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FOGGIA EPISCOPO La crisi di Foggia specchio di una politica che ha smarrito la bussola

Al di là delle responsabilità individuali, ciò che colpisce è la crescente difficoltà della politica nel mantenere quella dimensione di autorevolezza e trasparenza che dovrebbe rappresentarne il tratto distintivo

AUTORE:
Redazione
PUBBLICATO IL:
20 Giugno 2026
Foggia // Note di Brasini //

Le ultime indiscrezioni che arrivano da Foggia riportano al centro del dibattito politico la vicenda delle dimissioni della sindaca Maria Aida Episcopo e del successivo ritiro della decisione. Una scelta che ha inevitabilmente alimentato interrogativi e discussioni, soprattutto perché le motivazioni profonde di quanto accaduto non sono state chiarite fino in fondo.

In questo contesto emerge anche il nome di Mario Furore, indicato da alcuni osservatori come una delle figure che, direttamente o indirettamente, avrebbero contribuito alla costruzione di uno scenario politico poi sfociato nella crisi amministrativa. Oggi, però, sembra prevalere la volontà di prendere le distanze da una vicenda che continua a lasciare molte zone d’ombra.

Al di là delle responsabilità individuali, ciò che colpisce è la crescente difficoltà della politica nel mantenere quella dimensione di autorevolezza e trasparenza che dovrebbe rappresentarne il tratto distintivo. La nobiltà della politica, quella fondata sul servizio, sulla chiarezza e sull’assunzione delle proprie responsabilità, appare sempre più relegata ai margini del dibattito pubblico.

Non si tratta di una questione che riguarda una sola parte politica. Il problema attraversa trasversalmente schieramenti e movimenti. Dalla destra alla sinistra, passando per le forze populiste e antisistema che negli ultimi anni hanno promesso rivoluzioni morali e cambiamenti radicali, il risultato sembra essere spesso lo stesso: una crescente distanza tra le aspettative dei cittadini e la qualità della rappresentanza.

I simboli e le contrapposizioni ideologiche continuano a occupare la scena mediatica. Da una parte figure che si propongono come difensori dei valori nazionali, dall’altra chi si presenta come interprete delle nuove battaglie civili. Tuttavia, mentre il dibattito si concentra sugli slogan e sulle appartenenze, restano irrisolti i problemi concreti che interessano la vita quotidiana delle persone.

La sensazione diffusa è che la politica abbia progressivamente smarrito la propria funzione originaria: quella di essere strumento di governo, di mediazione e di soluzione dei conflitti sociali. Al suo posto sembra essersi affermata una logica sempre più legata alla convenienza, alla comunicazione e, troppo spesso, agli interessi economici.

Il rischio è che il cosiddetto “Dio denaro” finisca per diventare il principale criterio di valutazione delle scelte pubbliche, sostituendo valori come competenza, etica e responsabilità. Quando questo accade, il potere non viene più vissuto come servizio, ma come un trono da conquistare e difendere.

La vicenda foggiana, dunque, va oltre il destino politico di una singola amministrazione. Essa rappresenta l’ennesimo segnale di una crisi più ampia che investe l’intero sistema politico italiano. Una crisi di credibilità che potrà essere superata soltanto attraverso un ritorno alla trasparenza, alla coerenza e al rispetto dell’intelligenza dei cittadini.

di Maurizio Varriano

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