Cinema

TOHff 2013 – Goodbye Paranoia


Di:

Torino Horror Film Fest 2013 - locandina

Questa scheda è spoiler-free: nel rispetto del lettore vergine della visione del film verranno isolate, nell’arco della recensione, eventuali rivelazioni critiche di trama (spoiler) su note a piè pagina, oltre a essere suggerito, a fine articolo, un indice della presenza di punti sensibili nell’opera il cui svelamento accidentale possa incidere su una sua corretta fruizione

TREDICESIMA edizione per la celebre manifestazione torinese di genere, quest’anno dedicata al tema della paranoia e dell’ossessione da controllo. Conclusosi tra sabato 16 e domenica 17 con la premiazione, anche per il 2013 il TOHff, grazie alla caparbietà e solerzia di un manipolo di appassionati autofinanziati, centra l’obiettivo di dar spazio in una manciata di serate alla creatività di autori più o meno noti, lasciando aperte le danze anche a lavori artigianali a ridottissimo budget, altrimenti messi ai margini da gare più blasonate.
Si riducono il numero di serate dedicate rispetto alla precedente edizione, che passano a sole quattro effettive, concentrate nella programmazione ai limiti della resistenza dello spettatore.
7 i lungometraggi in concorso, 18 i cortometraggi, 21 le sceneggiature.

The Butterfly Room - locandina

MARTEDI 12 – Lo start del TOHff è lasciato al primo lungometraggio in gara, The Butterfly Room di Johnatan Zarantonello [trailer], italiano passato agli onori del cinema underground trash con Medley (1996), reclutato nel catalogo Troma. Nel suo ultimo titolo il regista vicentino mette da parte il genere improbabile del primo lavoro e si concentra su un thriller morboso con echi da giallo all’italiana, e per l’occasione tira dentro ex-icone del cinema del terrore come Barbara Steele (La maschera del demonio), Heather Langenkamp (Nightmare) e Ray Wise (Fuoco cammina con me). Risultato incerto nonostante i buoni propositi, The Butterfly Room conta delle valide interpretazioni, ma non alla stessa altezza è la sceneggiatura, che presenta soluzioni e dialoghi poco convincenti tra riavvolgimenti temporali (accompagnati da rewind del nastro) e battute banalotte. L’impressione generale è di un “medley” di sottogeneri horror che mal convivono fra loro, confondendosi e creando un senso di inopportunità di stili che a tratti danno l’impressione di essere piazzati nel gioco sbagliato. Resta lo sguardo inquietante di Barbara Steele, soprattutto coi capelli raccolti.



Pausa con quattro cortometraggi in concorso: Anger of the Dead di Francesco Picone [trailer], L’attesa di Adriano Cerroni, La Ballata di X e Y di Carlo Battelli, La cassa di Filippo Fraternali Vitaletti.

Anger of the Dead - locandina

Colpisce positivamente la presenza di ben due stop motion, L’attesa e La cassa, purtroppo inefficaci e a tratti stordenti, in particolare il primo per musica e montaggio convulso e abusato di zoom. La cassa porta a casa almeno accenni di malsana atmosfera sulla linea del The Evil Dead di Raimi.
Anger of the Dead ripropone il tema zombie e lo fa in modo spettacolare, all’americana, con un’ottima regia e un buon montaggio, il quale, però, non si affranca dalle dinamiche tarantolate fin troppo in voga. Cede un po’ per interpretazione e per soggetto nella parte finale, poco interessante.
La Ballata di X e Y vince sotto molti fronti, soprattutto sulle performance dei protagonisti, cavalcando la linea dello humor nero. Il punto debole è nell’essere quasi esclusivamente una simpaticissima commedia con un surreale innesto gore forzato nell’ultima parte.
Fuori concorso, proiezione delle prime due puntate della serie web Gli Abiti del Male di Andrea Sgaravatti, Guido Geminiani e Mattia Lunardi, prodotta dalla Brandon Box e MYmovies, distribuita da Yahoo!. Ambientata quasi prevalentemente in un cimitero, narra le vicende di sei personaggi al confine fra vita terrena e non, in una miscela di mistero e commedia.

