffamazione (reato penale – L’articolo 595 del codice penale italiano prevede il reato di diffamazione: “Chiunque, fuori dei casi indicati nell’articolo precedente, comunicando con più persone, offende l’altrui reputazione, è punito [c.p. 598] con la reclusione fino a un anno o con la multa fino a euro 1.032“. L’articolo inoltre specifica che la diffamazione si configura solamente quando ci si rivolge a più di una persona,ndr); noi ci firmiamo e ci assumiamo le conseguenze penali del nostro lavoro (fondato sul rispetto del diritto di cronaca e critica: verità seppur putativa, continenza, pertinenza, come normato dall’Albo professionale, l.3.02.1963/69), lei in anonimo parla di opinione, verità e paura, di giurisprudenza e libertà di informazione senza avere chiari i principi delle citate dottrine ed attività; vada domani in Procura con nome, cognome e dati e si assuma le responsabilità delle sue parole; ci invii poi copia dei suoi esposti e li pubblicheremo integralmente sul giornale; aspettiamo, a disposizione; grazie, Red.Stato – segreteria@statoquotidiano.it

  5. X Redazione
    io invece vi ringrazio per il modo tempestivo e imparzale che usate x diffondere le notizie… di informazione distorta in Italia ne abbiamo fin troppa…..

  6. Grazie Pietro, continueremo a svolgere il nostro cercando naturalmente di migliorare, partendo dalle critiche dei lettori; buona serata; Red.Stato

  7. Direttore Giuseppe De Filippo, hai tutta la mia stima. Tutti a lamentarsi perchè non possono vomitare veleni in forma anonima. Che coraggiosi, perfetti manfredoniani. Vai avanti così e lasciali perdere…

  8. Gentile Redazione, visto che conoscete cosi bene l’ordinamento giuridico e meglio ancora il vostra collocamento all’interno di essa, io vi volevo fare alcune domande in maniera pubblica e palese proprio come questa piazza virtuale.
    In accapo:
    – Che forma giuridica siete ?
    – Siete iscritti all’albo dei giornalisti?
    – Siete giornalisti professionisti o giornalisti pubblicisti ?
    Non penso sia difficile per voi rispondere alla mie semplici domande.

  9. Buongiorno sig. anonimo, le sue domande non hanno alcuna attinenza con le delucidazioni fornite con il nostro precedente intervento ma le rispondo:
    1. Siamo un’Associazione culturale (con testata giornalistica registrata al Tribunale di Foggia n. 28 del 05.10.2009);
    2. Il direttore ed altri collaboratori sono iscritti all’Albo del giornalisti;
    3. Il Direttore della suddetta testata – laureato in Scienze Politiche all’Università Cesare Alfieri di Firenze, con ramo giornalismo e comunicazione – è iscritto all’Albo dei giornalisti – pubblicisti della Puglia.
    Ora, per qualsiasi altra delucidazione sul giornale da me diretto – e sulle nostre numerose esperienze e formazioni professionali – dovrà presentarsi con nome e cognome e relativa documentazione; La ringraziamo.

    Dr. Giuseppe de Filippo
    Direttore Statoquotidiano.it
    g.defilippo@statoquotidiano.it
    directorstato@gmail.com

  10. Le polemiche che leggo sopra, per quanto interessanti, in questo contesto lasciano il tempo che trovano. Nell’articolo si parla dell’ennesimo atto delinquenziale nella terra garganica (Monte S.A. in particolare) e di una persona morta. Gli artefici sono già in giro a escogitare colpi criminosi e una famiglia piange un congiunto. Mentre un’ intera comunità si sta preparando ad una nuova guerra, vista la latitanza dello Stato.

  11. Io vorrei ringraziare la direzione di stato per la possibilita dataci di commentare i vari articoli pubblicati senza incorrere in sanzioni civili e penali grazie proprio al lavoro certosino e meticoloso di moderazione e censura. Se tagliano lo fanno per la loro e la nostra tranquillità. Grazie direttore e grazie a tutto lo staff.

  12. Buonasera, sono l’autore della precedente critica. Chiaramente sig. direttore ha ragione quando dice che per commenti lesivi della reputazione altrui si possono subire condanne per quanto riguarda il reato di diffamazione. Nella mia critica però non prendevo il singolo caso in esame dell’altro utente che aveva scritto prima di me, ma facevo una disamina più generale su quello che dovrebbe significare il termine giornalismo. Quello che noto in questo giornale è che anche quando ci sono condanne definitive o fatti di cronaca certa e provata, si censurano nomi e volti dei colpevoli. Non dovrebbe essere così, per il semplice motivo che il diritto di cronaca deve essere sempre assicurato in maniera puntuale e trasparente quando è supportato da fatti veri: un giornalista non dovrebbe aver paura di citare nomi o mostrare video quando quello che scrive è la pura descrizione della realtà. Veda il caso di Milena Gabanelli, ha subito centinaia di denunce per diffamazione, ma ogni volta è risultata innocente dal momento che le sue inchieste potevano sempre essere provate da dati inconfutabili. Chiaramente apprezzo il servizio che offrite, però il mio sfogo di prima era una provocazione e una critica che spero abbia riscontri nella vostra politica editoriale.
    Per quanto riguarda le critiche e le presunte diffamazioni degli altri utenti, credo che bisogna comunque pubblicarle perchè ognuno deve responsabilizzarsi per quello che scrive ed asserisce.
    Detto questo sono disponibile a discutere su quello che ho scritto in precedenza e perchè no suggerirle anche quelle che sono le mie idee e i miei consigli. In fondo un giornale è parte anche di chi lo legge e per questo si identifica in esso.
    Saluti
    Giacomo Trotta

