La sanità pugliese prova a rimettere in ordine i conti, ma il prezzo non può essere pagato dall’emergenza-urgenza. A maggior ragione in una provincia estesa e complessa come quella di Foggia, dove le distanze dagli ospedali, la conformazione del Gargano e del Subappennino Dauno e le difficoltà della rete stradale rendono ogni ambulanza un presidio irrinunciabile.
È questo il cuore della protesta esplosa in Capitanata dopo la diffusione di indiscrezioni su una possibile riorganizzazione del servizio 118. Un intervento che, secondo quanto denunciato dalle organizzazioni sindacali e dagli amministratori locali, potrebbe comportare la soppressione o il ridimensionamento di diverse postazioni.
Da raccolta dati di StatoQuotidiano.it, tra le realtà indicate figurano Manfredonia, Cerignola, Torremaggiore, Vico del Gargano e Vieste. Ulteriori indiscrezioni chiamano in causa anche San Severo e Stornara. L’esatta configurazione del piano, tuttavia, deve ancora essere resa pubblica dall’ASL Foggia: non risultano, nella documentazione esaminata, un provvedimento definitivo né una relazione tecnica contenente l’elenco ufficiale dei mezzi interessati.
Proprio per questo la prima richiesta rivolta alla direttrice generale dell’ASL Foggia, Tiziana Dimatteo, è quella della trasparenza. La dottoressa Dimatteo si è insediata alla guida dell’azienda sanitaria nel giugno scorso, come conferma la stessa ASL Foggia. Ora occorre sapere se il piano esista, quali postazioni riguardi, quali risparmi produrrebbe e, soprattutto, quali conseguenze determinerebbe sui tempi di soccorso.

Il caso Manfredonia: 2.500 interventi per l’ambulanza a rischio
Il dato più allarmante arriva da Manfredonia. Con una comunicazione indirizzata alla direzione generale e sanitaria dell’ASL, alla Centrale operativa 118, al presidente della Regione e all’assessore regionale alla Sanità, il sindaco Domenico La Marca ha chiesto il riesame urgente della paventata soppressione della seconda ambulanza cittadina.
I numeri riportati nella lettera sono difficili da ignorare: le due ambulanze operative a Manfredonia effettuano complessivamente oltre 5.000 interventi l’anno. Circa 2.500 sono assicurati dalla sola “Ambulanza 2”, proprio quella che rischierebbe di essere eliminata.
Non si tratta, dunque, di un mezzo scarsamente utilizzato o di una postazione meramente sperimentale. Parliamo di una media vicina ai sette interventi al giorno, in un territorio molto esteso, comprendente aree periferiche, zone rurali e frazioni e interessato durante l’estate da un consistente aumento della popolazione.
A questo si aggiungono i trasferimenti verso il Policlinico Riuniti di Foggia e Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo. Missioni che possono tenere impegnata un’ambulanza per un periodo prolungato. Se il solo mezzo rimasto fosse già occupato, chi garantirebbe il secondo intervento? Da quale località dovrebbe partire l’ambulanza sostitutiva? E di quanto aumenterebbero i tempi di arrivo nei casi più gravi?
Sono domande alle quali non si può rispondere con una semplice operazione contabile.

Il disavanzo sanitario non giustifica tagli indiscriminati
La sanità pugliese attraversa una pesante crisi finanziaria. La Corte dei conti ha confermato una perdita consolidata di circa 349 milioni di euro, parte della quale è stata affrontata attraverso la rimodulazione dell’addizionale regionale Irpef, secondo quanto riportato dall’ANSA. Il problema dei conti esiste e non può essere sottovalutato. Ma proprio per questo ogni misura di contenimento della spesa dovrebbe essere accompagnata da dati verificabili, valutazioni sanitarie e analisi dell’impatto sui cittadini. Tagliare un’ambulanza non significa soltanto eliminare una voce di bilancio: significa aumentare il territorio affidato ai mezzi rimasti e rendere più fragile la capacità di affrontare due emergenze contemporanee.
Nel servizio 118 pochi minuti possono separare un intervento efficace da conseguenze irreversibili. Infarti, ictus, politraumi e arresti cardiaci non aspettano che l’ambulanza rientri da Foggia o da San Giovanni Rotondo. Anche la USB di Foggia ha preso posizione contro quella che definisce una possibile riduzione delle postazioni, chiedendo alla Regione di rendere pubblici i dati utilizzati, i risparmi attesi e le conseguenze sui tempi di intervento. Il sindacato ricorda che le postazioni aggiuntive furono istituite proprio per rispondere alle particolari esigenze della provincia e non per una generica espansione del servizio.
Diverso può essere il ragionamento sulle postazioni attivate in via strettamente sperimentale, la cui efficacia può legittimamente essere verificata. Ma una sperimentazione non può essere messa sullo stesso piano di mezzi ormai strutturali, capaci di effettuare migliaia di interventi ogni anno.




Persone normali non toglierebbero mai i presidi sanitari,anzi li pontezierebbero,ma evidentemente qua di normale non c’è rimasto più nulla.
Decaro anche tu ti sei tolto la maschera.
Il nostro sindaco poi….chi?il sindaco…chi?il sindaco…a quello che si prende i nostri soldi a fine mese…..
…..ma cosa pensavate potesse succedere dopo che piemontese ha svuotato tutta la cassa x comprare la poltrona…. Il consenso a casa PD si è sempre comprato sulle spalle dei cittadini da sempre…..
Ora il buon de caro aumenterà di nuovo Irpef visto che la campagna elettorale è cominciata ed è necessario fare ulteriori debiti tanto ci sono i fessi che pagano e la povera gente che non si può curare….