Si chiude la nottata con il documentario Rewind This di Josh Johnson [trailer], omaggio alle VHS, ai collezionisti nerd e al cinema di cassetta. Fuori tema rispetto alla manifestazione, resta una docu-fiction per nostalgici ma senza una grinta speciale. Pur analizzato al di fuori del contesto horror, appare troppo martellante e ripetitivo, mancando di sfruttare la cronistoria come asse portante della sceneggiatura.
Un film per nerd fatto, probabilmente, da un nerd fuori controllo.

MERCOLEDI 13 – Avvio in profumo d’autore con Errors of the Human Body di Eron Sheean [trailer], lungometraggio su esperimenti medici volti alla rigenerazione dei tessuti cellulari. Di vaga ispirazione cronenberghiana (Rabid), il film di Sheean punta tutto su atmosfera e malsanità, con una progressione lenta degli eventi, molto insistiti su dettagli e immagini. Apprezzata l’audacia e il rischio, restano, però, i risultati, spesso noiosi, affetti dai tipici errori che sceneggiature del genere possono comportare. Autoriale nelle intenzioni, avrebbe richiesto una scrittura più accurata.

Errors of the Human Body - poster

Intervallo con tre cortometraggi: Dal profondo di Luca Caserta [trailer], E.N.D. di Allegra Bernardoni, Luca Alessandro e Federico Greco e L’Ospite di Luca Nappa.
Luca Caserta, già presente in concorso l’edizione precedente con Dentro lo specchio, presenta il suo cortometraggio in sala dichiarando le influenze da Lovecraft e Poe e l’ispirazione a Gli invasati di Wise. Imperniato principalmente sulle atmosfere da dimora posseduta e nonostante gli encomiabili propositi, il corto centra solo labilmente i suoi obiettivi e lo fa nei passaggi più irrazionali.
Segue E.N.D., simpatico cortometraggio con al centro un’agenzia di pompe funebri, in cui l’aspetto più curato resta il lavoro di scrittura, meno il soggetto, poco accattivante.
A chiusura è L’Ospite, di cui purtroppo nulla si può dire a causa di un problema tecnico che l’ha interrotto prematuramente.
Attese puntate 3 e 4 de Gli Abiti del Male non pervenute.

Ultimo round notturno con Psychomentary di Luna Gualano, storia di sequestri e ricatti operati da un uomo che, per i suoi video, indossa una maschera veneziana. Narrato con (ab)uso di telecamere diegetiche e soggettive traballanti, la pellicola di Gualano mostra, tuttavia, una malsanità che va al di là del narrato grazie alla serie di lugubri riprese dei luoghi del rapitore, all’insistenza della voce artefatta, alle immagini prive o quasi di colore. L’effetto finale è la suggerita separazione dei due mondi, quello della nostra quotidianità e l’altro, quello dell’antagonista, una sorta di infernale regno dell’altrove. Il soggetto, furbo, punta su esche facili che permettono di seguire con curiosità la pellicola nonostante diverse soluzioni ingenue o momenti piatti – il tormentone del “se… lei muore”, citazione di Carpenter a parte, poteva essere decisamente ridimensionato.