  13. Buongiorno sig. Giacomo, grazie innanzitutto per l’intervento; Le anticipo in primo luogo che – data la complessità della tematica – sarebbe opportuno forse parlarne personalmente, quindi – se vuole – potrà essere ospite nella redazione, alla presenza degli altri collaboratori; in ogni modo le riferisco questo:
    – i recenti casi di cronaca non hanno riguardato “condanne definitive” (dopo i diversi gradi di giudizio); in questi casi la mancata divulgazione dei nomi potrebbe derivare dalla mancanza dei nominativi. Del resto lo dice anche lei, fatti veri, ovvero c’è NECESSITA’ ASSOLUTA di leggere e riportate note da atti ufficiali, documentati;
    – non abbiamo “paura” di nulla; personalmente sono stato minacciato in passato ed ho ricevuto querele per la mia attività giornalistica (posso assicurarle che sottraggono tempo al mio lavoro) ed in numerosi casi sono state archiviate; non per questo “un buon giornalista è colui che riceve molte querele“, anzi bisogna cercare di evitarle, pubblicando fatti veri, con documenti ufficiali, rispettando il diritto di critica e di cronaca (principi: verità, seppur putativa, continenza, pertinenza; ovvero ricerca della verità, esprimersi in modo adeguato, riportati fatti di interesse sociale). Tuttavia, a volte non basta: in un caso sono stato querelato per aver pubblicato un’ordinanza di un Comune; pensavo si trattasse di uno scherzo; penso che il caso sia stato poi archiviato;
    – Milena Gabanelli, oltre a rappresentare il punto di riferimento nel giornalismo italiano (anche se ci sono nominativi di minor risalto mediatico ma altrettanto bravi, e penso in primis a colleghi della Campania) lavora supportata da uno staff di primo livello ma soprattutto coadiuvata da uno staff legale che fa riferimento alla Rai; Rai che – in qualità di servizio pubblico – paga le eventuali somme derivanti dalle ipotetiche condanne civili con i soldi dei contribuenti, ovvero i nostri;
    – Abbiamo omessi dei nominativi in un recente caso di cronaca (dipendenti Comune) perchè: sono attualmente indagati, per la presenza di denunce interne, per possibili sviluppi inattesi nel caso, e perchè nei commenti sono arrivati riferimenti inopportuni (correlati a soggetti assolutamente estranei alla vicenda); come vede stiamo seguendo il caso e cercheremo di aggiornare con atti ufficiali; siamo contrari alla gogna mediatica che non ha valenza di “buon giornalismo”; siamo esseri umani, mi assumo io la responsabilità degli errori e del lavoro dell’intero giornale in qualità di direttore, ma in buona fede le posso assicurare di non aver MAI, MAI svolto un lavoro giornalistico con il fine di perseguitare un cittadino; se così fosse, sono pronto a lasciare tutto;
    – per i commenti: in verità anche la testata giornalistica viene coinvolta nelle querele, nonostante gli autori dei post siano gli utenti; non è dunque come dice, fermo restando la valenza delle norme vigenti in materia; dire dunque – come fanno in molti – “mi assumo io la responsabilità; scriva, scriva: è un ladro, ha rubato, è un pezzo di m…“, non serve praticamente a nulla; querela per l’utente, querela per il giornale, che invece dovrebbe essere coinvolto solo per il lavoro giornalistico; non sappiamo più come spiegare questo dato; la Polizia Postale di certo non chiede motivazioni ma gli indirizzi IP degli utenti (oltre all’apertura di fascicoli d’indagine sulla Direzione del giornale);
    – infine GRAZIE per quanto dice a conclusione del suo intervento: “in fondo un giornale è parte anche di chi lo legge e per questo si identifica in esso“; GRAZIE, è quello che vogliamo, un percorso di crescita comune, proteso al miglioramento della comunità, attraverso il nostro lavoro ed i vostri interventi; siamo qui, nella speranza che i nostri interventi illustrino la base del nostro lavoro e delle nostre scelte.
    A disposizione, grazie,
    Giuseppe de Filippo
    g.defilippo@statoquotidiano.it

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