MANFREDONIA – Un gatto investito, rimasto agonizzante per circa due ore, nonostante le richieste di aiuto rivolte alle autorità competenti. È quanto denuncia pubblicamente Flavia Damiano, cittadina di Manfredonia, che chiede chiarimenti sul funzionamento del servizio comunale destinato alle cure veterinarie immediate per i gatti randagi feriti o incidentati.
Secondo il racconto della cittadina, l’animale sarebbe stato trovato in condizioni gravissime. Un uomo, dopo aver lasciato il proprio posto di lavoro per soccorrerlo, avrebbe contattato la Polizia locale con l’obiettivo di attivare la procedura prevista. L’intervento, tuttavia, non sarebbe stato avviato e il gatto, dopo una lunga agonia, non ce l’ha fatta.
«È l’ennesima anima innocente che paga il prezzo di un sistema tanto annunciato quanto, nei fatti, inefficace», afferma Damiano, che ha scelto di rendere pubblici nome e cognome e di non mantenere l’anonimato.
La vicenda riporta l’attenzione sulla misura presentata nell’aprile scorso dall’assessore comunale Valente. Secondo quanto comunicato in quell’occasione, Manfredonia sarebbe stata tra i primi comuni della provincia a dotarsi di un servizio specificamente dedicato ai gatti randagi feriti, incidentati o bisognosi di cure veterinarie urgenti.
Il servizio sarebbe stato affidato all’Enpa di Manfredonia, con il coinvolgimento, in base alle necessità dei singoli casi, dei medici veterinari liberi professionisti disponibili. Per il progetto, secondo quanto riferito dalla cittadina, sarebbero stati stanziati circa 10mila euro (dopo una variazione in bilancio, con contestuale convenzione, come annunciato al tempo,ndr).
La procedura prevederebbe la segnalazione dell’animale alla Polizia locale e la successiva attivazione dell’Enpa. Damiano sostiene, però, che proprio questo passaggio presenti continue difficoltà.
«Ogni volta che si telefona per chiedere aiuto sembra esserci un nuovo ostacolo», denuncia. «Ci viene detto che non è possibile intervenire, che il canile si occupa soltanto dei cani oppure che le risorse economiche sono terminate. In altri casi ci invitano a rivolgerci direttamente a un veterinario di fiducia».
La cittadina domanda ora all’Amministrazione comunale di spiegare come siano state impiegate le risorse stanziate e quanti animali siano stati effettivamente assistiti attraverso il servizio. «Se i 10mila euro sono già terminati, vorremmo sapere quanti gatti sono stati curati e quali prestazioni siano state sostenute», dichiara Damiano. «Alle nostre chiamate riceviamo risposte che giudichiamo vaghe e insufficienti».
Nel corso dell’ultimo episodio, stando sempre alla testimonianza della cittadina, la persona intervenuta per aiutare il gatto si sarebbe recata anche presso il comando della Polizia locale, senza tuttavia ottenere l’assistenza richiesta. Damiano annuncia inoltre di voler valutare una denuncia per la presunta omissione degli atti ritenuti necessari. La ricostruzione, allo stato attuale, rappresenta la versione fornita dalla segnalante e resta in attesa di eventuali precisazioni da parte degli uffici e dei soggetti coinvolti.
Dalla vicenda nasce anche un appello rivolto ai cittadini di Manfredonia: non perdere tempo quando un animale ferito necessita di cure urgenti. «In situazioni del genere bisogna correre immediatamente dal veterinario», sottolinea Damiano. «Non si può lasciare un animale agonizzante mentre si attende l’avvio di una procedura che rischia di non partire».
La cittadina riferisce che un agente avrebbe suggerito, per eventuali casi futuri, di portare direttamente l’animale da un veterinario e di presentare successivamente la fattura al Comune. Anche su questo punto, però, chiede una conferma ufficiale: chi anticipa la spesa avrà la certezza di ottenere il rimborso? Quali documenti dovrà presentare e quale procedura dovrà seguire?
La morte del gatto solleva dunque interrogativi che richiedono risposte chiare: il servizio è ancora operativo? Le risorse sono effettivamente esaurite? Chi deve intervenire quando viene segnalato un gatto randagio ferito? E come devono comportarsi concretamente i cittadini?
Domande alle quali Flavia auspica che il Comune, la Polizia locale e gli enti interessati rispondano pubblicamente, chiarendo responsabilità, competenze e modalità di accesso al servizio.




Mórene li vicchjie ind alli chèse e c n’accorgene dope la settemene dallu fijte. Ma jetele a fengùle vujie, li chène e li jatt. Crisciteve na jallune. V tóne la chesa puluta pulute e fè l’óve.
NON CI SONO PAROLE ORA APRIAMO UN’INCHIESTA,,,,
DOVE ARRIVEREMO………O SIAMO AL CAPOLINEA………