Oltre il guado - poster

GIOVEDI 14 – Grande attesa per Oltre il guado di Lorenzo Bianchini [trailer], uno dei titoli di punta della rassegna. Bianchini, in sala, raccontava di aver optato per una storia che narrasse solitudine prima che orrore. Chi non avesse ancora visionato la pellicola, spazzi via le paure: no, non è solo un film drammatico e gli spaventi non mancano. Bianchini conferma il suo talento e sforna un prodotto inquietante ambientato nei boschi, prevalentemente di notte, con un unico e solitario protagonista, etologo in attività di catalogazione. Non è un’opera perfetta, soffrendo di alcuni problemi di scrittura nella ricerca di atmosfera per immagini (sfida da lui dichiarata); pur tuttavia, inoculata la base minima di disagio da solitudine del protagonista, l’evento dinamico che sposta l’attenzione sul versante soprannaturale segna l’inizio di una costante tensione che tiene moderatamente svegli e incuriositi. Bianchini sceglie, per il dipanarsi dell’elemento terrificante, di basarsi solo in minima parte sul consolidato schema del mostrar poco e poco per volta: una volta mollate le briglie delle apparizioni, il regista non lascia dubbi allo spettatore sulla ragione dei fenomeni misteriosi, mai in primo piano ma comunque chiara ed evidente. Almeno un paio di sequenze paurose meritano l’applauso. Sicuramente uno dei migliori lungometraggi in gara, cui va la preferenza di chi vi scrive.

Circuito Chiuso - poster

Pausa, come da prassi, per una manciata di corti.
Happy Easter di Simone Chiesa e Roberto Albanesi [video] convince poco, soprattutto nella prima lunga parte in cui incede in efferatezze mal scritte e molto ostentate. Proiezione in sala scattosa e disturbata.
Il gioco di Zedder di Giacomo Vitali è un divertissement divertito e divertente con chiare ispirazioni raimiane (The Evil Dead) nella seconda parte e un buon trucco semplice ma spaventoso per la donna. Non lascia il segno ma affezionati sì.
Le Notti del Maligno di Federico Sfascia [video] continua l’omaggio a Raimi (la mano ribelle) e anche la voglia di dissacrare l’horror con dosati pizzichi di commedia. Simpatico.
Mother di Chiara Natalini [teaser] chiude la sezione quotidiana dei corti con un prodotto nient’affatto ingenuo e dotato di squarci inquietanti (la falcata a quattro zampe della creatura). Si augura alla brava autrice di puntare ancor di più sulla riscontrata potenza delle immagini e non lasciarsi tentare dalla necessità del gore.

Le puntate 5 e 6 de Gli Abiti del Male fanno da pre-dessert all’ultimo lungometraggio, Circuito Chiuso di Giorgio Amato [trailer]. Ancora una volta il richiamo delle telecamere diegetiche è irresistibile e in questa pellicola la fanno da padrone per l’intera durata. Anticipata la narrazione da didascalie che suggeriscono il finale, è la storia di un assassino pervertito e della sua quotidianità, in stile false found footage. Nulla di originale sotto il sole, né per stile né per soggetto, ma è innegabile un comunicato senso di disagio frutto della descrizione realistica di quanto si immagina accada e sia accaduto tante volte in silenzio tra le mura domestiche, lontano dagli occhi della quotidiana normalità. Personaggi in parte, il viscido protagonista su tutti.

