Cultura

Macondo – la città dei libri


Di:

Leopoldo Marechal, Adàn Buenosayres, Vallecchi 2010

Il poeta che dimenticava sé stesso
Adàn Buenosayres” (Leopoldo Marechal,Vallecchi)

Piero Ferrante

Cosa ci fanno nelle notte di Buenos Aires un poeta fuori moda, dimentico maestro elementare dal cappello imbutiforme, un filosofo, due strampalati inventori, un astrologo e un sociologo dalle gambe corte? Si dirigono alla casa di un morto che nessuno conosce… Semplice no? Lineare? È buio pesto ed ogni occasione è quella giusta per arrovellarsi in pensieri contorti e rivelazioni sconcertanti sul senso della vita, della poesia, dell’amore. Si filosofeggia alla grande insomma, si inciampa, ci si ubriaca o ci si inebria, questo a seconda dei gusti, in discorsi allucinati ed allucinanti, in cui il protagonista, l’Adàn Buenosayres del titolo, eccelle già più degli altri.

Come se già non bastassero le misticheggianti elucubrazioni dei protagonisti, per la strada si aggiungono nuovi esilaranti incontri. Tra uno stregone che invece di agognati buoni auspici per il futuro dispensa parolacce, un gliptodonte gigante che defeca in maniera altrettanto gigante, “risate wagneriane” ed altri surreali fenomeni, il povero lettore si perde. Colpa anche all’utilizzo di parole in lunfardo, una specie di slang composto da termini di più dialetti europei, usati in forma contratta. Una lettura impegnativa e non certo solo per la corposità del libro, che pure, all’epoca della sua uscita, suscitò non poco entusiasmo tra i protagonisti della scena culturale argentina.

Intenzione dell’autore, Leopoldo Marechal, era quella di metter insieme più generi, l’epico, il cavalleresco, il surreale e seguire le unità aristoteliche di tempo, spazio, azione. Peccato che alla fine tutte queste buone intenzioni si risolvono in un calderone di paroloni inutilmente complessi e in situazioni tragicamente slegate.

Piacerà ai lettori spocchiosi, quelli che non leggono ciò che “gli altri” leggono; soddisferà quanti fanno finta di leggere solo quello che “gli altri” non leggono. Pachidermico, a tratti snervante. Bella la copertina.

LEOPOLDO MARECHAL, ADAN BUENOSAYRES, VALLECCHI 2010

Giudizio: 2.5 / 5


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Fabio Volo, Il tempo che vorrei, Mondadori 2009

La parabola della vita

Il tempo che vorrei” (Fabio Volo, Mondadori)

Liliana Guerra

È  così che prende forma l’espressione “si tocca il fondo per rialzarsi più forte di prima!”. Per spiegarla, basta leggere il libro “Il tempo che vorrei”, di Fabio Volo. Ovvero, la storia di un uomo che ha vissuto la propria vita uniformandosi al mondo, a ciò che è più conveniente. Anche se ben presto si rende conto di non avere nulla tra le sue mani, niente che potesse renderlo felice, che potesse aiutarlo a reagire nei confronti di un mondo a volte crudele.

Il senso della vita non lo capivo, però avevo capito che la stessa vita era l’unica occasione che avevo per scoprirlo.

Un percorso interiore, un cammino in salita verso la crescita dopo le delusioni della vita, preceduto dalla gioia detonante dell’amore. Ed è proprio da una delusione d’amore che il protagonista, Lorenzo, capisce che ha sprecato la vita, cercando di rincorrere ciò che mancava in lui e che però ricercava affannosamente nelle persone a lui vicine, lasciandole così fuggire da sè.

Il vuoto aumenta e una brutta sensazione lo percuote come  qualcosa che gli scivola tra le mani e che più cerca di afferrarla, più si distanzia. Si, perché “Il tempo che vorrei” è semplicemente la storia di un uomo. Di tutti gli uomini, se vogliamo. Un bel libro che tocca tematiche  che si susseguono in Fabio Volo: la famiglia, causa di disagi, la vita intesa come spreco, l’amore tormentato e l’amicizia che è essenzialmente apparenza, convenienza,delusione. Il tutto è trattato con un linguaggio alquanto brutale e a volte abbastanza scurrile che funge da specchio alle emozioni facili e superficiali a cui siamo soggetti e che non lasciano spazio al rispetto dell’altro.

