ManfredoniaSalva il monumento
Di Pasquale Ognissanti (Archivio Storico Sipontino)

Monastero di San Benedetto in Siponto

Non abbiamo notizie certe sul monachesimo dei primi tempi, anche se lo Spinelli afferma che a Siponto, extra moenia, vi erano dei monasteri


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Manfredonia. Non abbiamo notizie certe sul monachesimo dei primi tempi, anche se lo Spinelli afferma che a Siponto, extra moenia, vi erano dei monasteri. E sempre lo Spinelli, riferendosi ai rapporti avuti con S.Benedetto, scrive: ”Furono pur troppo laudevoli, e numerose le opere di pietà esercitate in Siponto da S.Lorenzo, fralle quali contasi anche l’introdotto de’ Monaci Benedettini per i Giovani Sipontini. Come infatti il S.Vescovo avendo spirituale corrispondenza con S.Benedetto in Monte Casino, gli chiedette le regole, che dava agli altri suoi Monaci per farle praticare dalla radunanza[1]. Lasciamo alla buona fede dello Spinelli quanto da lui riportato, comunque, riferimenti indiretti a dei monasteri presumibilmente siti nell’agro di Siponto, li abbiamo alla fine del VI secolo, nelle epistole di papa S.Gregorio Magno ai vescovi sipontini.

Il pontefice intima al vescovo Felice, che il nipote, dello stesso nome, ponga rimedio al mal fatto, per violenza fatta ad una fanciulla, sposandola, altrimenti si rinchiuda in un monastero; ed ancora, invito al vescovo Vitaliano affinchè la figlia di Tulliano (duce delle armi, di felice memoria) si rimetta gli abiti monacali che aveva dismesso. Le prime notizie certe di un monastero o di una chiesa dedicati a S. Benedetto, posti nell’agro sipontino, si hanno il 22 aprile 972: in loco dicitur Pantano cum cappellam in honorem sancti Benedicti[2], e si tratta del comitatu Sipontino piscariam. Non va trascurata la circostanza che nel XII secolo opera monacus Sipontinus, autore di un Codice miniato. E a S. Benedetto, ed in particolare ad un suo abate, si tratta nel 1198-1199, quando si hanno gli affidamenti di alcuni missioni all’arcivescovo Ugone che, tra l’altro, deve intervenire anche presso l’abate del monastero di S.Benedetto di Siponto[3].

E pochi anni dopo, nel 1201, in un documento redatto a Siponto, si rileva: …et una pecie terre monasterii S.Benedicti[4], ed ancora, nel 1216: tercio eadem terra quam tenet sir Robbertus de sire Sellicto usque ad terram S.Benedicti, qua ab ipsa terra S.Benedicti[5]. Non si hanno altre indicazioni, per cui viene da pensare che il monastero di S.Benedetto era ubicato nell’ambito del territorio sipontino, ma non sappiamo se il sito fosse proprio nella “vetere” Siponto, o in qualche “gemmazione” abitativa extra moenia . Certo è che il monastero è proprietario di terre, ed anche di “mari”, tenuti per acquisizione o per donazione; e dagli stessi si devono percepire delle rendite (sulle quali torniamo). Nel “Quaternus de Excadenciis” federiciano (1249-1250), si riscontrano le chiese di S.Maria di Siponto, di S. Andrea, di S. Giorgio e di S. Tommaso, ma nessun riferimento alla chiesa o monastero di S. Benedetto. Si hanno, però, delle persistenti indicazioni come mare magnum unum quo est iuxta mare sancti Benedicti; anche in questo caso si tratta di “possessione” goduta e ancora più della sussistenza dello stesso monastero. C’è, invero, il problema della localizzazione dei “mari”, i quali possono essere ubicati o all’interno della laguna (“pantano”) o lungo la costa. Con il “datum Orte” (1263) si ha l’invito ai sipontini che vivono nel luogo malsano a trasferirsi in un altro, già abitato, in riva al mare, dove vi è “buon porto” e dove l’aria è migliore.