VENERDI 15 – Saltato a piè pari il Tulpa di Zampaglione, si entra in sala per l’ultima tranche di cortometraggi.
Si parte con Liscivia di Francesco Niccolai, ambientato nelle borgate romane. Molto ben interpretato e con qualche momento di buon fascino visivo, non strappa l’applauso per soggetto.
Segue Miracolo Veneto di Raffaele Pastrello e Luca Tassone [video], altro buon lavoro d’interpretazione, che, nonostante il finale un po’ moralista, riesce ad agganciare un’inquietudine regionale che gli fa onore. Regia meno ingenua delle apparenze.
Esc di Giuseppe Curti continua la cavalcata moralistica di Miracolo Veneto, ma cambia tema passando al femminicidio. A differenza dell’altro, non lascia tracce memorabili e l’oggetto di denuncia irrita, apparendo pretestuoso.
Recording di Stefano Rossi [trailer] è una breve revenge-story e sollazza il palato dell’horrorofilo più assetato di sangue. Incede troppo, tuttavia, su atrocità ed efferatezze, svelando un compiacimento che è limite stesso dell’opera, la quale sembra, a tirare le somme, un’ostentazione di effettistica più che di sapiente narrazione.
Sleep Depraved di Gabriele Toresani [trailer] narra di insonnia e ossessione, perfettamente centrato sul tema del Festival, e ha il merito di dipingere una realtà disturbata tra veglia e sonno sulla linea de El Maquinista. Obiettivi non perfettamente agganciati in questa difficile sfida e un finale forse troppo troncato.
Sticky Fingers di Graham Gunner [video] è un simpaticissimo gioco, un delirio irreale scatenato da un furto in un supermercato. Ai limiti del fumettistico, è una passeggiata carina che si approva come una fresca bevanda estiva.
Una serata tra amici di Daniele Trani è un bel duetto di attori sul tema della necrofilia, priva di concessioni a truculenze o morbosità, tutto incentrato su dialoghi mai banali, interpretazioni ottime e una sceneggiatura molto equilibrata. Senza alcun dubbio la pellicola che ha più cinema a tutto tondo dell’intera selezione di corti – e a cui va la preferenza di chi vi scrive – il cui unico demerito è nel suo essere poco orrorifica in senso stretto.

Wrath of the Crows - poster

Episodi 7 e 8 de Gli Abiti del Male e si finisce in bellezza con Ivan Zuccon e il suo Wrath of the Crows, attesissimo dopo cinque anni di latitanza da Colour from The Dark. Il regista, in sala, dichiarava di aver cambiato parzialmente rotta, abbandonato certo rigore filmico senza, tuttavia, rinnegare se stesso e le sue ossessioni, con un film tratto da un proprio soggetto di dodici pagine chiuso nel cassetto e abbandonato ai tempi del precedente lavoro.
Dopo pochi minuti di visione i risultati sono limpidi. Zuccon migliora di pellicola in pellicola con una precisione esecutiva sempre meno altalenante, sceneggiature più solide, scelte visive meno fuori controllo, montaggio e direzione da artigiano consolidato. Lascia alle spalle il terreno lovecraftiano, ma continua a navigare nei suoi oltremondi con una marcia meno surreale – di cui si avverte la mancanza ma solo per affezione personale. Resta ancora un taglio mediamente televisivo nei suoi lavori, sia per alcune interpretazioni sia per grana d’immagine, ma è caso raro di un limite che diventa cifra stilistica, evocando produzioni televisive del mistero di un’epoca andata le cui cromaticità sono ancora nei ricordi di tanti. Scelta o casualità? Poco importa all’atto del godimento.
Zuccon si conferma una volta di più in cima alla piramide dei guerrieri di genere underground.

La nottata si conclude con il fuori concorso La Loggia di Armando Armand. Vinti dalla stanchezza di quattro nottate densissime e senza scampo, si salta con dispiacere la visione di questo titolo, di cui, tuttavia, si viene a sapere il giorno della premiazione esser stata interrotta la proiezione per problemi tecnici.

fonte: www.vimac76.it

SABATO 16 – Poco dopo mezzanotte è il turno delle premiazioni, eseguite accanto ad un totem di (finto) legno pieno di mannaie infilzate.
Vittoria quasi a mani basse di Lorenzo Bianchini per la sezione lungometraggi con il suo Oltre il guado, forte di un soggetto inquietante e soluzioni spaventose a tratti decisamente efficaci. Per fattura complessiva probabilmente inferiore al lavoro di Zuccon, unico a tenergli testa, ma la scelta dei giurati è caduta – e comprensibilmente – sull’horror tout court, la voglia e il piacere del terrore.
Ma i premi non finiscono qui:
Menzione speciale a Errors of the Human Body di Eron Sheean, per le sue ascendenze cronenberghiane
Premio Anna Mondelli a Psychomentary di Luna Gualano, con una strizzata d’occhio alla mano femminile dietro la macchina da presa
– sempre Psychomentary conquista il Premio Bloody Simple per gli effetti speciali, nonostante la scarsa carne al fuoco
Premio Antonio Margheriti a Wrath of the Crows di Ivan Zuccon, in nome di un’artigianalità che conquista vette sempre più importanti