Un libro che porta a riflettere perché vero. Un libro che dà coraggio, forza e  perché come spesso accade dalle esperienze lette, ascoltate, se ne traggono vantaggi. Il messaggio che si recepisce? Non sprecate la vostra vita rincorrendo amori, passioni, non crogiolatevi nel dolore di una vita che non offre nulla. Ma amate tutto a partire da ciò che fate, da come lo fate perché rispecchia voi stessi, la vostra anima.

FABIO VOLO, IL TEMPO CHE VORREI, MONDADORI 2009




.:::I libri più venduti, Libreria Equilibri, Manfredonia:::.

Umberto Eco, “Il cimitero di Praga”, Bompiani, 2010
Antonella Clerici, “Ricette di casa Clerici “, Rizzoli, 2010
John Le Carrè, “Nostro Traditore Tipo”, Mondadori, 2010

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.:::I libri consigliati da Equilibri:::.

IL ROMANZO: Andrea De Carlo, “Lui e lei”, Bompiani, 2010
Una storia d’amore nata da una fatalità. “Diviso” in due, cercando di rappresentare una certa simmetria letteraria, fa parlare a capitoli alterni i due protagonisti lasciandoci liberi di identificarci. Romanzo fatto di spostamenti interiori dove i sentimenti si rincorrono, si incontrano e si accavallano dimostrandoci come due persone distinte possono alla fine diventare un tutt’uno.

NARRATIVA PER RAGAZZI: Hoda Haddadi, “Bosco delle meraviglie e la scoperta dell’amicizia”, Terre di Mezzo, 2010

Vincitore del premio “New Horizon Award 2010”, ha tutte le sembianze di un erbario antico trovato in una fiaba, essendo un miscuglio di collage di tessuti, fiori e foglie secche a narrativa. Le protagoniste sono due bambine che si incontrano per caso nel bosco appena bagnato di pioggia. Insieme iniziano a esplorarlo scoprendo abitanti, alberi e profumi della natura che le circonda. Ogni scoperta è quel tassello in più che contribuisce alla nascita della loro amicizia.

LETTERATURA LOCALE: Vincenzo Di Corato, “La foto a segnalibro”, Andrea Pacilli Editore
Un centinaio di poesie inedite scritte da un uomo semplice e dalla spiccata sensibilità. Sono semplici riflessioni sul suo tempo e sulla sua vita tradotti in versi. I temi affrontati sono gli affetti, le vicende personali, i paesaggi urbani, la campagna, la natura, gli animali, i cambiamenti interiori lasciando da parte la nostalgia e i sentimentalismi.

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.:::I libri consigliati per la giornata mondiale per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza: spazio per i più piccoli:::.

Gianni Rodari, “Il libro degli errori”, Einaudi
Paola Mastrocola, “Più lontana della luna”, Guanda
Italo Calvino, “I nostri Antenati” (la trilogia)
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.:::I libri consigliati da Stato Quotidiano:::.

IL ROMANZO: Mauro Francesco Minervino, “Statale 18”, Fandango Libri, 2010
IL SAGGIO: AA.VV., “Il Giro d’Italia fra letteratura e giornalismo”, Fond.Corriere della Sera, 2010
IL CLASSICO: Carlo Emilio Gadda, “Quer pasticciaccio brutto de Via Merulana”, q.e.


(rubrica a cura di Piero Ferrante)

Macondo – la città dei libri ultima modifica: 2010-11-20T06:34:48+00:00 da Redazione



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Commenti


  • cristina

    Ma signor Ferrante, forse Lei non è istruito abbastanza da abbordare un autore come Marechal; forse l’ha sfogliato in modo leggero e superficialmente; forse era distratto o aveva fretta; forse ha letto una pagina si e una no. Il Lunfardo non è uno “slang composto da termini di più dialetti europei”. Evidentemente Lei non è in grado di fare una rassegna su un libro di questo livello. Si occupi di Federico Moccia e tanti altri, che ce ne sono a centinaia.