Nel Concilio Provinciale Sipontino, dell’8 marzo 1310, tenuto a Manfredonia, dall’arcivescovo Leonardo Mancino, tra gli intervenuti si ha pure l’abate di S.Benedetto di Manfredonia[6]. Siamo di fronte ad una continuità, anche se con un salto temporaneo di 60 anni circa. C’è da chiedersi se il monastero, di cui al sec.XIII, sia lo stesso del sec. successivo; crediamo di sì, in quanto in ambo i casi si parla di rendite, cui alla relativa tassazione. In effetti il filo conduttore che lega i due toponimi è dato proprio dalle proprietà e dalla relativa tassazione alla quale il monastero è assoggettato. E’ verosimile che con il passare del tempo il monastero sia stato trasferito nella località poi chiamata Manfredonia, come è pure verosimile che lo stesso monastero sia rimasto sempre nello stesso posto, cioè extra moenia, nell’ambito marittimo. Ora, se trasferimento ci sia stato (cosa che non crediamo), esso dovrebbe essere avvenuto tra il 1266 (cioè con l’inizio della dominazione angioina) ed il 1310, cioè nel periodo di 44 anni; ma l’ambito temporale deve essere vieppiù ristretto, perché un assetto urbanistico sistematico della comunità sipontina si ha solo con la costruzione delle mura (novembre 1277-ottobre 1281); del resto, l’abate di S. Benedetto non è che opera soltanto dal 1310, egli senz’altro è attivo anche precedentemente. E nelle decime del 1310 e 1325, puntualmente, abbiamo l’indicazione dell’abate di S.Benedetto che versa, rispettivamente, prima tarì 6 e poi oncia 1[7]. Come si vede, il monastero è ancora in possesso di rendite. Il 20 maggio 1331, abbiamo degli episodi poco edificanti che riguardano un certo Lillo, abate di S.Benedetto[8].

Dobbiamo arrivare al 1369, per rilevare altre notizie sul monastero, ma questa volta l’ubicazione è ben circostanziata: sita in civitate Manfredonie in quadam ruga tranversa per quam itur recto tramite de monasterio S.Petri de Cuppis ad monasterium S.Benedicti[9]. Ci troviamo, in effetti, nei pressi del convento dei Padri Celestini, esistente in Manfredonia sin dal 1345 (fondato con le donazioni di Pietro Gargano, sipontino)[10]. Le notizie si susseguono, il 4 dicembre 1397 l’arcivescovo sipontino Giovanni IX rinunzia alla sede, ricevendo in cambio la commenda di S.Benedetto in Manfredonia[11], naturalmente, con le relative rendite. E sempre su queste rendite si hanno i riferimenti nel 1473, quando l’arcivescovo Niccolò Perotti, famoso umanista, supplica il pontefice che i due monasteri Benedettini di Manfredonia, S.Benedetto e dell’Annunziata, vengano incorporati alla Mensa arcivescovile, impoverita per le guerre degli anni precedenti. Si sa pure che Giorgio, abate di S. Benedetto di Manfredonia, viene eletto vescovo di Satriano di Lucania (Potenza), il 6 novembre 1484 (a tutto il 23 giugno 1491, poi passato a Castro di Puglia, fino al 1503, anno della morte); in questo periodo, quindi, il monastero è ancora operante[12]. Tanto è vero, in quanto, nella tassazione effettuata da re Filippo, nel 1557, lo stesso monastero di S.Benedetto di Manfredonia viene gravato di ducati 13, tarì 1 e grana 13,5[13]. Altri riferimenti li riscontriamo nel 1576. Con il secolo XVII, ed in particolare con il sacco turchesco del 1620, le cose cambiano, non solo per il monastero di S. Benedetto, ma per tutta la comunità sipontina. Dai documenti dei Celestini, nella descrizione delle relative proprietà, abbiamo molteplici riferimenti al monastero, confinanti con gli immobili degli stessi padri Celestini.

Nel 1636 si ha: scalone petroso delli muri della città…la chiesa diruta di S.Benedetto della fava…. Conciaria (presso la porta dello Spuntone) dal altra banda vi è la strada dritta delli muri e tirante avanti a la chiesa diruta di S.Benedetto (1662). La strada diritta è la ruga de confecteria (delle concerie, cioè via della Maddalena) …possiede il monastero un largo verso il scalone pretoso delli muri della città, et all’incontro della chiesa diruta di S.Benedetto della Fava. Con questi altri riferimenti l’ubicazione del monastero di S. Benedetto di Manfredonia è più che chiaro, già nel 1369 si ha riferimento al convento non poco distante da quello dei Celestini; nei riferimenti del 1662, si ha che lo stesso monastero è ubicato su via Maddalena, presso lo scalone pietroso delle mura, andando verso la porta dello Spuntone. Nella tradizione orale sipontina, un convento viene indicato negli avanzi di una costruzione posta tra corso Manfredi, via de Florio e via della Maddalena, che corrisponde proprio a quanto già indicato. Con l’arcivescovo cardinale Orsini, i beni dello stesso convento vengono dismessi ed assegnati alle chiese povere della città; sull’argomento si intrattiene abbondantemente lo Spinelli.