Palma nella sezione corti a Anger of the dead di Francesco Picone e Menzione speciale a Miracolo Veneto di Raffaele Pastrello e Luca Tassone. Per il primo le ragioni cadono sulla spettacolarità all’americana di messinscena e azione, per il secondo sull’orrore sociale. Scelte tutto sommato condivisibili quelle che mettono sotto i riflettori questi due intriganti lavori, ma per Miracolo Veneto forse i meriti vanno visti altrove, lasciando da parte i moralismi, che, invece, spesso diventano i limiti e i difetti di questi giocattolini di genere.

Scettro alla miglior sceneggiatura per Arrondissement 666 di Alessandro Regaldo “per la scrittura molto curata e coinvolgente e la capacità di innestare archetipi del fantastico classico su temi di crudele attualità” e Menzione speciale a Virus di Antonio Zannone “per il divertito spirito citazionista e l’abilità nel fondere due generi come la crime story e l’horror”.

Dettagli sul sito ufficiale della rassegna: http://www.tohorrorfilmfest.it/

GOODBYE PARANOIA – …e goodbye TOHff 2013!
Finisce anche quest’anno questa deliziosa rassegna tra intimi fan del terrore, con rinnovato affetto e sinceri complimenti alla tenacia di chi combatte senza fondi per non lasciar morire cultura e passioni. Chapeau.
A margine dei sentimenti, non si vuole, tuttavia, neanche perdere obiettività quando c’è da valutare errori e mancanze. Superati gli odiosi problemi di proiezione dell’anno precedente (continue scattosità), resta ancora un po’ di amaro in bocca per delle scelte e cadute forse evitabili.
La concentrazione del festival in soli quattro giorni, per giunta infrasettimanali, risulta in un’ardua impresa anche per lo spettatore appassionato, senza contare l’esito infausto sull’audience e sul già piccolo botteghino: diventa difficile sperare in qualche incasso in più – bramato e giusto – se si chiede all’utente occasionale di lasciare la sala dopo l’una di notte, a poche ore da una giornata lavorativa, per gustarsi l’ultimo lungometraggio in gara; senza considerare, resistenza a parte, gli effetti della stanchezza sulla fruizione dei lavori di autori che meriterebbero occhi più svegli.
E non va facilmente giù anche l’interruzione per motivi tecnici de L’ospite di Luca Nappa, de La Loggia di Armando Armand, l’assenza immotivata degli episodi 3 e 4 della serie web Gli Abiti del Male e la rumorosità del proiettato di Happy Easter di Simone Chiesa e Roberto Albanesi: è stata data loro una seconda chance? Se sì (come ci si augura) nessuna comunicazione di giorno e ora è stata fornita nelle fasce in cui si era presenti in sala, dalle 20:30 in avanti.

FINE DEI GIOCHI – Ci si vede l’anno prossimo, con rinnovata curiosità e sostegno, e nel frattempo si porta a casa del metallo prezioso in tasca: la sicurezza che in Italia qualcuno ancora ci prova.
Ci prova chi fa cinema di genere.
Ci prova chi lo promuove contro le mode della nostra discutibile distribuzione.


TOHff 2013 – Goodbye Paranoia ultima modifica: 2013-11-20T01:03:16+00:00 da Redazione



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Commenti


  • graziella

    Con questa pioggia stasera non si può uscire e perciò mi rivedo con piacere Hatchet su Cielo. La pioggia crea l’atmosfera perfetta per un bel film horror tra amici non trovate?

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