  • “Cultura è una parola da adoperare sempre con estrema cautela, dal momento che tra il pronunciarla e sciacquarsene con sussiego la bocca ce ne corre pochissimo” (Federico Moccia… ehm ooops Ernesto Galli della Loggia)

  • ps. per il resto, mi riservo di mostrarle la mia laurea in Lettere (110 e lode e tesi sperimentale) e, tra qualche mese, la seconda in Scienza della Formazione Primaria.

    psII. La cultura vince quando può giungere al popolo. se si limita a giungere a lei e qualche altro Signore da sepolcro imbiancato ha fallito la sua missione


  • cristina

    … e chi ha mai parlato di “cultura”? chi ha usato la parola “cultura”? Infatti io non parlavo di “cultura”. Lei confonde i concetti e si dimostra incapace di gestire certi argomenti. Le Sue lauree non l’hanno preparato per leggere Artisti e letteratura latinoamericana. Ma non è obbligatorio sapere di tutto: basta starsene zitto su quello che non si capisce.


  • Giacomo

    Sig. Ferrante, la sua laurea non dice assolutamente niente perchè di fatto ci sono migliaia di laureati molto ignoranti sfornati dalle decadenti università italiane. Infatti il suo commento smentisce lo stesso concetto di cultura “popolare” che lei cita, essendo tipicamente borghese e decadente. Da quanto lei scrive nella recensione si evidenzia non soltanto che non sa cosa sia il lunfardo ma il fatto che nemmeno abbia letto le note. I parecchi errori del suo commento dimostrano che il libro l’ha appena sfogliato. Per cominciare dal fatto che non ha nemmeno capito che il funerale iniziale è quello del proprio protagonista, seguendo dal “superficiale” approccio avuto con il resto dei personaggi del romanzo che non sono altro che i più rappresentativi intellettuali degli anni ’30 in America Latina. Non è da meravigliarsi che non abbia capito nemmeno le proprie parole dell’autore quando riferisce non aver voluto uscire della poetica aristotelica, così come non ha capito il percorso letterario di un’avvanguardia messa a confronto con lo stesso Ulisse di James Joyce e che rende omaggio a un classico della letteratura italiana. Un classico scritto durante più di venti anni e che ha ricevuto le più prestigiose critiche dai massimi esponenti della letteratura internazionale. Le “situazione slegate” delle quali lei parla sono lo spessore di ben tre libri in uno che fanno un percorso che va dalla soggettività fino alla comunità di una identità, quella latinoamericana, che molto chiaramente lei non conosce. Infine, un poeta che non dimenticava sè stesso come dice lei,( e farebbe bene, prima di scrivere su questo autore a conoscere la complessività dell’opera), ma che è stato sconosciuto dal pubblico italiano fino adesso e finalmente è disponibile in lingua italiana. Uno dei più grandi innovatori dell nuovo romanzo latinoamericano del ‘900 e uno dei più importanti intellettuali latinoamericani di tutti i tempi. Per il resto siccome ci sono tante cattedre universitarie che studiano questo autore e lei sembrerebbe frequentare l’ambiente le consiglio di sentire alcune lezioni e forse poi prendersi il tempo di rileggere un capolavoro simile.


  • Redazione

    Ha ragione: la laurea “non dice assolutamente niente perchè di fatto ci sono migliaia di laureati molto ignoranti sfornati dalle decadenti università italiane” ma non esageriamo. Sta diventando una questione personale. Rinnovo la fiducia al collaboratore nonostante gli (ipotetici) errori (umani, possibili da parte di chiunque). Grazie per le Vs acute osservazioni, Giuseppe dF


  • Piero

    NOn ci sono errori, solo opinioni. Per il resto non ho intenzioni di rendere conto delle scelte della rubrica.

