
La conferenza è stata un’occasione per fare il punto della patologia in Italia. Ma di cosa parliamo quando facciamo riferimento ad una malattia cosiddetta “rara”?
Ma oltre alla fondazione, l’artista utilizza per fare raccolta fondi lo strumento comunicativo della musica. Ma la gestione della malattia risente ancora di alcune carenze sanitarie che non permettono la diagnosi precoce della principale complicanza della talassemia, causa del 50% delle morti premature dei pazienti: la cardiopatia da accumulo di ferro. L’Italia è uno dei paesi più colpiti: si contano settemila malati e 3.500.000 di portatori sani, concentrati nelle zone della Sardegna e Sicilia, le regioni meridionali e la zona del delta padano. La trasmissione genetica è molto alta: da due portatori sani nascerà nel 25% dei casi un figlio talassemico. “Voglio fare una piccola precisazione – ha esordito il presidente Pepe – questa conferenza era necessaria per fare il punto su una situazione, quella della ricerca, che è molto particolare. Ancor di più se la ricerca tratta affezioni rare, specie se la malattia rara è la talassemia, poiché è presente nei bacini del Mediterraneo ed è pressoché sconosciuta nel resto del mondo”.“Sono patologie carenti di sostegni e di finanziamenti – ha continuato Pepe – ed è per questo che mi sento onorato d’essere stato coinvolto a questo tavolo di confronto ed esprimo gratitudine a Girondi e a quanti impegnano la propria vita nella ricerca e nel reperimento di finanziamenti”.
L’artista di origini modugnesi si è mostrato imbarazzato di fronte ai riconoscimenti: “Ho lasciato la scuola a sedici anni, non sono un tecnico, quindi, ma solo un piccolo tassello di un meccanismo molto più grande. Cerco di animare al meglio un gruppo solido che fa tanto per la ricerca”. Ed è proprio di persone come Girondi che la ricerca ha bisogno per rintracciare i fondi, che sono il ponte verso la cura: “Ci vorrebbe un Pat Girondi per ogni possibile però capire quanto sia importante debellare la talassemia partendo dalla Puglia, che con la Sardegna detiene il più alto tasso di malati”.
Un problema di conoscenza delle malattie rari quindi, ma anche di processi curativi: “la talassemia oggi è curabile solo con le trasfusioni – ha precisato la dott.ssa Maria Chironna – negli anni passati i pazienti correvano un duplice rischio, dovuto alle malattie trasmissibili col sangue. La terapia genica eliminerebbe anche questa vulnerabilità per i talassemici”.
Ma la ricerca non deve essere finalizzata a se stessa:” I malati non sono pacchi postali – ha notato l’ematologa Adriana Ceci – dobbiamo fare in modo che i processi curativi avvengano in Italia. È un dovere che abbiamo, soprattutto perché questa patologia si sviluppa principalmente in area mediterranea e soprattutto nel nostro sud”.
All’incontro, coordinato da Edoardo Altomare, medico e divulgatore scientifico, hanno partecipato l’assessore ai servizi sociali Elena Gentile, il consigliere regionale Michele Ventricelli e la professoressa Adriana Ceci, ematologa e consigliere scientifico della “Fondazione italiana per la Thalassemia”.


