Certe sere arrivano senza fare rumore. Scendono sulle piazze, sulle strade, sui volti della gente come una brezza leggera che nessuno aveva previsto. Poi accade qualcosa: una parola viene pronunciata, una pagina viene aperta, uno sguardo incontra un altro sguardo. E il silenzio si trasforma in comunità.
A Guglionesi è successo proprio questo.
Come in un sogno collettivo, il piccolo centro molisano ha raccolto la suggestione lanciata da Alessandro Baricco, che immaginando luoghi aperti alla lettura e alla condivisione delle storie, ha acceso una luce capace di attraversare città, piazze e coscienze. Quella luce è arrivata fino al Molise, una terra che troppo spesso compare nelle classifiche per il numero ridotto di lettori, una terra dove le parole vengono consumate più nei discorsi che nelle pagine, dove la cultura continua a chiedere spazio e ascolto.
Eppure, il 17 giugno scorso, qualcosa si è mosso.
La sede Arci intitolata non a caso a Francesco Jovine, si è trasformata in un porto di approdo per donne e uomini di ogni età. Giovani e meno giovani, insegnanti e studenti, operai e contadini, professionisti e semplici appassionati hanno attraversato la stessa porta portando con sé il desiderio di ascoltare e di essere ascoltati. Nessun protagonista assoluto, nessun palcoscenico da occupare. Solo persone riunite attorno a un gesto antico e rivoluzionario: leggere.
L’iniziativa, nata sotto il segno di Una Tempesta Silenziosa e divenuta Parole che lasciano il segno, ha assunto presto la forma di un viaggio. Ogni brano letto era una finestra aperta, ogni voce una corrente capace di trasportare chi ascoltava verso mondi lontani e, allo stesso tempo, verso le profondità della propria esperienza.
Le parole di Paola Pace, Giorgio Gagliardi, Rosamaria Ricciardi, Antonio Scardocchia, Rosanna Caruso, Lino Fulvio e Dalila D’Alò, sapientemente coordinate da Maurizio Varriano, hanno costruito un mosaico di emozioni, riflessioni e domande. Nessuno era semplice spettatore. Ognuno partecipava con il proprio bagaglio di ricordi, sentimenti e pensieri. Perché la lettura condivisa possiede questo straordinario potere: trasforma una somma di individui in una comunità che si riconosce.
Per qualche ora, le pagine hanno sconfitto la fretta. I libri hanno battuto l’indifferenza. Le storie hanno avuto la meglio sul rumore di fondo che spesso accompagna il nostro tempo.


Ed è forse qui il significato più profondo di quella serata.
In una regione dove troppo spesso la cultura viene considerata un costo anziché un investimento, dove le risorse pubbliche finiscono talvolta per alimentare iniziative prive di una reale ricaduta collettiva, l’esempio di Guglionesi assume il valore di una piccola rivoluzione gentile. Una rivoluzione costruita senza proclami, senza slogan, senza effetti speciali. Soltanto con la forza delle idee e la volontà di stare insieme.
Dall’incontro una richiesta corale di continuare
Il successo dell’iniziativa non si misura soltanto nella numerosa partecipazione o negli applausi finali. Si misura soprattutto nelle tante voci che, al termine dell’incontro, hanno chiesto di continuare. Di coinvolgere le scuole, le associazioni, le famiglie. Di trasformare un evento in un percorso. Di fare della lettura un’abitudine condivisa e non un appuntamento occasionale.
La presenza delle giovani assessore al Sociale e alla Cultura ha rappresentato un segnale importante, quasi un invito a raccogliere ciò che spontaneamente sta germogliando nella società civile. Perché la cultura non può essere delegata esclusivamente alla buona volontà di pochi. Ha bisogno di essere accompagnata, sostenuta, riconosciuta.
Il campanello è tornato a suonare
Forse, da quella sera, a Guglionesi è tornato a suonare un campanello che sembrava dimenticato. Un suono lieve, ma persistente. Il richiamo di una comunità che chiede di essere nutrita non soltanto di servizi e infrastrutture, ma anche di pensiero, immaginazione, bellezza.
E mentre le ultime luci si spegnevano e le sedie tornavano vuote, qualcosa rimaneva nell’aria. Non era soltanto il ricordo di una bella iniziativa. Era la sensazione che le parole, quando vengono condivise, sappiano ancora cambiare il destino dei luoghi.
Una tempesta silenziosa, appunto. Di quelle che non distruggono. Di quelle che risvegliano.
A cura di Maurizio Varriano.


