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DE SALVATORE Bari, Olivieri e i retroscena sul Comune: «Emiliano mi candidò nel 2014 per spaccare la destra»

Le sue dichiarazioni, rilasciate nel corso di un interrogatorio di cinque ore davanti al giudice Giuseppe De Salvatore, stanno scuotendo l’ambiente politico barese

AUTORE:
Redazione
PUBBLICATO IL:
15 Febbraio 2025
Bari // Cronaca //

BARI – «C’era un progetto politico più ampio», ha dichiarato Giacomo Olivieri durante il suo interrogatorio nell’ambito del processo Codice Interno, dove è imputato con l’accusa di aver chiesto voti alla criminalità organizzata per l’elezione della moglie, Maria Carmen Lorusso. Olivieri, ex consigliere regionale e figura di spicco della politica barese, ha raccontato di essere stato candidato nel 2014 alle primarie del centrosinistra su input di Michele Emiliano, con un obiettivo preciso: creare liste forti per condizionare il voto e mettere in difficoltà il centrodestra.

Le sue dichiarazioni, rilasciate nel corso di un interrogatorio di cinque ore davanti al giudice Giuseppe De Salvatore, stanno scuotendo l’ambiente politico barese. L’ex avvocato, detenuto a Lanciano in regime di alta sicurezza dal febbraio 2024, ha spiegato il suo ruolo nelle elezioni amministrative del 2019: «Il mio compito non era far eleggere mia moglie, ma individuare e sostenere 36 candidati consiglieri comunali e altri 75 per i cinque Municipi di Bari». L’obiettivo, ha aggiunto, era creare una rete di eletti da riportare nel centrosinistra.

Olivieri ha anche fatto riferimento al sostegno dato a Pasquale Di Rella, ex esponente del Pd passato al centrodestra, che nelle primarie del centrodestra avrebbe dovuto sconfiggere Fabio Romito della Lega, all’epoca considerato un serio candidato a sindaco con il supporto di Salvini, che nel 2019 era al 30% dei consensi. «Già facendo in modo che Di Rella fosse il candidato del centrodestra, il mio compito era stato parzialmente raggiunto, e Michele Emiliano ne era contento», ha dichiarato.

Le contestazioni della Dda
La Direzione Distrettuale Antimafia di Bari, però, accusa Olivieri di essersi rivolto a esponenti vicini alla criminalità organizzata per ottenere voti. Secondo la Procura, avrebbe chiesto il supporto di Tommaso Lovreglio e Michele De Tullio, entrambi dipendenti Amtab, formalmente incensurati, ma legati alla famiglia del boss Savino Parisi. Olivieri ha negato di essere a conoscenza di questi legami, sostenendo che il coinvolgimento dei dipendenti delle municipalizzate fosse una prassi comune: «Era normale che alle elezioni comunali partecipassero dipendenti delle partecipate, così come esponenti della sanità, perché potevano raccogliere consensi».

I pm Marco D’Agostino e Fabio Buquicchio, però, hanno prodotto intercettazioni che contraddicono questa versione. In una di queste, Olivieri spiega alla moglie che con lo stipendio da consigliere comunale avrebbe avuto una stabilità economica per cinque anni. Ma lui ha insistito: «Non mi importava che fosse eletta. È stato Di Rella a insistere per candidarla. Lei era in maternità e io non ero favorevole alla sua candidatura».

L’ex consigliere ha poi chiarito il sistema con cui venivano costruite le liste elettorali: «Non si può pensare di raggiungere il quorum se un candidato prende voti solo in centro o in un quartiere specifico. Per ottenere un’elezione, servono almeno 5-10mila voti complessivi. Per questo era necessario avere una rete di candidati distribuiti su tutto il territorio».

Il rapporto con Emiliano e vent’anni di politica barese
Durante l’interrogatorio, Olivieri ha più volte sottolineato la sua vicinanza a Michele Emiliano, tracciando una ricostruzione di vent’anni di politica barese. Ha ricordato di essere stato eletto nel 2005 con Forza Italia, per poi abbandonare il partito nel 2010 per candidarsi con l’Italia dei Valori su suggerimento dello stesso Emiliano.

«Nel 2014 Emiliano era sindaco e mi chiamò nel suo ufficio, alla presenza di Alfonso Pisicchio e dell’allora capo di gabinetto Vito Leccese. Mi disse: “Decaro non si vuole candidare perché è in Parlamento, candidati tu e facciamo le primarie”». Olivieri accettò la sfida, ma perse contro Antonio Decaro, e in seguito si sentì tradito dallo stesso Emiliano.

Anche nelle elezioni comunali del 2019, secondo la sua versione, il suo ruolo era strategico: creare una rete di candidati per spostare equilibri nel centrodestra e riportare consiglieri nel centrosinistra. E persino nelle primarie del 2024, che ha seguito dal carcere, era ancora coinvolto nei giochi di potere: «Mi chiamava mezza Bari. C’era Leccese, l’attuale sindaco, che doveva affrontare l’avvocato Laforgia. Ma questa volta avevo deciso di non schierarmi».

Queste dichiarazioni, però, potrebbero non bastare a scagionarlo dalle accuse. Le intercettazioni e le testimonianze raccolte dalla Procura raccontano una realtà più complessa, in cui i confini tra strategia politica e condizionamento del voto da parte della criminalità risultano sempre più sfumati.

fonte la gazzetta del mezzogiorno.it

 

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