  • Mi dispiace che L’Adan Buenosayres di Leopoldo Marechal, universalmente riconosciuto quale capolavoro della letteratura latino americana non sia stato apprezzato come avrebbe meritato dal vostro Piero Ferrante, peccato. Consiglio comunque una lettura più attenta, mi rebdo conto che le 700 e passa pagine sono un piccolo sacrificio che forse non tutti sono in grado di sostenere, consiglio anche qualche lettura in più, magari la biografia dell’autore, visto che è la prima volta che viene tradotto in italiano forse può nascere un briciolo di curiosità per sapere chi era e cosa ha scritto. Ma la cosa più importante è che bisogna fare attenzione a ciò che si scrive e si pubblica, visto che questo commento è stato moltiplicato su altri blog similari, forse sempre dallo stesso.
    Comunque consolatevi, siete gli unici che lo avete maltrattato!!!!!!

  • Cara Sebastiana,
    ti posso garantire che non è certo stata la mole del testo a spaventarmi. D’altronde, per la tipologia del testo e per la struttura letteraria, non si tratta neppure di un continuum. Il che, di per sè, lo rende già più leggibile.
    Il fatto che, da parte mia, ci siano state delle critiche, non giustifica nessuno ad attacchi personali, come accaduto negli scorsi giorni sul sito del giornale. La qualità delle mie letture è di alto livello.
    E già il fatto che l’abbia scelto lascia intendere, credo, che il livello mio, del mio blog e del giornale con cui collaboro, è elevato.

    Per concluedere, apprezzo, e l’ho anche scritto, il lavoro della vallecchi. Un lavoro immane di grande lungimiranza. Io mi sono limitato a dire che, questo testo, è estremamente settario e si lascia andare molto spesso a passaggi inutili.

    La libertà di critica di un testo, di un film, di uno spettacolo fa parte del gioco. Vacuo, pertanto, continuare ad insistere sul fatto che bisogna ampliare le mie letture (a 13 anni leggevo Seneca, tanto per capire il tipo e a 16 già avevo letto opere immani come “La storia del Partito Comunista” di Spriano – sono 6 e dico 6 volumi).

    D’altronde, i capolavori sono tali indipendentemente dal grado di ammirazione individuale. Più d’un intellettuale critica la Commedia dantesca, non per questo ne vien fuori che servano maggiori letture.

    Io svolgo semplicemente il mio lavoro, che porto avanti da anni. E, a differenza di Vincenzo Mollica, non tutto è bello e perfetto.
    Il che, ribadisco, non toglie il vostro lavoro splendido e faticosamente dispendioso.


  • Giacomo

    Ha ragione anche lei sig. Giuseppre. E comunque non è la mia intenzione farne una questione personale. Vedo comunque che il sig. Piero insiste: errori ci sono e parecchi: il lunfardo non è una opinione, è un dato di fatto. Esiste a Buenos Aires una Accademia Nazionale del Lunfardo, un dialetto molto particolare parlato solo a Buenos Aires con delle regole grammaticali ben precise e che include le terminologie del guaranì, del quechua e mapuche, che sono lingue originarie dell’America del Sud. I personaggi del romanzo non sono una opinione, sono un dato di fatto. Jorge Luis Borges, Raùl Scalabrini Ortiz, Jacobo Fijman, Xul Solar, sono i protagonisti, alcuni dei massimi esponenti della cultura latinoamericana degli anni 30, tra l’altro ben documentati dallo stesso autore nel saggio “Cuadernos de Navegaciòn” dell’anno 1966.

  • Giacomo niente lezioni, per piacere, Tutti sappiamo cosa sia il lunfardo. E’ inutile proseguire sulla strada del chi più sa, più è.

    Io apprezzo il suo sforzo democratico di partecipazione e sono contento perchè, per lo meno, si discute de letteratura.
    L’unic cosa è che, se vogliamo parlare, la prego, per cortesia, di smetterla con illazioni ed allusioni personali. anche e soprattutto perchè lei non mi conosce, non sa nulla di me, della mia formazione, della mia vita.
    Quindi, si esima di fare commenti personali su di me.
    Certo della sua educazione
    La ringrazio sin d’ora

    (p.s. so bene che quel che ha scritto non sono opinioni, ma dati di fatto. dati di fatto che, tra l’altro, io conosco bene. anche se non, probabilmente, al suo livello).

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