L’antica chiesa di S.Benedetto sita entro la nostra moderna Siponto, ebbe la sua esistenza insino all’ anno 1620, la quale fu totalmente rovinata da’ Maomettani percui circa duc. 40 d’ annua rendita, che aveva dalla Regia Corte, e dal Braccio del lago Sipontino si esigevano da un Prete Secolare per disposto degli Arcivescovi Sipontini; E siccome i predetti duc. 40 servivan prima per riparazione della Chiesa di S. Benedetto, essendo stata dopo già quella prostituta, non si ha potuto mai avverare in qual’altro divoto disimpegno Chiesiastico gli Arcivescovi sudetti tal pia rendita applicata l’avessero[14]. Lo Spinelli poi riporta parte di un Memoriale redatto dal prefetto della Congregazione della Trinità eretta nella chiesa di S. Maria della Stella: ” …rattrovandosi suppressa l’antica Chiesa di San Benedetto ch’esisteva in questa città percui le poche rendite addette alla sudetta chiesa, ed Altare unico, oggi amministrandosi da D. Giuseppe Salvatore Canonico di questa Metropolitana Sipontina s’impeiegono in altre opere divote, ed aliene dal fine prefisso di chi ne fondò tali rendite in detta Chiesa di S. Benedetto, percui sembra commettersi una frode alla disposiziozione del Fondatore, che dall’uso se ne faceva, si scorge chiaramente doversi soltanto impiegare per la Riparazione, ed Altare unico di S. Benedetto[15].

La richiesta viene accolta dall’arcivescovo cardinale Orsini (poi papa Benedetto XIII) nel Concilio del 30 e 31 maggio del 1678[16].

NOTE
[1] M.SPINELLI, Memorie Storiche dell’Antica , e Moderna Siponto Ordinatamente disposte in forma d’ Annali
Colle Notizie delle convicine Regioni, e dell’Istoria Chiesiastica, e profana. Opera dell’Avv.to Matteo
Spinelli Sipontino. Parte Terza, In Manfredonia 1785, Parte II, p. 619 , ms. presso le Civiche Biblioteche
Unificate di Manfredonia.
[2] F.CARABELLESE, L’Apulia ed il suo Comune nell’Alto medioevo, Bari, 1906, p. 43.
[3] D.VENDOLA, Documenti tratti dai Registri Vaticani (da Innocenzo III a Nicola IV), Trani, Vecchi, 1940, docc.
nn. 21 e 29
[4] F.CAMOBRECO, Regesto di s.Leonardo di Siponto, Roma, Loescher, 1913, doc. n. 124, del gennaio 1201
[5] Ibidem, doc. n. 151, del 28 settembre 1216.
[6] D.VENDOLA, Rationes Decimarum Italiane nei secoli XII e XIV Apulia-Lucania-Clabria,Roma, Città del Vaticano,
1939, p. 367.
[7] Ibidem, pp. 5 e 9
[8] R.CAGGESE, Roberto d’Angiò e i suoi tempi, Firenze, Bemporad, 1922, p. 268
[9] F.CAMOBRECO, Regesto….cit., doc. n,265, del 3 novembre 1369
[10] P.OGNISSANTI, Pietro Garganso e la fondazione del monastero dei Celestini a Manfredonia, Mandredonia,
A.Pacilli editore
[11] S.MASTROBUONI, Ai margini della Storia sipontina, Cronotassi e blasonario, p. 29
[12] M.BELLUCCI, articolo, Giorgio , ms. presso l’Archivio antico della città di Manfredonia
[13] S.MASTROBUONI, S.Leonardo di Siponto, Foggia, SED, 1960, pp. 151-152
[14] M.SPINELLI, Memorie Storiche…, op. cit ,pp. 542 e seg., E’ da notare che lo Spinelli fa riferimento al “braccio del
lago Sipontino” che potrebbe individuarsi nelle paludi sipontine od anche in parte dell’ex Lago Salso.
[15] Ibidem
[16] Ibidem

(A cura di Pasquale Ognissanti, Archivio Storico Sipontino)

Monastero di San Benedetto in Siponto ultima modifica: 2015-10-20T17:46:15+00:00 da Redazione



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Commenti


  • Giacomo T.

    Complimenti Pasquale! Hai gettato ancora una volta un po’ di luce su alcune parti oscure della nostra storia.

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